Diritto nuove tecnologie: il Parlamento europeo adotta tre relazioni in materia di Intelligenza Artificiale

Il Parlamento europeo è recentemente intervenuto in materia di intelligenza artificiale, fornendo alcuni schemi di regolamento per la gestione della nuova tecnologia, in modo tale da garantire sia una disciplina più certa per i consumatori sia una tutela della relativa proprietà intellettuale.

Si evidenzia che anche la Commissione europea ha espresso l’intenzione di aumentare gli investimenti privati e pubblici sulle tecnologie di intelligenza artificiale fino a circa 20 miliardi di euro all’anno, soprattutto in un’ottica di ripresa post-Covid-19.

È in tale ottica – e in attesa della vera e propria proposta legislativa della Commissione europea sull’intelligenza artificiale, in previsione per l’inizio del 2021 – che il Parlamento europeo, il 20 ottobre 2020, ha adottato tre relazioni nelle quali si illustra come l’Ue possa disciplinare al meglio l’intelligenza artificiale, promuovendo inoltre innovazione, standard etici e fiducia nella tecnologia.

Uno degli schemi è relativo all’introduzione di un regime di responsabilità civile per l’intelligenza artificiale, sviluppato con il fine di proteggere i cittadini europei e fornire alle imprese la certezza giuridica necessaria per incoraggiare l’innovazione. La necessità è infatti quella di creare regole uniformi per le imprese, usando come base di partenza la legge esistente.

Con riferimento poi alla disciplina in materia di proprietà intellettuale, il Parlamento si è soffermato sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale alla luce delle questioni riguardanti brevetti e nuovi processi creativi.

Si pensi infatti a quello che l’intelligenza artificiale sviluppa e crea da sola. In tal caso chi ha la titolarità della proprietà intellettuale? Secondo gli eurodeputati, bisogna distinguere tra:

– creazioni umane ottenute con l’assistenza dell’intelligenza artificiale (in tal caso risulta agevole ricondurre personalità giuridica e relativi diritti di proprietà intellettuale in capo al soggetto che ha ottenuto la creazione);

– creazioni generate esclusivamente dall’intelligenza artificiale (qui diventa più complicato stabilire una personalità giuridica in capo all’IA, di conseguenza – secondo gli eurodeputati – la titolarità dei diritti di proprietà intellettuale dovrebbe essere concessa solo agli esseri umani).

Anche l’European Patent Office (EPO) si è espresso al riguardo, ritenendo che l’interpretazione del quadro giuridico relativo al brevetto europeo chiarisca come l’inventore deve obbligatoriamente essere una persona fisica.

Va inoltre segnalato come, sebbene gli schemi così sviluppati non siano in alcun modo vincolanti, all’interno degli stessi viene inoltre previsto un “Trustworthy Assessment”, ossia un elenco di principi a cui le aziende dovrebbero attenersi nello sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale, tra cui, in particolare: azione-supervisione umana, sicurezza, privacy, governance dei dati e trasparenza.

Pertanto, in attesa della proposta legislativa della Commissione europea, la quale si spera farà chiarezza sulle questioni sopra viste stabilendo una disciplina più uniforme a livello europeo, l’Unione europea alza l’asticella promuovendo l’adozione di standard elevati a livello globale per lo sviluppo o l’utilizzo di intelligenza artificiale.

Marcello Mantelli
Avvocato in Milano e Torino

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Marcello

Buonasera, grazie per la sua richiesta. Per richiedere una consulenza deve inviare un'email con il suo quesito, allegando il contratto e ogni altro documento rilevante (ad esempio scambio di email) a [email protected] forniremo un preventivo una volta ottenuto il suo consenso al trattamento dei dati personali al fine dell'evasione della richiesta. cordiali saluti La segreteria

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Matteo

Salve, Ho depositato una SECONDA versione di un mio brano, insieme ad un'altra persona, che (nel deposito stesso, da parte mia su Soundreef, da parte sua su Siae) figura come arrangiatore. Io, sempre come autore e compositore. Nei rispettivi depositi le percentuali su DEM e DRM sono così suddivise: 60% io 40% lui. La persona che doveva figurare come arrangiatore, mi ha girato il "contratto di distribuzione" della MgM (in cui invece, inaspettatamente, figura come etichetta discografica). Fino a dove arrivo a capire in ambito legale, leggendo il contratto ci sono diverse cose che, a mio avviso, non tornano. Volevo sapere come fare per richiedere una consulenza da parte vostra. Grazie in anticipo. Matteo.

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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