Concorrenza e distribuzione internazionale: la Commissione europea lavora al nuovo Regolamento VBER sugli accordi verticali

Luca Davini
Avvocato in Milano e Torino

Il 9 luglio 2021 la Commissione europea ha pubblicato la bozza di revisione del Regolamento sugli accordi verticali (Reg. 330/2010, c.d. VBERVertical Block Exemption Regulation– in scadenza il 31 maggio 2022) relativo all’applicazione dell’articolo 101, paragrafo 3, del TFUE a categorie di accordi verticali e pratiche concordate.

Prima di analizzare le principali proposte di modifica presentate dalla Commissione, va ricordato che i c.d. “accordi verticali” sono quegli accordi di distribuzione e di fornitura di beni o servizi conclusi tra imprese operanti, ciascuna, ad un diverso livello della catena di produzione o di distribuzione quali, ad esempio, quelli tra produttori e grossisti o dettaglianti.

L’art. 101, paragrafo 3 TFUE in merito fissa un divieto generale avente ad oggetto tutti gli accordi, le decisioni nonché le pratiche concordate di imprese “che possano pregiudicare il commercio tra Stati membri e che abbiano per oggetto e per effetto di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza all’interno del mercato comune”.

Poiché tuttavia gli accordi verticali non hanno solo effetti negativi, la Commissione europea nel 2010 ha emanato il Regolamento VBER con il fine di garantire delle esenzioni dal rigido divieto imposto dall’art. 101 TFUE, assicurando così agli operatori economici una “zona di sicurezza” nella quale – a determinate condizioni – la disciplina del Trattato non trova applicazione.

In tale contesto, il progetto di revisione – iniziato nel 2018 – mira a muovere oltre e adattare la disciplina sviluppata nel 2010 dalla Commissione agli sviluppi del mercato, tenendo in considerazione soprattutto il crescente sviluppo tecnologico e l’impiego sempre più massiccio di e-commerce e piattaforme online.

Tre sono i principali obiettivi di riforma sviluppati dalla Commissione Ue:

1- ridefinire la c.d. “zona di sicurezza” del Regolamento ampliandola, permettendo ad esempio il fenomeno del c.d. dual pricing (“doppia tariffazione”, che consiste nell’applicare allo stesso distributore un prezzo all’ingrosso più elevato per i prodotti che il distributore destinerà alla vendita online, rispetto al prezzo applicato per gli stessi prodotti destinati alla vendita offline);

2- fornire agli operatori economici linee guida aggiornate, in modo tale da considerare le maggiori trasformazioni del mercato causate dalla crescita del commercio elettronico e delle piattaforme online e soprattutto garantire un’applicazione più armonizzata in tutta l’Ue delle norme relative agli accordi verticali;

3- ridurre i c.d. “costi di conformità” a carico delle imprese, semplificando gli aspetti più complessi delle norme attualmente in vigore.

Rimane ora da vedere come la Commissione valuterà le osservazioni presentate a settembre u.s. dai principali stakeholders alle proposte di revisione e quale sarà quindi il nuovo regime adottato a partire dal 2022, al fine di valutare i passi operativi che le imprese dovranno seguire per conformarsi al nuovo Regolamento e rivedere così i propri sistemi distributivi.

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