Covid-19: la Cassazione si esprime in favore della rinegoziazione obbligatoria dei contratti commerciali colpiti dall’emergenza sanitaria

Attraverso un’approfondita Relazione, l’Ufficio del Massimario della Corte di Cassazione è intervenuto sul tema legato all’emergenza sanitaria e all’impatto che questa ha avuto sui contratti commerciali, giungendo ad una soluzione da più parti ritenuta l’unica percorribile: la rinegoziazione obbligatoria per riequilibrare i rapporti commerciali in corso.

Stante l’incertezza legata agli interventi del legislatore, le uniche soluzioni percorse in questi mesi sono state infatti ispirate ai rimedi previsti dal Codice civile (quali la risoluzione per impossibilità sopravvenuta – ex artt. 1256 e 1463 c.c. – o per eccessiva onerosità sopravvenuta, ex art. 1467 c.c.) i quali tuttavia provocano lo scioglimento definitivo del contratto.

L’intervento della Corte di Cassazione è indirizzato viceversa a seguire e realizzare l’interesse principale delle parti, consistente nel mantenere in vita il rapporto contrattuale – rivedendone tuttavia le condizioni in questa fase emergenziale – nell’attesa che tale periodo di crisi cessi e che si possa tornare alle condizioni originariamente previste senza giungere allo scioglimento del rapporto contrattuale.

È in tale ottica, dunque, che la Suprema Corte ha chiarito i seguenti punti:

1- la previsione di una forma di rinegoziazione puramente volontaria non risulta efficace per risolvere i problemi derivanti dall’epidemia da Covid-19 (si veda il caso di un contratto di locazione commerciale, dove chiaramente locatore e conduttore hanno interessi confliggenti difficilmente conciliabili tramite un rimedio puramente volontario);

2- dovendosi dunque predisporre una rinegoziazione obbligatoria, la base giuridica della stessa si rinviene nell’indirizzo secondo cui nei contratti di durata (quale ad esempio il contratto di locazione commerciale), qualora insorgano degli eventi imprevedibili successivi alla stipula del contratto, sorge un dovere di cooperazione delle parti per rinegoziare lo stesso, secondo il principio di buona fede ex art. 1375 c.c.

In base a tale principio, la rinegoziazione risulta obbligatoria per adattare il contratto alle circostanze sopravvenute, rispondendo così anche all’esigenza di mantenere il rapporto contrattuale in vita grazie allo sforzo e alla cooperazione di entrambe le parti;

3- l’oggetto di tale obbligo di rinegoziazione consiste nel condurre la trattativa con un atteggiamento costruttivo volto a ricercare una possibile soluzione, escludendosi così la possibilità di rifiutarsi o di intrattenere dette trattative con un atteggiamento “malizioso” e non intenzionato a giungere alla conclusione delle stesse;

4- nel caso di un tentativo di rinegoziazione fallito, può aversi intervento del giudice solamente qualora la modifica e la riformulazione del contratto venga fatta nei limiti e secondo i parametri fissati dalle parti stesse, operando in tal senso una semplice interpretazione della volontà delle parti e non una limitazione della stessa.

In conclusione, alla luce dell’intervento fondamentale della Cassazione per fornire linee guida più chiare sulla gestione dei rapporti contrattuali durante questo delicato periodo (così come il D.L. relativo alla mediazione obbligatoria per le controversie causate da inadempimento contrattuale a seguito della Pandemia), d’ora in avanti sarà necessario esperire un tentativo di rinegoziazione obbligatoria per il riequilibrio dei rapporti commerciali e per la prosecuzione degli stessi.

Luca Davini
Avvocato in Milano e Torino

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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gabriele

Quindi, se io non accetto una dilazione dell'indennita' dovuta ed accettata , la legge inglese prevede che la mandante mi debba liquidare in un'unica soluzione?

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Marcello

Buongiorno, in linea di principio il pagamento dell'indennità, se legalmente dovuta, dovrebbe essere effettuato in un' unica soluzione ma le parti possono concordare diversamente. cordiali saluti Marcello Mantelli

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