Affari internazionali: come il nuovo modello di città stato globale potrebbe influenzare il commercio mondiale.

A differenza delle città-stato sovrane dell’antichità (dei Sumeri, dell’Antica Grecia, delle Repubbliche Marinare o dell’Italia rinascimentale), le città-stato di oggi sono vere e proprie global cities iper-connesse che rappresentano un nodo primario nella rete economica globale.

In base a specifici parametri (economici, politici, sicurezza, tecnologia, sostenibilità, ecc.) queste global cities vengono riconosciute e classificate annualmente dall’istituto del GaWC (acronimo di Globalization and World Cities) che suddivide le città mondiali in diverse categorie denominate Alpha ++ (a cui appartengono le sole Londra e New York), Alpha + (tra cui Parigi , Singapore e Tokyo), Alpha (dove rientra la nostra più importante global city Milano), Alpha- (in cui è collocata Roma) ed a seguire Beta+, Beta, Beta-, Gamma+, Gamma (in cui è presente Torino), Gamma-, High Sufficient e Sufficiency.

I numeri economici di queste città sono macroscopici: il 70% del Pil globale è già oggi prodotto dalle global cities (si pensi che l’economia della sola Londra sarebbe comparabile a quella dell’Olanda, e Parigi sarebbe più ricca dell’intero Sud Africa).

Si può dunque ben parlare di “ritorno delle Città-Stato” che sembrano rappresentare entità più efficienti degli Stati Nazione (l’esempio principe è quello di Singapore) in grado di interpretare meglio i processi complessi dell’economia globalizzata, con un sistema di valori più utile di quelli nazionali alla definizione di un nuovo paradigma di sviluppo sostenibile: aperto (le città non hanno confini “esclusivi” come gli stati), orizzontale, collaborativo, pragmatico, iterativo.

Recentemente, alcune città globali, a cominciare da New York (ma anche Buenos Aires, Los Angeles, Medellin, Pittsburgh, Rio de Janeiro, Milano e altre) si sono lanciate in un esercizio particolare: la “Voluntary Local Review” per partecipare direttamente alla promozione (in surroga agli Stati ma senza entrare in conflitto) dell’Agenda 2030 dell’ONU nella quale sono indicati i 17 obiettivi da raggiungere per uno Sviluppo equo e sostenibile.

Appare fuori dubbio che oggi queste nuove città-stato rappresentano una elite culturale e finanziaria costituente il perno economico degli stessi Stati Nazione ai quali viene richiesta, non senza conflitti, una sempre maggiore autonomia politica (ed economica).

Tuttavia, proprio in linea con quanto prescritto dall’Agenda 2030 dell’ONU, occorre che le stesse global cities insieme agli altri attori politici nazionali ed internazionali si impegnino per uno sviluppo sostenibile globale che tuteli anche le aree agricole, periferiche e montane in grado di sostenere socialmente le popolazioni che vi risiedono ; non sarebbe infatti auspicabile un mondo che ignori la grandissima parte del territorio circostante, in favore di un conglomerato sempre più spaventoso di megacities sulle fasce costiere. 

Dal punto di vista del commercio internazionale, non è invece escluso che in futuro potranno essere stipulati accordi commerciali bilaterali o multilaterali tra le varie global cities aventi ad oggetto profili economici, giuridici (ad esempio in ambito di riconoscimento delle sentenze emesse da un tribunale di una città-stato), doganali e fiscali, in aggiunta alle Convenzioni o ai Trattati Internazionali stipulati tra Stati Nazione o tra Stati Nazione e Organizzazioni sovranazionali.

Considerato che queste nuove entità politiche sono caratterizzate da una struttura più snella ed efficiente, cui consegue una maggior capacità e rapidità decisionale rispetto a quella degli Stati Nazione, tali accordi potrebbero agevolare lo sviluppo del commercio internazionale e del nostro export Made in Italy, in particolar modo verso città-stato non appartenenti al mondo occidentale (si pensi ad esempio ad un possibile accordo specifico Milano- Dubai o Milano- Kuala Lumpur) dove le intese tra Stati Nazione si rivelano spesso particolarmente difficili e complesse da trovare.

Avv. Marcello Mantelli
Avv. Massimiliano Gardellin

#smartcities #globalcities #industria40 #commerciointernazionale #contrattiinternazionali

Condividi su:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Marcello

Buonasera, grazie per la sua richiesta. Per richiedere una consulenza deve inviare un'email con il suo quesito, allegando il contratto e ogni altro documento rilevante (ad esempio scambio di email) a [email protected] forniremo un preventivo una volta ottenuto il suo consenso al trattamento dei dati personali al fine dell'evasione della richiesta. cordiali saluti La segreteria

VAI AL COMMENTO
Matteo

Salve, Ho depositato una SECONDA versione di un mio brano, insieme ad un'altra persona, che (nel deposito stesso, da parte mia su Soundreef, da parte sua su Siae) figura come arrangiatore. Io, sempre come autore e compositore. Nei rispettivi depositi le percentuali su DEM e DRM sono così suddivise: 60% io 40% lui. La persona che doveva figurare come arrangiatore, mi ha girato il "contratto di distribuzione" della MgM (in cui invece, inaspettatamente, figura come etichetta discografica). Fino a dove arrivo a capire in ambito legale, leggendo il contratto ci sono diverse cose che, a mio avviso, non tornano. Volevo sapere come fare per richiedere una consulenza da parte vostra. Grazie in anticipo. Matteo.

VAI AL COMMENTO
Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

VAI AL COMMENTO
gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

VAI AL COMMENTO
Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

VAI AL COMMENTO

Seguici su