Brasile: Investimenti e distribuzione #fare affari in sicurezza

Marcello Mantelli
Avv. in Milano e Torino


Composto da circa 210 milioni di consumatori, il Brasile ospita un mercato fortemente attrattivo per imprese ed investitori internazionali. Per di più, tra i Paesi dell’America Latina, è il principale partner commerciale italiano, con cui ha sempre intrattenuto ottimi rapporti di collaborazione, soprattutto per l’affinità culturale che lega i due Paesi.


Tra i settori favorevoli alle attività di export dall’Italia al Brasile si annoverano: il settore agroalimentare, tra cui spicca l’esportazione di vini italiani, il settore tessile, il farmaceutico e la produzione di macchinari.


Tenuto conto di tali opportunità chi è interessato ad intraprendere attività di investimento e/o esportazione in Brasile dovrebbe tenere presenti le seguenti informazioni di base, utili per il commercio internazionale con tale Paese:

  1. Sia il Brasile sia l’Italia hanno sottoscritto la Convenzione delle Nazioni Unite sui Contratti di Compravendita Internazionale di Merci (Vienna, 1980). Per questa ragione, salvo che non ne venga espressamente esclusa l’applicazione nel contratto, tale Convenzione è applicabile ai rapporti di compravendita tra imprese italiane e brasiliane. Ne deriva pertanto l’operatività di tutte le disposizioni ivi descritte relative alla forma e conclusione del contratto, alle obbligazioni delle parti, alla responsabilità in caso di inadempimento, ai parametri di conformità della merce e i conseguenti tempi di denuncia di eventuali difetti.

  2. Il Brasile ha, inoltre, aderito alla Convenzione di New York del 1958 sul riconoscimento e l’esecuzione di lodi arbitrali internazionali in data 7 giugno 2002. Per tale motivo le imprese contraenti potranno valutare l’elezione di una clausola arbitrale per usufruire di tale metodo di risoluzione delle controversie, previa adeguata valutazione economica e di opportunità nel caso specifico.

  3. Dopo ben vent’anni di negoziati, l’Unione europea edil Mercosur (c.d. mercato comune dell’America meridionale di cui Brasile, Argentina, Paraguay ed Uruguay sono Stati membri) hanno finalmente trovato l’intesa sul testo dell’accordo di libero scambio che porterà ad un significativo abbattimento delle barriere doganali tra i due blocchi.

  4. Per quanto riguarda i contratti commerciali, rileviamo una disciplina piuttosto dettagliata. Il contratto di distribuzione è disciplinato dalla legge federale 10.406 gennaio 2002 (Codice civile) agli artt. 710 – 721 alla cui lettura si rimanda. Il contratto di agenzia è invece disciplinato nella legge l. n. 4.886/1965 e successive modifiche, a sua volta integrata dalle disposizioni del Codice civile in materia di rapporto di agenzia commerciale. La peculiarità del contratto di agenzia brasiliano giace nella durezza delle sanzioni previste in caso di violazione della clausola di esclusiva. Si rileva inoltre che in caso di cessazione del rapporto di agenzia, il preponente sarà tenuto alla corresponsione di un’indennità. Infine, il contratto di franchising è regolato dalla legge n. 8.955 del 15 dicembre 1994 (c.d. “Franchise Law”), che definisce il rapporto di franchising e i relativi obblighi delle parti. La restante normativa è desumibile dalle generali disposizioni del Codice civile brasiliano.

Alla luce di quanto precede il consiglio pratico per tutti gli esportatori che intendono sviluppare il proprio business in Brasile attraverso l’instaurazione di rapporti commerciali, è quello di redigere con il proprio partner un contratto scritto, chiaro e completo che rispetti tutti i requisiti previsti dalla legge brasiliana, sottraendosi al rischio di incorrere in nullità sancite per legge, in modo da #fare affari in sicurezza.


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