Contesa la proprietà dei codici sorgente tra committente e sviluppatore del software

Il Tribunale di Bologna decide in favore del committente

Marcello Mantelli
Avvocato in Milano e Torino

Sulla delicata questione sulla spettanza della proprietà dei codici sorgente contesa tra committente e sviluppatore del software è intervenuto di recente il Tribunale di Bologna-Sez .Specializzata in materia di impresa (Sent. n. 96/2020), nell’ambito di una controversia sorta tra una società e uno sviluppatore di software al quale era stata commissionata la realizzazione di un software di gestione dei dati.

Il Tribunale di Bologna ha effettuato un’ampia analisi della materia oggetto del contendere ed ha evidenziato che la regola generale di cui all’art.63 Codice della Proprietà Intellettuale (CPI), prevede che i diritti economici derivanti dall’opera creativa spettino all’autore originario. Tuttavia, tale regola sopporta delle rilevanti eccezioni:

-Una prima eccezione si rileva dall’art. 64 CPI laddove esso deroga al principio della titolarità dell’opera in capo all’autore originario nel caso delle invenzioni create dal dipendente. In tal caso, in presenza di un contratto di lavoro che preveda la realizzazione di una determinata opera dietro compenso, i diritti di utilizzazione economica ricadono – indipendentemente dalla volontà dell’autore – in capo al datore di lavoro, fatto salvo il diritto morale del creatore dell’opera di esserne riconosciuto quale autore.

-Una seconda eccezione si rinviene all’art. 12-bis L.A., in base al quale, proprio in materia di software, si stabilisce che “salvo patto contrario, il datore di lavoro è titolare del diritto esclusivo di utilizzazione economica del programma per elaboratore o della banca dati creati dal lavoratore dipendente nell’esecuzione delle sue mansioni o su istruzioni impartite dallo stesso datore di lavoro”.

Pertanto, le due norme ora riportate costituiscono due evidente deroghe al principio della titolarità esclusiva dell’opera in favore del suo autore previsto dal CPI.

Nel caso in esame lo sviluppatore era tuttavia un lavoratore autonomo e non un lavoratore subordinato e il Tribunale si è posto la questione se le due predette eccezioni siano applicabili anche nel campo del lavoro autonomo dando risposta affermativa.

Ha infatti deciso che -secondo quanto stabilito dalla disciplina del contratto a progetto contenuta nel Jobs Act (L. 81/2017) – i diritti di utilizzazione economica relativi alle invenzioni realizzate nell’esecuzione del contratto spettano al lavoratore autonomo, salvo che l’attività inventiva non sia prevista espressamente come oggetto del contratto tra le parti, nella fattispecie committente e sviluppatore del software, circostanza che si è verificata nel caso in esame.

In questo caso la titolarità dei diritti derivanti dall’opera spetta alla società committente.

Da ricordare l’importanza di un’attenta e chiara regolazione contrattuale per evitare dispute sulla  titolarità dei diritti derivanti dall’opera.

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Marcello

Buonasera, grazie per la sua richiesta. Per richiedere una consulenza deve inviare un'email con il suo quesito, allegando il contratto e ogni altro documento rilevante (ad esempio scambio di email) a [email protected] forniremo un preventivo una volta ottenuto il suo consenso al trattamento dei dati personali al fine dell'evasione della richiesta. cordiali saluti La segreteria

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Matteo

Salve, Ho depositato una SECONDA versione di un mio brano, insieme ad un'altra persona, che (nel deposito stesso, da parte mia su Soundreef, da parte sua su Siae) figura come arrangiatore. Io, sempre come autore e compositore. Nei rispettivi depositi le percentuali su DEM e DRM sono così suddivise: 60% io 40% lui. La persona che doveva figurare come arrangiatore, mi ha girato il "contratto di distribuzione" della MgM (in cui invece, inaspettatamente, figura come etichetta discografica). Fino a dove arrivo a capire in ambito legale, leggendo il contratto ci sono diverse cose che, a mio avviso, non tornano. Volevo sapere come fare per richiedere una consulenza da parte vostra. Grazie in anticipo. Matteo.

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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