Causa con partner extra-Ue: qual è il giudice competente?

Luca Davini
Avvocato in Milano e Torino

Nel caso in cui un rapporto commerciale tra un esportatore italiano ed un partner avente sede all’interno dell’Unione Europea sfoci in contenzioso, la normativa di riferimento per verificare la competenza o meno del giudice italiano a risolvere la controversia risiede nel Regolamento n. 1215/2012 (c.d. Bruxelles I-bis).

Cosa accade, tuttavia, nel caso di un rapporto commerciale intercorrente tra un esportatore italiano ed un partner avente sede al di fuori della Ue?

In tale circostanza, per verificare la competenza del giudice italiano in caso di contenzioso, occorrerà fare riferimento all’art. 3.2 della L. 218/1995 (i.e. la legge che contiene le regole per determinare l’ambito della giurisdizione italiana) il quale prevede un espresso rinvio alla Convenzione di Bruxelles del 1968 anche nelle ipotesi in cui una delle parti contrattuali abbia sede in uno Stato al di fuori dell’Ue e quindi non firmatario di tale Convenzione.

Negli anni, tuttavia, la Convenzione di Bruxelles è stata sostituita dapprima dal Reg. Bruxelles I e, da ultimo, dal citato Reg. Bruxelles I-bis (n.1215/2012). Di conseguenza, è sorto il problema in merito al rimando operato dalla L. 218/1995 alla Convenzione di Bruxelles e quindi alla necessità o meno di spostare tale riferimento dalla Convenzione al Reg. Bruxelles I-bis.

La soluzione di tale problema riveste una particolare importanza tenuto conto che il nuovo Regolamento Bruxelles I-bis prevede in alcuni casi regole giurisdizionali differenti dalla Convenzione di Bruxelles.

Conseguentemente l’applicazione dell’una o dell’altra normativa conduce a risultati sensibilmente diversi.

Ad esempio, nel caso di una controversia in materia di compravendita internazionale intentata dall’esportatore italiano per ottenere il pagamento della merce, il giudice italiano eventualmente adito, per determinare se abbia o meno giurisdizione, si troverà innanzi a due possibili soluzioni:

1- se ritenesse che l’art. 3.2 L. 218/1995 rinvii alla Convenzione di Bruxelles del 1968, seguirà la regola generale della giurisdizione del “giudice del luogo in cui l’obbligazione dedotta in giudizio è stata o deve essere eseguita” (ex art. 5 n. 1 Convenzione Bruxelles) e in tal caso si riconoscerà competente, essendo dedotta in giudizio l’obbligazione di pagamento da eseguirsi presso la sede del venditore in Italia;

2- se, al contrario, ritenesse che l’art. 3.2 L.218/1995 rimandi, viceversa, al Reg. Bruxelles I-bis, troverà allora applicazione la speciale regola della giurisdizione del giudice del luogo, situato in uno Stato membro, in cui i beni sono stati o avrebbero dovuto essere consegnati in base al contratto(ex art. 7 Reg. Bruxelles I-bis), dichiarando in tal caso la propria incompetenza a decidere la causa, essendo invece competente il giudice del luogo dove ha sede il partner, anche nei casi di compratore avente sede al di fuori della Ue.

Sebbene la dottrina maggioritaria concordi nel ritenere il riferimento originariamente operato in favore della Convenzione di Bruxelles sostituito de facto dal riferimento al Regolamento Bruxelles I-bis, la giurisprudenza italiana, intervenuta a più riprese, ha fornito letture e interpretazioni differenti e talvolta contrastanti tra loro.

Recentemente la Corte di Cassazione italiana si è espressa nuovamente in materia (si vedano Cass. SS.UU. n. 18299/2021; n. 3302 e 3303/2021; n. 36371/2021), affermando che il rinvio dell’art. 3.2 L. 218/1995 debba essere riferito al Regolamento Bruxelles I-bis, riconoscendo quindi la giurisdizione del giudice del luogo dove i beni sono o devono essere consegnati, anche nei casi di controparti aventi sede al di fuori della Ue.

Sebbene l’attuale orientamento della Corte di Cassazione italiana abbia recentemente accolto il rinvio alle regole contenute nel Reg. Bruxelles I-bis, va evidenziato come in ogni caso – tanto a livello italiano quanto europeo – non vi è un orientamento uniforme in materia.

Una valida soluzione per ovviare a tale incertezza risiede nell’attenta negoziazione, all’interno del contratto di compravendita (o di altra tipologia contrattuale) da perfezionare con un partener domiciliato al di fuori dell’Ue, di una clausola di scelta del foro che tuteli l’esportatore italiano, da individuare caso per caso, alla luce delle circostanze del caso concreto.

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