Diritto nuove tecnologie: smart contracts e blockchain al servizio della supply chain

In un mondo sempre più tecnologico, nuovi strumenti quali gli smart contracts e la tecnologia blockchain possono tornare estremamente utili dal punto di vista giuridico, in quanto permettono alle parti di determinare e misurare specifici parametri contrattuali in modo rapido e soprattutto trasparente.

Gli smart contracts consistono in un insieme di istruzioni precodificate le quali, al compimento di una determinata azione, avviano una “risposta” alla stessa, tramite il compimento di un’altra azione correlata alla prima.

La blockchain (letteralmente “catena di blocchi”) consente di gestire e aggiornare, in modo sicuro, un registro di dati e informazioni sfruttando le caratteristiche proprie di una rete informatica, senza il necessario controllo da parte di un’entità centrale.

Entrambe le tecnologie, a ben vedere, risultano estremamente utili nella gestione di una catena di approvvigionamento (la c.d. supply chain), in quanto permettono di notificare alle parti di una transazione qualsivoglia violazione o problema istantaneamente.

Tale fine è reso possibile dal fatto che gli smart contracts costituiscono parti di software che permettono alle parti di un rapporto commerciale di effettuare una transazione tra loro utilizzando la sicurezza della tecnologia blockchain, agendo in questo modo nella più totale trasparenza.

Questo è il motivo principale per cui ad oggi tali tecnologie vengono testate maggiormente, soprattutto per quanto riguarda un’applicazione delle stesse ai contratti commerciali. A titolo esemplificativo, si veda il caso di Trazable, una start-up spagnola che ha applicato queste tecnologie all’industria agroalimentare, sottolineando come i maggiori vantaggi dati dall’uso di smart contracts e blockchain nella supply chain sono dati da:

maggiore trasparenza nello scambio di informazioni tra le parti;

maggiore trasparenza nella tracciabilità dei prodotti e di tutti i documenti ad essi collegati;

riduzione delle disuguaglianze di informazioni condivise tra le parti;

scambio di informazioni in tempo reale;

riduzione dei rischi per i consumatori finali;

notifica istantanea di eventuali problemi/inadempimenti, rendendo possibile una tracciabilità sicura nel tempo, in modo tale da individuare i soggetti responsabili in maniera più semplice e sicura.

Oltre a tali applicazioni, le nuove tecnologie descritte possono risultare molto utili anche nella gestione dei contratti durante l’attuale situazione di emergenza, garantendo un livello di certezza contrattuale tale da rispondere velocemente a qualsiasi impedimento causato dall’epidemia da Covid-19.

Si pensi al caso di un’azienda italiana che ha concluso un contratto di compravendita internazionale con un acquirente tedesco e tuttavia, a causa dell’emergenza sanitaria e dei provvedimenti governativi, ha dovuto interrompere la propria attività, non potendo dunque rispettare i tempi di consegna della merce pattuita al cliente.

In un simile caso, lo sviluppo di un meccanismo alternativo di continuità dell’attività commerciale collegato ad un’analisi relativa alla supply chain permetterebbe alle parti di individuare le soluzioni percorribili anche alla luce di una situazione critica come quella attuale.

Nello specifico, una volta individuati i prodotti disponibili e ricollegati alle priorità delle richieste effettuate dai clienti, l’utilizzo di meccanismi contrattuali innovativi e più flessibili garantirebbe un quadro giuridico più chiaro per sostenere gli ordini e le scadenze anche in un periodo così difficile.

Luca Davini
Avvocato in Milano e Torino

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Marcello

Buonasera, grazie per la sua richiesta. Per richiedere una consulenza deve inviare un'email con il suo quesito, allegando il contratto e ogni altro documento rilevante (ad esempio scambio di email) a [email protected] forniremo un preventivo una volta ottenuto il suo consenso al trattamento dei dati personali al fine dell'evasione della richiesta. cordiali saluti La segreteria

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Matteo

Salve, Ho depositato una SECONDA versione di un mio brano, insieme ad un'altra persona, che (nel deposito stesso, da parte mia su Soundreef, da parte sua su Siae) figura come arrangiatore. Io, sempre come autore e compositore. Nei rispettivi depositi le percentuali su DEM e DRM sono così suddivise: 60% io 40% lui. La persona che doveva figurare come arrangiatore, mi ha girato il "contratto di distribuzione" della MgM (in cui invece, inaspettatamente, figura come etichetta discografica). Fino a dove arrivo a capire in ambito legale, leggendo il contratto ci sono diverse cose che, a mio avviso, non tornano. Volevo sapere come fare per richiedere una consulenza da parte vostra. Grazie in anticipo. Matteo.

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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