Agribusiness e concorrenza sleale: è polemica sulle richieste di certificazioni “coronavirus free” per i prodotti Made in Italy.

L’emergenza coronavirus ha ormai conseguenze su diversi settori, compreso quello agro-alimentare. Risale infatti a fine febbraio la denuncia di Assolombarda e Confagricoltura relativa al blocco di un lotto di Grana Padano alla frontiera greca per timori di contaminazioni da coronavirus.

Sebbene il sito dell’Unione europea avesse riportato in modo inequivocabile: “There has been no report of transmission of COVID-19 via food” (in altre parole, non vi è alcuna evidenza di trasmissione di COVID-19 tramite alimenti), è risultato che il ban sul Grana Padano sia stato determinato da un solo importatore greco che ha richiesto una sorta di “bollino virus-free” che certificasse l’assoluta sicurezza del prodotto italiano.

Pur trattandosi di un caso isolato non disposto – lo si sottolinea – dalle pubbliche autorità greche, ma di una richiesta di un singolo importatore – è necessario considerare due aspetti rilevanti che determinerebbero un concreto rischio di concorrenza sleale in Europa.

In primo luogo, gli eventi considerati, anche secondo quanto sottolineato dal Ministro delle politiche agricole Bellanova, favorirebbero un’alta possibilità di manovre speculative da parte di altri Paesi che hanno già bloccato molti prodotti Made in Italy e nel contempo hanno favorito speculazioni sui prezzi dei generi alimentari e delle materie prime.

In secondo luogo, la tracciabilità alimentare – uno dei nostri maggiori punti di forza nel settore – verrebbe messa a rischio dalle politiche di Paesi che mirano, secondo il presidente di Confagricoltura Giansanti, a svantaggiare un settore fondamentale per l’economia italiana.

Va ricordato che nell’ordinamento italiano, ai sensi dell’art. 2598 codice civile, compie atti di concorrenza sleale chiunque “diffonde notizie e apprezzamenti sui prodotti e sull’attività di un concorrente, idonei a determinarne il discredito […]” (comma 2), o ancora “si vale direttamente o indirettamente di ogni altro mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale e idoneo a danneggiare l’altrui azienda” (comma 3).

Nel caso specifico del Grana Padano, la pratica sleale sarebbe causata dalla circostanza per cui, secondo il Ministro Bellanova, “non sono legittime e tollerabili le richieste di certificazione aggiuntive per i prodotti italiani, poiché non sussistono rischi di trasmissione del virus attraverso alimenti e imballaggi”.

Non da ultimo giova ricordare quanto sottolineato dall’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) che al riguardo sottolinea come le condizioni biologiche di stagionatura del Grana Padano inattivano ogni tipo di virus – quindi anche il coronavirus – il quale ad ogni modo si trasmette da individuo a individuo e non con contatti di altro tipo.

Marcello Mantelli
Avvocato in Milano e Torino


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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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gabriele

Quindi, se io non accetto una dilazione dell'indennita' dovuta ed accettata , la legge inglese prevede che la mandante mi debba liquidare in un'unica soluzione?

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Marcello

Buongiorno, in linea di principio il pagamento dell'indennità, se legalmente dovuta, dovrebbe essere effettuato in un' unica soluzione ma le parti possono concordare diversamente. cordiali saluti Marcello Mantelli

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