Arbitrato: le novità introdotte dal d.lgs. 149/2022

Luca Davini
Avvocato in Milano e Torino


Con l’entrata in vigore del d.lgs. 149/2022, il legislatore nazionale, nell’evidente intento di rinforzare la fiducia nell’arbitrato, ha disposto l’attribuzione generalizzata del potere cautelare agli arbitri che rimaneva, salvo puntuali eccezioni, ad appannaggio del giudice statuale.

Tale potere è stato esteso al procedimento di arbitrato per implementare la natura di “equivalente giurisdizionale” dell’istituto garantendo “un maggior grado di effettività della tutela arbitrale, in linea con gli altri ordinamenti a noi più vicini”.

Mediante modifica degli art. 818 c.p.c. s.s., il d.lgs. 149/2022 introduce le seguenti previsioni:

i) conferisce agli arbitri una generale potestà cautelare esclusiva;

ii) disciplina il reclamo contro il provvedimento cautelare arbitrale;

iii) prevede l’attuazione delle misure cautelari;

iv) abroga l’unica norma di legge che sino a questo momento prevedeva un caso specifico di tutela d’urgenza in sede arbitrale (art. 35, d.lgs. n. 5/2003).

Affinché le parti possano attribuire agli arbitri il potere di emettere misure cautelari, le medesime sono innanzitutto tenute a soddisfare i “presupposti volontaristici”, attraverso specifica previsione nella convenzione arbitrale, oppure in un atto sottoscritto anteriormente all’instaurazione del giudizio. Prima che l’arbitro accetti l’incarico o il collegio arbitrale si costituisca regolarmente, tuttavia, l’istanza cautelare è proponibile al giudice ordinario secondo le disposizioni di rito.

Sebbene la riforma voglia promuovere l’equiparazione tra arbitro e giudice, persistono, ovviamente, sostanziali differenze ontologiche tra i rispettivi organi giudicanti, come ad esempio la possibilità di emettere dei provvedimenti aventi natura coercitiva.  È principio consolidato che gli arbitri siano privi del potere autoritativo di ottenere la realizzazione delle proprie disposizioni mediante l’eventuale impiego dell’esecuzione forzata.

Pertanto, al fine di concretizzare le modifiche alla realtà materiale disposte nel lodo arbitrale in sede cautelare, il neo introdotto art. 818-ter c.p.c. dispone espressamente che tale attuazione possa avvenire individuando nel Tribunale nel cui circondario ha sede l’arbitrato, l’organo competente a sovraintendere all’esecuzione forzata.

Ulteriore profilo di novità introdotto dalla riforma, attiene alla possibilità di opporsi al provvedimento arbitrale che ha concesso o negato la misura cautelare, mediante l’instaurazione di una procedura di c.d. “reclamo” avanti alla Corte d’Appello nel cui distretto ha sede l’arbitrato. Tale possibilità, prevista dall’art. 818-bis c.p.c., è tuttavia consentita unicamente per i motivi inerenti alla convenzione arbitrale o il procedimento di cui all’art. 829, c.1, oltre alla contrarietà del provvedimento all’ordine pubblico.

Ultimo profilo di particolare rilievo, la discussa possibilità che gli arbitri possano comminare delle penalità di mora come misura di coercibilità indiretta dei provvedimenti cautelari.

In assenza di una disposizione normativa dirimente in tal senso, il novellato art. 614-bis c.p.c. contempla comunque l’applicabilità della penalità di mora da parte del giudice dell’esecuzione, sicché qualora si dovesse ritenere che gli arbitri siano privi di tale prerogativa, la parte vincitrice nel procedimento arbitrale cautelare ben potrebbe, in sede di attuazione, rafforzare l’effettività del lodo arbitrale rivolgendosi all’autorità giudiziaria esecutiva, inducendo l’intimato allo spontaneo adempimento.

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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gabriele

Quindi, se io non accetto una dilazione dell'indennita' dovuta ed accettata , la legge inglese prevede che la mandante mi debba liquidare in un'unica soluzione?

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Marcello

Buongiorno, in linea di principio il pagamento dell'indennità, se legalmente dovuta, dovrebbe essere effettuato in un' unica soluzione ma le parti possono concordare diversamente. cordiali saluti Marcello Mantelli

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