Crisi energetica: risoluzione del rapporto quale soluzione all’instabilità contrattuale

Luca Davini

Avvocato in Milano e Torino

A seguito dell’aumento repentino dei costi dell’energia causato dalla crisi finanziaria e del conflitto bellico in corso, ben oltre le normali oscillazioni dell’indice dei prezzi, è sempre più frequente il ricorso agli strumenti previsti dall’articolo 1467 del Codice civile, che conducono tuttavia alla risoluzione dei rapporti contrattuali.

Tale rimedio prevede infatti che, ove la sproporzione delle prestazioni economiche sia causata da un avvenimento straordinario ed imprevedibile, la parte che si trova a dover sopportare lo svantaggio causato dal dover proseguire l’esecuzione delle proprie prestazioni, possa chiedere la rinegoziazione delle clausole originarie oppure la cessazione del rapporto.  

Su questo principio poggia la pronuncia del Tribunale di Arezzo dello scorso giugno 2022.

Il caso ha ad oggetto la richiesta di risoluzione contrattuale presentata da un’impresa parte di un contratto di fornitura di servizi di deposito stoccaggio e movimentazione merci mediante ricorso d’urgenza.

In forza del contratto in corso, la ricorrente era tenuta a custodire nelle proprie celle frigorifere i beni dell’altro contraente, a fronte di un corrispettivo determinato nel 2021.

Tuttavia, a seguito dell’inaspettato ed improvviso aumento dei costi della fornitura energetica necessaria ad alimentare le celle frigorifere, i costi di gestione del servizio erano divenuti insostenibili in misura tale che il corrispettivo pattuito un anno prima non risultava più adeguato a garantire l’equilibrio tra le reciproche obbligazioni.

Conseguentemente il fornitore del servizio, dopo aver formulato una proposta di rinegoziazione del prezzo iniziale, non accettata da controparte, ha deciso di promuovere un giudizio davanti al Tribunale competente.  

Dopo aver esaminato la questione, il giudice del Tribunale di Arezzo ha accolto il ricorso con le seguenti motivazioni:  

1.in primo luogo, ha ritenuto fondata la richiesta di risoluzione per ipotesi di eccessiva onerosità sopravvenuta. Come previsto dal dettato normativo, anche nel caso di specie la sensibile ed imprevedibile variazione dei costi dell’energia elettrica sarebbe risultata tale da superare l’ambito della normale alea contrattuale, integrando correttamente il presupposto dello squilibrio sinallagmatico dipendente da “abnormi cause di natura economica e finanziaria, di carattere generale o particolare, che incidano sui prezzi stessi in maniera straordinaria e imprevedibile”;

2.ha inoltre precisato che tale squilibrio, peraltro destinato a perdurare per un tempo indefinito, risultava essere tale da giustificare preliminarmente per la parte svantaggiata una richiesta di rinegoziazione delle clausole contrattuali divenute eccessivamente onerose, richiesta alla quale controparte avrebbe potuto (e dovuto) aderire, in virtù del principio generale di buona fede contrattuale persistente durante tutta la fase di esecuzione del contratto.

Il Tribunale ha pertanto reputato necessaria l’adozione del rimedio risolutorio alla luce dell’attuale ed elevato rischio oggettivo di danno economico che il perdurare della situazione avrebbe determinato al bilancio del fornitore; contestualmente ha accolto l’istanza di applicazione di misure di coercizione indiretta, formulata dalla ricorrente per ottenere l’effettiva liberazione delle celle frigorifere.

Tale disposto – che segue tra l’altro i principi già espressi in recenti pronunce dei Tribunali di Roma e Milano – fotografa non solo il presupposto oggettivo dell’attuale difficoltà economica delle imprese italiane, ma sintetizza la consolidata tendenza nel nostro ordinamento ad adoperare la risoluzione dei rapporti contrattuali quale unico effettivo rimedio al sensibile aumento di prezzi dell’energia e delle materie prime.

In carenza di un approccio giurisprudenziale teso alla rideterminazione delle clausole contrattuali divenute svantaggiose in via equitativa, è pertanto caldamente consigliato alle parti:

-di attuare tutte le misure necessarie per tentare una rinegoziazione dei rapporti contrattuali in corso, con lo scopo di salvaguardare la relazione commerciale e/o

-di predisporre, per i futuri contratti, una clausola di eccessiva onerosità che preveda la necessità di rinegoziare secondo buona fede le prestazioni contrattuali, in caso di eventi imprevisti e imprevedibili che si riflettano sull’originario equilibrio finanziario tra le rispettive prestazioni.

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Marcello

Buonasera, grazie per la sua richiesta. Per richiedere una consulenza deve inviare un'email con il suo quesito, allegando il contratto e ogni altro documento rilevante (ad esempio scambio di email) a [email protected] forniremo un preventivo una volta ottenuto il suo consenso al trattamento dei dati personali al fine dell'evasione della richiesta. cordiali saluti La segreteria

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Matteo

Salve, Ho depositato una SECONDA versione di un mio brano, insieme ad un'altra persona, che (nel deposito stesso, da parte mia su Soundreef, da parte sua su Siae) figura come arrangiatore. Io, sempre come autore e compositore. Nei rispettivi depositi le percentuali su DEM e DRM sono così suddivise: 60% io 40% lui. La persona che doveva figurare come arrangiatore, mi ha girato il "contratto di distribuzione" della MgM (in cui invece, inaspettatamente, figura come etichetta discografica). Fino a dove arrivo a capire in ambito legale, leggendo il contratto ci sono diverse cose che, a mio avviso, non tornano. Volevo sapere come fare per richiedere una consulenza da parte vostra. Grazie in anticipo. Matteo.

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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