Brexit e copyright law secondo la giurisprudenza inglese

La Corte di Appello di Londra si pronuncia in favore dell’applicazione di diritto e giurisprudenza Ue

Luca Davini
Avvocato in Milano e Torino

Come già analizzato in precedenza su questo blog attraverso un focus sull’impatto dell’EU-UK Trade and Cooperation Agreement (TCA) sul mondo della proprietà intellettuale (IP), formalmente l’accordo – redatto per gestire la Brexit e i rapporti futuri tra UK e UE – non richiede ai titolari dei diritti di proprietà intellettuale di intraprendere alcuna azione immediata di modifica.

Tale orientamento viene confermato inoltre dalla Corte d’Appello di Londra, la quale – in un caso di violazione di copyright – ha ribadito la necessità di seguire la disciplina prevista a livello europeo e quindi di non discostarsi dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia Ue (CGUE).

Nel Regno Unito ricordiamo che marchi, brevetti e questioni a questi collegate vengono disciplinati dal Copyright, Designs and Patents Act (CDPA).

In particolare, le disposizioni delineate nella sezione 20 del CDPA recepiscono le disposizioni Ue sul diritto d’autore, fornendo ai creatori di contenuti il diritto esclusivo di controllare la “comunicazione al pubblico delle loro opere. In altre parole, si ha una violazione di tale diritto se altri comunicano il contenuto di una determinata opera senza l’autorizzazione del titolare del diritto a farlo.

Nel caso di specie, la controversia sorta tra la società americana TuneIn e due studi di registrazione (Warner Music e Sony Music Entertainment) riguarda un caso di violazione del copyright, stante la possibilità per gli utenti del sito web TuneIn di accedere a determinate stazioni radio, registrare la musica – su cui Warner e Sony detengono diritti di copyright – e riprodurla su richiesta.

Nell’affrontare la questione, la Corte d’Appello ha quindi dovuto – alla luce della Brexit – non soltanto dirimere la controversia sottoposta al suo esame, ma anche valutare se fosse necessario discostarsi dalla giurisprudenza della CGUE nel decidere il caso.

Questi i motivi alla base del rifiuto della Corte di divergere dalle decisioni della CGUE:

1- non sono state apportate modifiche legislative post-Brexit alla sezione 20 della CDPA (modellata sul diritto Ue), né vi è stato alcun cambiamento nel quadro legislativo internazionale. Quindi, continua ad essere applicabile la disciplina fornita a livello europeo;

2- bisogna rilevare la difficoltà di interpretare il concetto di “comunicazione al pubblico“. A tal proposito, Lord Arnold ha sottolineato la mancanza di linee guida nella disciplina sia del Regno Unito che dell’UE in materia, con la conseguenza che la giurisprudenza consolidata della CGUE sul punto risulta fondamentale nell’affrontare il tema e i connessi risvolti a livello internazionale.

Per questi motivi, in linea con la giurisprudenza della CGUE (si vedano i casi Svensson, GS Media, Renckhoff eVG Bild-Kunst), la Corte d’Appello ha ritenuto che l’azione della TuneIn volta a “comunicare opere di copyright” a soggetti non necessariamente clienti di Warner e Sony costituisce una violazione del diritto esclusivo di comunicazione riconosciuto in capo alle due società.

In tale ottica, la volontà di mantenere un collegamento tra disciplina UK e UE viene quindi sottolineata dal giudizio della Corte e viene inoltre incoraggiata anche dagli inviti all’interno del TCA a formulare “best practices” volte a garantire il riconoscimento reciproco dei diritti di proprietà intellettuale e l’applicazione di tali diritti tanto nell’Unione Europea quanto nel Regno Unito.

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