Arbitrato internazionale: arbitrato ad hoc secondo il Regolamento dell’UNCITRAL

Marcello Mantelli 
Avvocato in Milano e Torino

L’ultimo capitolo del nostro decalogo sull’arbitrato commerciale internazionale è dedicato ad un particolare tipo di arbitrato che rappresenta una soluzione di compromesso tra i due modelli di arbitrato ad hoc ed arbitrato istituzionale: si tratta del cd. arbitrato ad hoc secondo il Regolamento dell’UNCITRAL, adottato nel lontano 1976 e revisionato nel 2010. 

Durante la negoziazione della clausola arbitrale, laddove non vi sia spazio per optare per l’arbitrato istituzionale perché impossibile giungere ad un accordo sul punto, una delle parti può proporre all’altra di adottare il Regolamento dell’UNCITRAL nel contesto di un arbitrato ad hoc, così evitando le insidie che si celano dietro ad un arbitrato ad hoc puro. 

Infatti, se da un lato un arbitrato ad hoc puro favorisce il massimo della flessibilità nell’organizzazione della procedura dall’altro lascia aperte numerose questioni che possono agevolare manovre dilatorie delle parti. 

Inserendo nella clausola arbitrale il richiamo a questo Regolamento saranno automaticamente regolate la maggior parte delle questioni normalmente lasciate aperte nel contesto di un arbitrato ad hoc puro quali: 

1. le modalità di costituzione del tribunale arbitrale tramite la previsione del numero e le modalità di nomina degli arbitri; 

2. la ricusazione o sostituzione degli arbitri: è stabilito l’obbligo a carico degli arbitri di comunicare qualsiasi circostanza che possa dar luogo a dubbi giustificati sulla propria indipendenza e imparzialità; 

3. lo svolgimento della procedura: gli arbitri sono liberi di condurre l’arbitrato a loro discrezione ma nel rispetto del principio del contraddittorio; 

4. la sentenza arbitrale: il lodo è segreto e motivato salvo diverso accordo delle parti;

5. la legge applicabile: si applica il diritto scelto dalle parti e, in assenza di scelta, la legge che il tribunale arbitrale ritiene più appropriata; 

6. costi di procedura: devono essere ragionevoli tenuto conto del valore e della complessità della controversia, del tempo dedicato dagli arbitri e ogni altra circostanza; 

7. attribuzione dei costi di procedura: in linea di principio essi sono posti a carico della parte soccombente fatta salva la facoltà del tribunale arbitrale di ripartirli tra le parti. 

La vera differenza quindi tra un Arbitrato ad hoc governato dal Regolamento dell’UNCITRAL e un arbitrato amministrato è l’assenza di un organismo incaricato della gestione dell’arbitrato (come ad esempio la Camera di Commercio Internazionale di Parigi o la CAM di Milano) la cui utilità principale è quella di contrastare eventuali manovre dilatorie poste in essere da una delle parti oltre che consentire un maggior controllo sulla procedura in generale e favorire una maggior organizzazione nello svolgimento in concreto dell’arbitrato. 

Per la verità attraverso il Regolamento dell’UNCITRAL è possibile colmare questa differenza prevedendo -già nella clausola arbitrale oppure dopo- una appointing authority che eserciterà le funzioni attribuitele dal Regolamento.   

In conclusione, nel caso in cui la distanza tra le parti impedisca di optare per la scelta di un arbitrato amministrato, potrebbe costituire una valida alternativa richiamare nella clausola arbitrale il Regolamento dell’UNCITRAL (eventualmente con la previsione di una appointing authority) che consentirà  di agire entro una cornice di regole chiare limitando in misura maggiore rispetto all’arbitrato ad hoc “puro” la possibilità di manovre dilatorie ad opera di una delle parti.   

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Marcello

Buonasera, grazie per la sua richiesta. Per richiedere una consulenza deve inviare un'email con il suo quesito, allegando il contratto e ogni altro documento rilevante (ad esempio scambio di email) a [email protected] forniremo un preventivo una volta ottenuto il suo consenso al trattamento dei dati personali al fine dell'evasione della richiesta. cordiali saluti La segreteria

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Matteo

Salve, Ho depositato una SECONDA versione di un mio brano, insieme ad un'altra persona, che (nel deposito stesso, da parte mia su Soundreef, da parte sua su Siae) figura come arrangiatore. Io, sempre come autore e compositore. Nei rispettivi depositi le percentuali su DEM e DRM sono così suddivise: 60% io 40% lui. La persona che doveva figurare come arrangiatore, mi ha girato il "contratto di distribuzione" della MgM (in cui invece, inaspettatamente, figura come etichetta discografica). Fino a dove arrivo a capire in ambito legale, leggendo il contratto ci sono diverse cose che, a mio avviso, non tornano. Volevo sapere come fare per richiedere una consulenza da parte vostra. Grazie in anticipo. Matteo.

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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