Diritto dell’entertainment: l’uso dell’immagine dei calciatori professionisti

Entro quali limiti è possibile per una società sfruttare l’immagine di un calciatore famoso? Per rispondere a tale domanda, è necessario innanzitutto inquadrare la questione dal punto di vista giuridico.

La legge n. 633 del 1941 sul diritto d’autore prevede, all’art. 97, che la riproduzione di una certa immagine, anche per fini commerciali, può prescindere dal consenso della persona raffigurata qualora sia giustificata dalla notorietà della persona stessa oppure dal fatto che l’immagine ritraente il soggetto famoso sia collegata a fatti o ad eventi pubblici o di interesse pubblico.

In tal senso, dunque, l’immagine di un calciatore (a ben vedere, un personaggio noto che partecipa ad eventi – le partite – pubblici) rientra pienamente nella definizione fornita dall’art. 97, di talché sembrerebbe utilizzabile senza il consenso del calciatore stesso, senza incorrere in alcun tipo di violazione (fatta salva la previsione dell’art. 97 comma 2, il quale pone un divieto di utilizzo dell’immagine qualora questa determini un pregiudizio per l’onore, la reputazione o il decoro della persona raffigurata).

Secondo l’interpretazione appena fornita, dunque, una società ben potrebbe utilizzare l’immagine di un calciatore famoso senza il suo consenso per fini commerciali (senza lederne l’onore).

Tuttavia, oltre alle previsioni della legge sul diritto d’autore, va considerato anche l’orientamento giurisprudenziale. A partire dal noto “caso Mazzola” degli anni ’70, infatti, sia la Corte d’appello di Milano che la Corte di Cassazione hanno espresso un indirizzo contrastante con tale libertà di utilizzo dell’immagine di personaggi noti senza il loro consenso.

Entrambe le corti, infatti, hanno chiarito che la realizzazione di bambolotti per bambini, da parte di una società del settore, raffiguranti il celebre calciatore Mazzola (senza il suo previo consenso) non può essere considerata lecita, in quanto l’uso per fini commerciali dell’immagine di un personaggio noto è possibile, ma solo nella misura in cui sia finalizzato ad un’attività di tipo informativo o comunque avente una rilevanza pubblica.

In tal senso, la giurisprudenza introduce un nuovo orientamento, in base al quale, se la finalità perseguita ha natura unicamente economica, l’uso dell’immagine non può essere libero, ma si deve fondare sul consenso del personaggio famoso.

Tale consenso, inoltre, anche se espresso tramite contratto stipulato con una società, è sempre revocabile dal personaggio famoso, trattandosi di un negozio giuridico unilaterale (e purtuttavia resta ferma, in questo caso, la possibilità per la controparte di ricevere un risarcimento dei danni).

Chiariti questi aspetti generali, il personaggio famoso (in questo caso un calciatore professionista) gode dunque di un potere assoluto relativamente all’utilizzo della propria immagine, potendo decidere di non cederne i diritti di uso o di cederli sia alla società per la quale è tesserato che ad una società terza.

In questo ultimo caso, il consiglio pratico per la società terza che voglia ottenere i diritti di uso dell’immagine del calciatore professionista è quello di predisporre un contratto scritto all’interno del quale andranno inserite clausole specifiche che attribuiscono alla società la gestione dell’immagine per fini commerciali con il consenso espresso del calciatore.

Luca Davini
Avvocato in Milano e Torino

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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gabriele

Quindi, se io non accetto una dilazione dell'indennita' dovuta ed accettata , la legge inglese prevede che la mandante mi debba liquidare in un'unica soluzione?

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Marcello

Buongiorno, in linea di principio il pagamento dell'indennità, se legalmente dovuta, dovrebbe essere effettuato in un' unica soluzione ma le parti possono concordare diversamente. cordiali saluti Marcello Mantelli

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