Arbitrato internazionale: il regime della prova

Come analizzato nel precedente articolo del decalogo sull’arbitrato internazionale, il procedimento arbitrale internazionale è espressione dell’autonomia delle parti e quindi soggetto ad essere adattato al caso specifico (si pensi in prima battuta alla differenza tra arbitrato ad hoc e amministrato, da cui derivano una serie di regole diverse che disciplinano l’intera procedura).

Di conseguenza, l’intera disciplina in esame si caratterizza per elasticità e flessibilità. Considerando poi l’aspetto specifico riguardante l’istruzione probatoria, tale autonomia decisionale è ancora più evidente.

Si pensi, infatti, all’arbitrato ad hoc dove le parti hanno totale libertà di scelta circa le previsioni in materia, potendo volontariamente invocare anche l’applicazione di fonti di soft law (si pensi alle IBA Rules on Evidence, o l’UNCITRAL Model Law, o ancora i Principi UNIDROIT) o, ancora, nell’ipotesi di arbitrato amministrato, le parti potranno direttamente fare riferimento ad uno dei numerosi regolamenti arbitrali emanati dall’istituzione arbitrale scelta (ad esempio le ICC Rules, le CAM Arbitration Rules o le UNCITRAL Arbitration Rules).

Di conseguenza, mancando un regime unitario dell’intero procedimento in generale e dell’istruzione probatoria nello specifico, la strada più agevole risiede in un approccio collaborativo (c.d. meet and consult method), in base al quale le scelte sulla normativa applicabile vengono prese dalle parti in totale autonomia, e tuttavia possono essere integrate dall’intervento arbitrale, purché in accordo con le parti stesse (si veda l’art. 24 comma 1 ICC Rules, il quale stabilisce chiaramente in capo agli arbitri l’obbligo di adottare tale approccio collaborativo per quanto riguarda le decisioni procedurali).

A tal proposito, un interessante tentativo di unificare la disciplina, soprattutto in un’ottica di incontro tra le tradizioni di civil e common law, è contenuto nelle IBA Rules on Evidence (2010), trattandosi di una guida ad adesione volontaria (dunque principi di soft law), che mira a far sì che le parti possano adottare una linea guida informale che agevoli lo svolgimento delle attività degli arbitri e che garantista la tutela degli interessi delle parti.

Per quanto riguarda il regime della prova, poi, l’assenza di disposizioni normative cogenti rende lecita l’applicabilità di due principi fondamentali:

1- qualsiasi mezzo di prova sembrerebbe consentito, a meno che non venga espressamente escluso attraverso un accordo espresso delle parti, una decisione ad hoc degli arbitri o delle previsioni contenute in norme inderogabili di legge.

In tal senso, dunque, l’arbitrato internazionale si caratterizza per la generale ammissibilità di mezzi di prova come l’esame dei testimoni, che può anche includere la testimonianza diretta della parte, sia in forma orale (attraverso direct examination, cross examination e re-direct examination), che in forma scritta (witness statements) ed è ammesso lo strumento del witness conferencing (sentire più testimoni insieme, di impronta inquisitoria), oltre che altri strumenti quali la prova documentale e l’ispezione di beni e luoghi;

2- ogni elemento di prova è liberamente valutabile dagli arbitri in forza di un potere che consente loro di superare le previsioni dei singoli ordinamenti nazionali per quanto riguarda l’apprezzamento dell’efficacia dei singoli mezzi di prova (si veda ad esempio la previsione ex art. 25 comma 2 delle CAM Rules, la quale sottolinea il principio di libero apprezzamento delle prove da parte degli arbitri, salvi i limiti derivanti da norme inderogabili di legge).

In conclusione, l’assenza di regole specifiche in materia di istruzione probatoria conferma quello che è il generale approccio di elasticità e flessibilità riferibile all’intera disciplina dell’arbitrato commerciale internazionale. Tale situazione di incertezza può tuttavia essere colmata tramite la predisposizione (ex ante) di una clausola compromissoria o di un compromesso (ex post) volti a regolare la disciplina in materia.

In tal senso, la procedura arbitrale consente infatti alle parti di disegnare una struttura procedurale su misura, in considerazione delle necessità delle parti stesse e delle questioni sollevate, in modo tale da garantire la risoluzione efficace della controversia.

Luca Davini
Avvocato in Milano e Torino

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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gabriele

Quindi, se io non accetto una dilazione dell'indennita' dovuta ed accettata , la legge inglese prevede che la mandante mi debba liquidare in un'unica soluzione?

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Marcello

Buongiorno, in linea di principio il pagamento dell'indennità, se legalmente dovuta, dovrebbe essere effettuato in un' unica soluzione ma le parti possono concordare diversamente. cordiali saluti Marcello Mantelli

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