Covid-19 e Made in Italy: gli effetti positivi della Pandemia

Secondo uno studio della società di consulenza globale Alvarez&Marsal, in collaborazione con Retail Economics, nel 2021 in Italia ci sarà un calo delle importazioni dall’estero, con una conseguente crescita consistente del consumo di prodotti Made in Italy, per un valore di circa 3-4 miliardi in più rispetto al 2020.

L’epidemia globale ha infatti reso necessaria una revisione dei consumi e della produzione, determinando una riorganizzazione profonda delle catene di approvvigionamento.

Di conseguenza, secondo lo studio effettuato sulle 30 principali catene di distribuzione presenti in sei Paesi europei (Italia, Francia, Inghilterra, Spagna, Germania e Svizzera), il 55% dei rivenditori avrebbe già iniziato a diversificare la rete di fornitori, spingendo sempre di più verso una rete di near-shoring (riavvicinamento delle fonti di approvvigionamento)ma anche di on-shoring (ossia la riconduzione dell’intera filiera produttiva all’interno dei confini nazionali).

Secondo un’analisi specifica di Coldiretti sul Made in Italy, un caso simbolo sarebbe poi determinato dalla pasta prodotta con grano italiano, che ha visto gli acquisti crescere in valore del 29% nel 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Tale tendenza è data soprattutto dalla volontà dei consumatori di cercare prodotti di origine nazionale. Di talché, il risultato è che oggi “un pacco di pasta su cinque venduto al supermercato utilizza esclusivamente grano duro coltivato in Italia”.

In questo senso, è chiara la volontà dei rivenditori – italiani ed europei – di progettare catene di fornitura (supply chain) più intelligenti, affidabili e, come nel caso dell’Italia, più corte.

A spingere verso questi fenomeni non è soltanto l’effetto della Pandemia. Secondo il Report Alvarez&Marsal, vi sono infatti ulteriori fattori che inciderebbero sul modo in cui le catene si organizzeranno in futuro, come la Brexit e, non da ultimo, la crescente necessità di sostenibilità.

Quest’ultima, soprattutto, sta spingendo le catene della distribuzione ad intervenire, investendo soprattutto in cybersecurity, digitalizzazione e automazione.

Sono molte, dunque, le trasformazioni che interessano le catene di approvvigionamento, con il fine specifico di creare mercati più sostenibili e soprattutto rivolti alle richieste dei consumatori. Valutare attentamente l’evoluzione in atto permetterà dunque di rimanere competitivi sul mercato, preparandosi al meglio per i cambiamenti in vista.

Luca Davini
Avvocato in Milano e Torino

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Marcello

Buonasera, grazie per la sua richiesta. Per richiedere una consulenza deve inviare un'email con il suo quesito, allegando il contratto e ogni altro documento rilevante (ad esempio scambio di email) a [email protected] forniremo un preventivo una volta ottenuto il suo consenso al trattamento dei dati personali al fine dell'evasione della richiesta. cordiali saluti La segreteria

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Matteo

Salve, Ho depositato una SECONDA versione di un mio brano, insieme ad un'altra persona, che (nel deposito stesso, da parte mia su Soundreef, da parte sua su Siae) figura come arrangiatore. Io, sempre come autore e compositore. Nei rispettivi depositi le percentuali su DEM e DRM sono così suddivise: 60% io 40% lui. La persona che doveva figurare come arrangiatore, mi ha girato il "contratto di distribuzione" della MgM (in cui invece, inaspettatamente, figura come etichetta discografica). Fino a dove arrivo a capire in ambito legale, leggendo il contratto ci sono diverse cose che, a mio avviso, non tornano. Volevo sapere come fare per richiedere una consulenza da parte vostra. Grazie in anticipo. Matteo.

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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