Antitrust Polonia: sanzioni a Yamaha per aver violato il divieto di vendere on-line a prezzi fissi

Secondo diverse indagini sull’e-commerce lo sviluppo del commercio online ha incrementato la trasparenza dei mercati.

I consumatori, in altre parole, hanno la facoltà di ottenere e confrontare on-line le informazioni sui prodotti e sui prezzi in modo molto più semplice, trasparente e veloce rispetto al passato.

Tuttavia, tale trasparenza può implicare anche reazioni negative “di difesa” da parte dei fornitori nella forma di azioni commerciali anti-concorrenziali come nel caso delle imprese che utilizzano softwares specifici per adeguare in automatico i propri prezzi a quelli dei maggiori competitors online o ancora nel caso delle imprese che impongono ai propri distributori prezzi fissi ai quali effettuare le vendite online (o off-line).

Nel caso in esame, l’Ufficio polacco a tutela della concorrenza e dei consumatori ha analizzato le strategie di vendita della Yamaha, nota azienda produttrice di strumenti ed accessori musicali.

Il risultato dell’analisi è che, a partire dal 2004, la Yamaha ha fissato una serie di prezzi minimi al di sotto dei quali i distributori della nota marca non avrebbero potuto rivendere i relativi prodotti sulle piattaforme online.

Secondo il Presidente dell’Ufficio polacco, tali imposizioni sul prezzo di rivendita hanno comportato gravi violazioni antitrust, inducendo i consumatori, per oltre 13 anni, a pagare ad un prezzo maggiorato gli strumenti musicali acquistati su internet.

Dall’indagine risulta infatti che la Yamaha non soltanto fissava i prezzi minimi di vendita, ma in più monitorava costantemente l’attività dei propri distributori, i quali, una volta scoperti a vendere online ad un prezzo inferiore rispetto a quello stabilito da Yamaha, perdevano i privilegi e le condizioni di vendita preferenziali precedentemente loro concesse dalla Yamaha.

Di conseguenza, la sanzione finale per la condotta di Yamaha è stata quantificata in più di mezzo milione di zloty polacchi (circa 115mila euro).

La normativa oggetto di violazione da parte dell’azienda sanzionata è quella contenuta nel Regolamento UE 330/2010 in tema di Resale Price Maintenance che prevede che l’imposizione di prezzi di rivendita da parte del fornitore, ossia di restrizioni volte a stabilire, direttamente o indirettamente, un prezzo fisso o minimo o un livello di prezzo fisso o minimo che deve essere rispettato dall’acquirente, è da considerare una restrizione fondamentale (c.d. hard-core) e quindi vietata di per sé.

Inoltre, il fatto che in un accordo vengano imposti prezzi di rivendita porta a presumere che l’accordo limiti la concorrenza rientrando pertanto nel campo di applicazione dell’articolo 101, paragrafo 1, TFUE (Trattato sul Funzionamento dell’UE) il quale….vieta qualsiasi accordo tra imprese, decisioni di associazioni di imprese e pratiche concordate che incidono sul commercio tra paesi dell’UE che potrebbero impedire, limitare o falsare la concorrenza….

Nell’ambito della distribuzione internazionale tra imprese con sede nell’UE sono invece consentite le clausole che impongono al distributore di rivendere ad un prezzo massimo o che consigliano (senza quindi obbligo in tal senso in capo al distributore) un prezzo sul quale il distributore è libero di concedere sconti.

Gli accordi e le intese relative all’imposizione di prezzi fissi tra fornitori e distributori (intese “intra-brand”), sono quindi in concreto limitazioni della concorrenza, vietate dalle norme sopra indicate (con qualche limitata eccezione di durata temporanea) , volte ad impedire ai distributori di decidere liberamente i prezzi di commercializzazione dei prodotti.

Da ricordare quindi, ai fini pratici, la necessità di prevedere nel contratto di distribuzione (e in altri eventuali accordi a latere) la libertà del distributore di fissare i propri prezzi di rivendita e la completa assenza di vincoli in tal senso.

Diversamente da quanto ora detto, negli accordi e intese tra le parti del circuito distributivo, è invece ammessa dal Regolamento 330/2010 la previsione di prezzi massimi di rivendita e di prezzi “consigliati” o “suggeriti”.

Marcello Mantelli
Avvocato in Milano e Torino

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