Diritto dell’entertainment: la nuova frontiera degli eSports

Più volte su questo blog abbiamo affrontato il tema legato alle nuove tecnologie, sottolineando il rapido sviluppo di tale branca, con la conseguente necessaria elaborazione di discipline sempre più specifiche adatte a regolamentare settori tra loro molto diversi.

Un settore di particolare rilevanza per la branca hi-tech risiede poi nell’eSport, ossia negli sport elettronici praticati attraverso videogiochi competitivi di livello professionistico.

I numeri parlano da soli: un mercato che vale 152 miliardi di dollari – i cui protagonisti competono per montepremi superiori a venti milioni di dollari – e che, solo nel 2019, ha fatto giocare almeno 2,4 miliardi di persone (in altre parole, un terzo della popolazione mondiale).

Malgrado il rapido e sorprendente sviluppo di tale settore, va rilevata tuttavia la totale mancanza di una disciplina uniforme in materia che permetta di regolamentare un mercato tanto consistente.

Si ritiene, infatti, che l’eSport rientri nel settore “intrattenimento”, non essendo dunque possibile inquadrarlo quale “sport” a tutti gli effetti, e purtuttavia, nessuna disciplina unitaria viene fornita per la gestione di tale branca del settore entertainment.

Alcuni Paesi hanno provato a fornire una disciplina in materia, come nel caso della Francia che ha approvato un decreto (n.871/2017) integrativo della Legge francese sul Digitale, all’interno del quale si fornisce per la prima volta una definizione di “giocatore professionale di videogiochi” (ossia chi compete attraverso videogiochi all’interno di un team che deve essere autorizzato dal Ministero per il Digitale e che percepisce una retribuzione per il lavoro svolto) e si stabilisce la durata massima per i contratti in materia (5 anni) e l’età minima dei partecipanti ad un torneo a premi (12 anni).

Altri Paesi, viceversa, fanno molta fatica a qualificare e, di conseguenza, regolamentare gli eSports, con un conseguente alto rischio, durante i tornei a premi, di violazioni delle norme in materia di gambling (gioco d’azzardo) che comportano sanzioni per gli organizzatori e le parti interessate.

L’Italia in proposito sta lavorando per elaborare una disciplina in grado di tutelare l’eSport in generale (ricordiamo, un’industria a tutti gli effetti con un valido potenziale di investimento) e i gamers nello specifico, al fine di riconoscere loro la qualifica di professionisti, e quindi di fornire una tutela effettiva del rapporto di lavoro tra questi e i team di riferimento.

Il consiglio pratico, nell’attesa che venga sviluppata una disciplina completa e dettagliata in materia, è dunque quello di valutare e gestire attentamente i rapporti tra gamers e team, ma anche i rapporti tra gamers e sponsors o società di talent management per la gestione delle attività dei gamers professionisti, rivolgendosi, se necessario, ad esperti del settore.

Marcello Mantelli
Avvocato in Milano e Torino

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