Arbitrato: la Corte EDU su equo processo e imparzialità

Marcello Mantelli
Avvocato in Milano e Torino

Con sentenza 20 maggio 2021, la Corte europea dei diritti dell’uomo (Corte EDU) si è espressa in materia di arbitrato e imparzialità degli arbitri chiarendo che, se un soggetto ha in passato ricoperto un ruolo apicale o un incarico di legale per un’azienda, non può essere nominato successivamente arbitro in una controversia che coinvolga detta azienda.

Nel caso in esame – arbitrato instaurato per la risoluzione della lite sorta tra una società per azioni italiana operante nel settore della fornitura di energia e la Enelpower – la Enelpower avrebbe nominato un arbitro che in passato aveva ricoperto un ruolo apicale all’interno del CdA della società, e per la quale aveva inoltre in più occasioni svolto il ruolo di legale in altre controversie.

Di conseguenza, a seguito della richiesta da parte della società di sostituire l’arbitro e una volta esaurite le vie di ricorso interne nazionali, la società ha sollevato la questione dinanzi alla Corte EDU, la quale ha condannato l’Italia per la violazione dell’articolo 6 CEDU che garantisce un equo processo innanzi a giudici indipendenti e imparziali.

Queste le principali difese del Governo italiano:

1. nessuno degli arbitri nominati ha mai espressamente affermato l’assenza di un conflitto di interessi e la società ricorrente non ha mai formulato alcuna contestazione sul punto. Inoltre, l’arbitro nominato dalla Enelpower era una figura di spicco nel settore, di conseguenza la società ricorrente ben avrebbe potuto essere a conoscenza del rapporto esistente tra l’arbitro e la Enelpower;

2. l’arbitrato instaurato tra le parti era volontario e la società ricorrente ha liberamente deciso di aderirvi. Di contro, l’art. 6 CEDU non è assoluto, essendo quindi possibile per le parti “rinunciare” alle tutele previste dallo stesso in favore dell’arbitrato e della risoluzione di una determinata controversia.

In merito a tali difese, la Corte EDU ha chiarito che:

1. il fatto che la ricorrente non abbia contestato la mancanza di una “divulgazione negativa esplicita” da parte degli arbitri nominati non dimostra una rinuncia al diritto alla nomina di un tribunale indipendente e imparziale per la risoluzione della controversia, in quanto si potrebbe legittimamente presumere, in assenza di detta dichiarazione, che tale conflitto di interessi non sussista.

Inoltre, la presunzione di conoscenza da parte della società ricorrente dell’arbitro nominato dalla Enelpower e del rapporto tra i due intercorrente non era basata su nessuna prova concreta. Di conseguenza, nel caso di specie l’arbitro nominato da Enelpower non era indipendente;

2. la scelta di ricorrere all’arbitrato volontariamente non rileva ai fini di una possibile rinuncia ai diritti garantiti dall’art. 6 CEDU. In altre parole, non si può ritenere che la società ricorrente abbia rinunciato inequivocabilmente alla garanzia di indipendenza e imparzialità degli arbitri per il solo fatto di aver accettato volontariamente di ricorrere all’arbitrato per la risoluzione della lite.

Chiarito tale aspetto, la Corte poi sottolinea come l’imparzialità debba essere determinata secondo un doppio test: soggettivo – cioè sulla base del comportamento di un determinato giudice/arbitro, accertando se ha mostrato pregiudizio o parzialità personale in un determinato caso – e oggettivo, ovvero se il tribunale instaurato fornisce, attraverso la sua composizione, garanzie sufficienti per escludere ogni legittimo dubbio sulla sua imparzialità.

Nel caso di specie, la Corte non ha rinvenuto motivi di imparzialità soggettiva mentre, con riguardo alla composizione del tribunale arbitrale e al ruolo ricoperto dall’arbitro nominato da Enelpower, evidenzia l’esistenza di un’imparzialità oggettiva.

Per tali motivi, la Corte ha confermato la violazione dell’art. 6 CEDU, riconoscendo quindi in capo alla società ricorrente un risarcimento del danno morale per non aver goduto delle garanzie previste dalla Convenzione.

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Marcello

Buonasera, grazie per la sua richiesta. Per richiedere una consulenza deve inviare un'email con il suo quesito, allegando il contratto e ogni altro documento rilevante (ad esempio scambio di email) a [email protected] forniremo un preventivo una volta ottenuto il suo consenso al trattamento dei dati personali al fine dell'evasione della richiesta. cordiali saluti La segreteria

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Matteo

Salve, Ho depositato una SECONDA versione di un mio brano, insieme ad un'altra persona, che (nel deposito stesso, da parte mia su Soundreef, da parte sua su Siae) figura come arrangiatore. Io, sempre come autore e compositore. Nei rispettivi depositi le percentuali su DEM e DRM sono così suddivise: 60% io 40% lui. La persona che doveva figurare come arrangiatore, mi ha girato il "contratto di distribuzione" della MgM (in cui invece, inaspettatamente, figura come etichetta discografica). Fino a dove arrivo a capire in ambito legale, leggendo il contratto ci sono diverse cose che, a mio avviso, non tornano. Volevo sapere come fare per richiedere una consulenza da parte vostra. Grazie in anticipo. Matteo.

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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