Contratti di vendita internazionali extra-UE: crescita record dell’export Made in Italy.

Come riportato di recente dal Sole 24ore il bilancio finale export 2019 è positivo. Non solo chiude in crescita doppia (3,8%) rispetto al 2018, ma soprattutto registra un aumento significativo delle vendite extra europee con un nuovo record assoluto di circa € 209 miliardi di euro di ricavi (7,6 in più rispetto al 2018).

Lo sviluppo urbanistico-sociale dei Paesi dell’ASEAN (Sud Est Asiatico) e dei Paesi del MENA (Nord Africa e Medio Oriente), nonché i diversi patti commerciali siglati dall’Unione Europea nel mondo (ad esempio con Cina, Singapore, Giappone e Vietnam) possono essere annoverati tra i fattori che hanno favorito maggiormente la crescita dell’export Made in Italy fuori dal continente europeo.

Le migliori export performance si sono registrate in Giappone (+19,7%), Svizzera (+ 16,6%) e Stati Uniti (+7,5%). Tra le altre note positive si segnala anche la fine del rallentamento in Russia (+4,7%) e in Turchia (che chiude a -5,1% nel 2019 rispetto al -13,1% del 2018).

Per le PMI italiane esportare nei mercati extra europei rappresenta senz’altro un’ottima strategia per la crescita dell’impresa, specie se in esecuzione di un piano marketing di media-lunga scadenza.

Tuttavia, trattandosi di operazioni complesse – implicanti maggiori difficoltà dal punto di vista legale rispetto a quelle condotte nel mercato interno europeo – le imprese esportatrici potrebbero esporsi a notevoli rischi qualora sottovalutassero l’importanza di regolare i rapporti con la controparte extra-europea sulla base di un testo contrattuale in linea con gli obiettivi d’impresa.

Ad esempio, la mancata scelta o la scelta errata da un punto di vista strategico della legge applicabile o del metodo di risoluzione delle controversie (giudice nazionale, arbitrato, ADR) potrebbe condurre, in caso di lite (ad esempio per mancato pagamento delle merci o per contestazioni circa la conformità dei prodotti), all’impossibilità di far valere efficacemente e con successo le proprie ragioni.

Avv. Luca Davini
Avv. Massimiliano Gardelllin

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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gabriele

Quindi, se io non accetto una dilazione dell'indennita' dovuta ed accettata , la legge inglese prevede che la mandante mi debba liquidare in un'unica soluzione?

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Marcello

Buongiorno, in linea di principio il pagamento dell'indennità, se legalmente dovuta, dovrebbe essere effettuato in un' unica soluzione ma le parti possono concordare diversamente. cordiali saluti Marcello Mantelli

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