Contratti internazionali con partner con sede negli Emirati Arabi Uniti: scelta del metodo di risoluzione delle controversie

Gli Emirati Arabi Uniti (“EAU”) presentano un’economia aperta e dinamica che, nell’arco di pochi decenni, ha saputo trasformarsi in una delle realtà più sviluppate del Medio Oriente, riuscendo a sfruttare al meglio le ingenti riserve di petrolio e gas naturale del territorio e la favorevole posizione geografica fra Asia, Europa ed Africa. 

Come gli altri Paesi della regione (e del mondo), gli EAU sono stati colpiti dalla pandemia da Covid-19 (per la gestione dei contratti colpiti dalla Pandemia si veda un precedente articolo pubblicato sul nostro blog Emirati Arabi Uniti: causa di forza maggiore e contratti internazionali).  

Ciononostante, il Paese sta evidenziando un’apprezzabile capacità di reazione e resilienza, che si radica nei solidi fondamentali dell’economia (basso livello di indebitamento pubblico, consolidato surplus delle partite correnti e reddito pro capite tra i più elevati al mondo).  

Inoltre, grazie alle ingenti riserve valutarie accumulate negli anni e a un sistema bancario adeguatamente capitalizzato, gli EAU sono stati in grado di fornire sin da subito un forte sostegno alle imprese attivando risorse per circa 77 miliardi di dollari (circa il 22% del PIL).  

La contrazione del PIL nel 2020 (-3,5% secondo il FMI) si prospetta comunque inferiore rispetto a quella prevista a livello globale, e già dal prossimo anno (+3,3%) l’attività economica dovrebbe recuperare e ritornare su livelli prossimi a quelli pre-crisi.  

Per quanto concerne le esportazioni italiane (siamo il 9° fornitore) i settori trainanti risultano: tecnologia e macchinarigioielleriacosmeticimobiliFashion Industry, quindi motoriautoveicoli, e strumenti ed apparecchi di misurazionetubicondotte e “strumenti e forniture mediche e dentistiche“. 

Inoltre, l’EXPO2020 Dubai (che si svolgerà tra il 1º ottobre 2021 e il 31 marzo 2022) costituirà la prima manifestazione universale dopo l’emergenza sanitaria e la crisi economica causate dalla pandemia e una grande occasione per rilanciare il ruolo degli EAU quale piattaforma di collegamento tra Asia, Europa ed Africa.   

Dal punto di vista delle tutele contrattuali l’esportatore italiano dovrà prestare, in via preliminare, particolare attenzione alla clausola di scelta del “foro competente” a decidere la controversia tenuto conto delle diverse autorità giurisdizionali presenti negli Emirati Arabi Uniti a cui è possibile demandare la risoluzione della lite. 

Nella Mainland UAE, (nella quale, lo si ricorda, è stata di recente riconosciuta agli investitori esteri la possibilità di una proprietà piena delle società costituite in loco oggetto di nostro precedente articolo sul blog)si applica la UAE local law, ispirata a principi di civil law la cui fonte principale rimane la Sharia Law, con proprie cd. local UAE courts

Diversamente le Free Trade Zones (caratterizzate da forti incentivi, principalmente fiscali, agli investimenti stranieri) prevedono delle autorità giurisdizionali indipendenti modellate sul sistema di common law con procedimenti in lingua inglese, di cui si segnalano qui di seguito le principali: la Dubai International Financial Centre Court (DIFC Court) e la Abu Dhabi Global Market Court (ADGM Court). 

Una valida alternativa a tali giurisdizioni può essere quella di prevedere all’interno del contratto l’arbitrato quale metodo di risoluzione delle controversie, dato che gli Emirati Arabi Uniti hanno aderito alla Convenzione di New York del 1958 in materia di riconoscimento ed esecuzione di lodi arbitrali internazionali.  

Tale soluzione avrebbe il pregio di garantire l’applicazione della legge straniera stabilita dalle parti nel contratto (diversamente, davanti alle UAE Courts, vi è il forte rischio che la legge scelta dalle parti non venga applicata per contrasto con la Sharia, morale o ordine pubblico o ancora perché la parte non ha sufficientemente dimostrato la sua esistenza e contenuto). 

Per un ulteriore approfondimento su pro e contro di tale scelta e sulla previsione di una clausola arbitrale per effettuarla, si rimanda al “decalogo” (in progress) sul nostro blog in materia di arbitrato internazionale.  

Avv. Luca Davini 
Avv. Massimiliano Gardellin 

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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gabriele

Quindi, se io non accetto una dilazione dell'indennita' dovuta ed accettata , la legge inglese prevede che la mandante mi debba liquidare in un'unica soluzione?

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Marcello

Buongiorno, in linea di principio il pagamento dell'indennità, se legalmente dovuta, dovrebbe essere effettuato in un' unica soluzione ma le parti possono concordare diversamente. cordiali saluti Marcello Mantelli

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