Brexit: l’impatto dell’accordo Ue-UK sulla supply chain

Luca Davini
Avvocato in Milano e Torino


Brexit: dopo circa un anno di negoziati, il 24 dicembre 2020 è stato firmato il Trade and Cooperation Agreement (TCA) sui futuri rapporti tra Ue e UK. Scongiurata in questo modo l’ipotesi di una hard Brexit, rimane da analizzare le principali previsioni dell’accordo concluso tra Londra e Bruxelles.

Sebbene i punti di maggiore discussione si siano concentrati nei mesi scorsi su diritti di pesca, regole sugli aiuti di stato e governance dell’accordo, risultano significanti anche le questioni relative agli accordi commerciali e di libero scambio.

A tal proposito, molteplici cambiamenti derivano dalle nuove previsioni, soprattutto per quanto riguarda il complesso sistema della supply chain legata agli scambi commerciali.

Queste le principali modifiche apportate dal nuovo TCA:

1. malgrado la rimozione della maggior parte di dazi e tariffe sulle merci scambiate tra Ue e UK, le aziende dovranno completare documenti e dichiarazioni aggiuntive nel momento in cui le merci varcheranno il confine Unione europea/Regno Unito.

Tali richieste aggiuntive potranno invero determinare significativi ritardi nelle consegne, da non sottovalutare nel caso in cui si considerino supply chains c.d. just-in-time, ossia rivolte alla produzione e alla distribuzione di merci soggette a rapido deterioramento (ad esempio nel caso di prodotti agroalimentari);

2. altro punto significativo, collegato all’esenzione da dazi e tariffe, riguarda l’introduzione di nuove “regole di origine”, le quali dovranno essere rispettate dalle merci al fine di garantire che le stesse provengano davvero dall’Unione europea o dal Regno Unito.

Le aziende dovranno dunque analizzare attentamente le supply chains per comprendere l’origine di tutte le componenti delle loro merci. Questo, per i produttori con supply chains lunghe, si traduce in un passaggio ulteriore che allunga i tempi di consegna, ma che risulta essere fondamentale, in quanto la trasparenza della catena di approvvigionamento sarà essenziale per operare secondo le nuove previsioni;

3. infine, posto che durante i negoziati non è stato raggiunto un accordo sul riconoscimento reciproco delle valutazioni circa la conformità dei prodotti, si rileva come gli organismi di regolamentazione del Regno Unito non saranno in grado di certificare i prodotti per la vendita nell’Ue. Ciò significa che le aziende britanniche che vendono nel Regno Unito e nell’Ue dovranno rispettare due diversi regimi normativi.

A titolo di esempio, esistono disposizioni specifiche relative all’industria farmaceutica che prevedono ispezioni degli impianti di produzione dei farmaci e che si differenziano tra Ue e UK. In tal senso, le aziende operanti nel settore dovranno prestare particolare attenzione all’intera supply chain, in quanto la conformità di questa assicurerà di immettere le merci in modo valido sul mercato.

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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gabriele

Quindi, se io non accetto una dilazione dell'indennita' dovuta ed accettata , la legge inglese prevede che la mandante mi debba liquidare in un'unica soluzione?

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Marcello

Buongiorno, in linea di principio il pagamento dell'indennità, se legalmente dovuta, dovrebbe essere effettuato in un' unica soluzione ma le parti possono concordare diversamente. cordiali saluti Marcello Mantelli

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