Condizioni e limiti della tutela del software: la pronuncia della Corte di Cassazione alla luce della Legge sul diritto d’autore

Luca Davini
Avvocato in Milano e Torino

Con sentenza 20250/2021, la Corte di Cassazione è recentemente intervenuta in materia di nuove tecnologie e, nello specifico, sul tema della tutela del software alla luce della disciplina prevista dalla Legge sul diritto d’autore n. 633/1941.

La vicenda alla base della pronuncia ha ad oggetto un software sviluppato al fine di consentire lo scrutinio elettronico. Nel dettaglio, tale software consentiva di identificare l’elettore, effettuare lo spoglio delle schede elettorali, elaborare i dati e trasmettere i risultati della votazione.

La società sviluppatrice di tale software, in particolare, aveva stipulato con altra società un contratto di cessione di 1250 licenze d’uso del programma “Seggio Elettorale Elettronico e-voto” con il quale si prevedeva, tra l’altro, il divieto di sfruttamento o imitazione del software.

La società licenziante, tuttavia, citava in giudizio la licenziataria per aver violato l’art. 64-quater della Legge sul diritto d’autore, secondo cui il licenziatario può utilizzare le informazioni ottenute mediante la decompilazione del software soltanto per conseguire l’interoperabilità con altri programmi di un software originario creato autonomamente.

Nel caso di specie, secondo la sviluppatrice del software, la società licenziataria avrebbe dato vita ad una mera rielaborazione della struttura originaria, copiando, di fatto, il software sviluppato dalla società licenziante.

In primo grado e in appello la sviluppatrice del software risultava tuttavia soccombente, in quanto sia il Tribunale che la Corte d’Appello di Roma avevano escluso una contraffazione del software da parte della società licenziataria, viste le differenze sostanziali tra i codici sorgente dei software delle due società.

Giunta la questione in Cassazione, la Suprema Corte ha confermato le pronunce di merito, precisando che nel caso di specie non è ravvisabile nel software realizzato dalla società licenziataria il “nucleo centrale dell’opera protetta che rende sanzionabile l’attività riproduttiva altrui, facendo invero difetto quell’identità espressiva tra i due programmi messi a confronto in ragione del quale si possa ritenere che quello successivo costituisca una riproduzione abilmente mascherata di quello antecedente e non piuttosto un modo di interpretare in maniera originale il medesimo tema informatico”.

In altre parole, secondo la Suprema Corte, il fatto che due software perseguano la medesima finalità non è sufficiente ad integrare un’ipotesi di contraffazione, qualora i codici sorgente degli stessi software differiscano tra loro.

In questo modo, mediante la pronuncia in esame, viene fatta chiarezza sui termini in base ai quali le differenze di architettura dei software rilevano ai sensi della normativa sul diritto d’autore, ribadendo come la procedura di utilizzo di un software non costituisce di per sé un’opera dell’ingegno suscettibile di protezione.

#software #tutelasoftware #nuovetecnologie #dirittonuovetecnologie #dirittoautore #tuteladirittoautore #svilupposoftware #contraffazione #contraffazionesoftware

Condividi su:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

VAI AL COMMENTO
gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

VAI AL COMMENTO
Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

VAI AL COMMENTO
gabriele

Quindi, se io non accetto una dilazione dell'indennita' dovuta ed accettata , la legge inglese prevede che la mandante mi debba liquidare in un'unica soluzione?

VAI AL COMMENTO
Marcello

Buongiorno, in linea di principio il pagamento dell'indennità, se legalmente dovuta, dovrebbe essere effettuato in un' unica soluzione ma le parti possono concordare diversamente. cordiali saluti Marcello Mantelli

VAI AL COMMENTO

Seguici su