Arbitrato India: decisione della Corte Suprema

Decisione sulla libertà contrattuale nella scelta della sede di arbitrato indiana

Luca Davini
Avvocato in Milano e Torino

Con sentenza 20 aprile 2021, la Corte Suprema indiana ha confermato che due parti indiane, che abbiano scelto l’arbitrato quale metodo di risoluzione delle controversie, possono scegliere liberamente una sede arbitrale al di fuori dell’India, nel rispetto della totale autonomia di cui beneficiano le parti.

La causa vedeva coinvolte due società indiane, le quali avevano inserito in un contratto di fornitura concluso tra le medesime una clausola che prevedeva quale metodo di risoluzione delle controversie un arbitrato amministrato secondo il regolamento della Camera di commercio internazionale (ICC), prevedendo Zurigo quale sede arbitrale.

Tuttavia, all’insorgere della controversia, una delle parti ha contestato la possibilità di fissare a Zurigo la sede dell’arbitrato, adducendo che due parti indiane non avrebbero potuto validamente scegliere una sede straniera quale sede arbitrale.

Giunta la questione innanzi alla Corte Suprema indiana, la società ricorrente ha sostenuto che se due parti indiane fossero autorizzate a scegliere una sede dell’arbitrato al di fuori dell’India, tale scelta violerebbe i termini dell’Indian Arbitration Act, il quale stabilisce che quando due parti indiane instaurano un procedimento arbitrale in India, sono tenute a seguire la legge indiana.

Inoltre, secondo la società ricorrente, una simile scelta comporterebbe un danno evidente nei confronti dei terzi.

La Corte Suprema è quindi intervenuta in materia affermando la validità della disposizione della legge indiana, il ché in ogni caso non impedirebbe alle parti di scegliere una sede arbitrale al di fuori dell’India.

Nel considerare poi il supposto danno nei confronti dei terzi, la Corte ha aggiunto che riconoscere la libertà contrattuale di due parti indiane nello stabilire una sede arbitrale al di fuori dell’India in alcun modo determinerebbe un danno nei confronti dei terzi.

Infine, la Corte Suprema ha chiarito che il lodo emesso a seguito di un arbitrato svolto all’estero – anche quando l’arbitrato è tra due parti indiane – deve essere considerato un lodo straniero, la cui esecuzione in India segue la disciplina della Convenzione di New York del 1958 sul riconoscimento e l’esecuzione di lodi arbitrali internazionali, alla quale l’India ha aderito.

Conseguentemente – avuto riguardo dell’autonomia contrattuale delle parti – non soltanto le imprese indiane, ma anche quelle estere con filiali in India avranno l’opportunità di ricorrere a procedure arbitrali per la risoluzione delle controversie derivanti da contratti conclusi in India, scegliendo in piena autonomia la sede arbitrale anche al di fuori dei confini nazionali.

Per un ulteriore approfondimento sull’arbitrato internazionale, si rimanda al “decalogo” presente su questo blog.

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