Distribuzione internazionale India | Case History  

1.Export in India: dalla vendita alla distribuzione. 

Una nostra cliente italiana, operante nel settore dell’arredo bagno, aveva iniziato a guardare con favore allo sviluppo del mercato indiano nel quale effettuava singole vendite internazionali dei propri prodotti ad un cliente/partner indiano che li rivendeva sul territorio. 

Il cliente indiano chiedeva alla nostra cliente di procedere alla costituzione di una società in loco in joint-venture in funzione di marketing e di stabilizzazione della relazione. 

La cliente si rivolgeva quindi al nostro studio con l’obiettivo di valutare le possibilità di modificare la relazione commerciale in senso migliorativo, per sé e per il partner indiano, senza però rischiare di avventurarsi in costosi investimenti internazionali in India.  

2.Le strategie d’ingresso nel mercato indiano.

Ponendo particolare attenzione ai profili fiscali e doganali abbiamo compiuto uno studio delle legal entries options suddivise tra forme indirette e dirette di investimento

Semplificando al massimo la questione, per forma indiretta si intende generalmente la distribuzione dei propri prodotti tramite un intermediario, ad esempio un agente o un distributore; si parla invece di distribuzione diretta quando le vendite avvengono in assenza dell’intermediario e quindi direttamente, ad esempio tra produttore ed utilizzatore. 

3.Costituzione di una società indiana in zona franca e contratto di distribuzione internazionale. 

Considerato lo stato non ancora particolarmente elevato del volume d’affari della nostra cliente in India e i propri obiettivi di sviluppo, abbiamo consigliato la costituzione in zona franca (per usufruire dei notevoli benefici fiscali e doganali) di una società al 100% a capitale indiano detenuta esclusivamente dalla cliente indiana con conclusione tra la società indiana e la nostra cliente di un contratto di distribuzione internazionale

La costituzione di una società estera in comune richiesta inizialmente dal partner indiano rappresentava infatti un investimento importante e rischioso nel caso di specie mentre un contratto di distribuzione internazionale poteva rappresentare, nel caso specifico, una soluzione più flessibile ed a costi e rischi molto più contenuti anche alla luce del vantaggio rilevato in termini di riduzione dei dazi doganali applicabili in import per le zone franche e di alcuni vantaggi fiscali connessi.  

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