Contratti internazionali e legge applicabile in mancanza di scelta nel contratto

Ogni sistema di diritto internazionale privato offre soluzioni differenti con riferimento ai criteri utilizzati per individuare la legge competente, in mancanza di scelta delle parti.

I principali, senza pretesa di completezza, sono:
– il luogo di conclusione del contratto – il diritto del Paese con collegamento più stretto con il contratto;
– il luogo di esecuzione del contratto;
– la residenza o il domicilio della parte che esegue la prestazione caratteristica del contratto.

Tra questi sistemi vi è il Regolamento UE n.593/2008 detto Regolamento Roma I, in vigore dal 18 dicembre 2009 in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, con sola eccezione della Danimarca, che continua ad applicare la Convenzione di Roma del 1980.

Il sistema adottato dal Regolamento Roma I, capovolgendo il sistema previsto dalla Convenzione di Roma del 1980, prevede, in prima battuta, regole specifiche per l’individuazione della legge applicabile per una serie di contratti, quali ad esempio vendita, prestazione di servizi, franchising, distribuzione).

Qualora non siano applicabili le regole di cui sopra, il Regolamento Roma I fa ricorso al criterio della residenza della parte che deve effettuare la prestazione caratteristica ed infine, ove nessuno di tali criteri sia idoneo a determinare la legge applicabile, stabilisce che si faccia riferimento alla legge del Paese con il quale il contratto presenta il collegamento più stretto.

Va poi precisato che contrariamente alla maggior parte dei Paesi europei l’Italia ha adottato (così come Danimarca, Finlandia e Francia) la Convenzione dell’Aja del 15 giugno 1955 sulla legge applicabile alle vendite a carattere internazionale di oggetti mobili corporali, che detta una disciplina parzialmente diversa da quella del Regolamento Roma I.

Conseguentemente il giudice italiano sarà tenuto a determinare la legge applicabile ad un contratto di vendita internazionale di cose mobili sulla base dei criteri adottati dalla Convenzione dell’Aja invece di quelli adottati dal Regolamento Roma I.

In particolare, la Convenzione dell’Aja del 1955 prevede che si debba fare riferimento, in linea di principio, alla legge del Paese di residenza del venditore (come per il reg.593/2008) oppure, se l’ordine di acquisto viene ricevuto da una sede del venditore in un altro Paese, alla legge di tale Paese.

Tuttavia, se l’ordine è ricevuto dal venditore stesso o da un suo rappresentante, agente o commesso viaggiatore, nel Paese del compratore, si applicherà la legge di quest’ultimo Paese. Come potete constatare vi è una sensibile differenza con il Regolamento Roma I, considerato che in molti settori la trasmissione degli ordini tramite un agente del venditore operante nel Paese del venditore costituisce una prassi normale. Saranno quindi potenzialmente numerosi i casi in cui, in mancanza di scelta, la Convenzione dell’Aja porterà ad applicare la legge del compratore invece di quella del venditore.

Si noti, è bene ricordarlo, che l’applicazione della suddetta Convenzione dell’Aja, con conseguente individuazione della legge applicabile nella legge del venditore ovvero del compratore, porterà per un buon numero di casi alla medesima soluzione ovvero all’applicazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui contratti di vendita internazionale di merci, siglata a Vienna l’ 11aprile 1980 (“La Convenzione”).

La Convenzione è stata oggetto di ratifica da parte del legislatore italiano ed è in vigore ad oggi in 92 Stati europei ed extra-europei, tra i quali, a titolo esemplificativo, la maggior parte degli stati membri dell’Unione Europea (con la rilevante eccezione dell’Inghilterra e di Malta, Irlanda e Portogallo). Nell’area esterna all’UE si segnalano tra li altri Brasile, Russia, gli Stati Uniti, Canada e Cina.

La Convenzione detta una disciplina uniforme della vendita internazionale che viene a far parte del diritto interno dei Paesi aderenti, che disporranno quindi di una duplice normativa in tema di vendita: quella della Convenzione applicabile alle vendite internazionali e quella nazionale applicabile alle vendite interne.

Marcello Mantelli
Avvocato in Milano e Torino

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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gabriele

Quindi, se io non accetto una dilazione dell'indennita' dovuta ed accettata , la legge inglese prevede che la mandante mi debba liquidare in un'unica soluzione?

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Marcello

Buongiorno, in linea di principio il pagamento dell'indennità, se legalmente dovuta, dovrebbe essere effettuato in un' unica soluzione ma le parti possono concordare diversamente. cordiali saluti Marcello Mantelli

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