Contenzioso internazionale: in vigore la Convenzione di Singapore per il riconoscimento e l’esecuzione della mediazione internazionale

Il 12 settembre 2020 è entrata in vigore la Convenzione di Singapore in materia di mediazione internazionale. Come noto, le dispute possono essere affrontate attraverso numerose procedure, tra cui la negoziazione, il ricorso alle corti domestiche, la mediazione, la conciliazione o l’arbitrato.

I meccanismi di c.d. alternative dispute resolution (ADR) sono spesso considerati quali valide soluzioni per la risoluzione delle controversie di natura commerciale. Unitamente alle ICSID mediation rules e alle UNICITRAL Conciliation Rules, la Convenzione di Singapore si inserisce fra le fonti che disciplinano tali ADR.

A tal proposito, andando ad integrare la Convenzione di New York del 1958 sul riconoscimento e l’esecuzione dei lodi arbitrali internazionali e la Hague Convention on Choice of Court, la Convenzione di Singapore mira ad agevolare il riconoscimento e l’esecuzione della mediazione internazionale per la risoluzione delle dispute di natura commerciale all’interno degli Stati firmatari della stessa (attualmente 53).

Per quanto riguarda poi la disciplina specifica in materia di mediazione, viene previsto dalla Convenzione di Singapore come la stessa possa derivare da un accordo tra le parti, da una norma, dalla decisione di una corte o di un tribunale arbitrale.

Inoltre, una mediazione avrà carattere internazionale qualora almeno due parti dell’accordo svolgano la propria attività in Stati diversi oppure quando lo Stato, nel quale le parti dell’accordo svolgono la propria attività, è diverso dallo Stato nel quale le obbligazioni assunte vengono eseguite o dallo Stato in cui l’oggetto dell’accordo è più strettamente connesso.

Una volta conclusa la mediazione tra le parti, la Convenzione lascia poi agli Stati contraenti la determinazione delle modalità di attuazione dell’accordo risultante dalla mediazione. Tuttavia, va notato che, in assenza di un quadro normativo internazionale per l’esecuzione degli accordi mediati transfrontalieri, sarà ulteriormente complicato per la parte interessata far valere una eventuale violazione dell’accordo.

Inoltre, altro profilo problematico è dato dalla novità della mediazione come meccanismo di risoluzione delle dispute in certe giurisdizioni (si pensi all’Iran), per cui l’autorità competente iraniana dovrà affrontare diverse difficoltà nel validare un accordo mediato in Iran. Infatti, mancando una solida base giuridica dell’istituto nell’ordinamento interno del Paese, l’accordo non potrà essere eseguito, di talché l’autorità competente potrebbe considerare la mediazione come una semplice inadempienza contrattuale ed applicare i rimedi connessi.

Oltre a ciò, sempre a causa della mancanza di una normativa interna che regoli la mediazione, sarà ad esempio impossibile per la competente autorità iraniana determinare la violazione da parte del mediatore dei doveri di imparzialità e di indipendenza a questo imposti. In tale ottica, sarà altresì impossibile fare riferimento, in modo sussidiario, alle regole relative agli arbitri, data la sostanziale differenza tra questi e i mediatori.

Per ovviare a tali inconvenienti, gli Stati contraenti che non prevedono alcuna disciplina interna relativa alla mediazione internazionale, potrebbero adottare come base l’UNCITRAL Model Law on International Commercial Mediation and International Settlement Agreements Resulting from Mediation sviluppata dall’UNICITRAL Working Group II. In alternativa, essi potranno prevedere, a seguito della ratifica, una chiara procedura per il riconoscimento e l’esecuzione della mediazione.

In conclusione, qualora si abbia intenzione di ricorrere alla mediazione internazionale, sarà necessario considerare attentamente tutti gli aspetti appena esposti, in modo tale da garantire che tale metodo possa essere utilizzato efficacemente quale valido strumento per la risoluzione delle controversie transfrontaliere in materia commerciale (per una delucidazione sulle differenze rispetto all’arbitrato internazionale, si rimanda al decalogo pubblicato su questo blog).

Luca Davini
Avvocato in Milano e Torino

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