Distacco transnazionale di lavoratori: la Corte di Giustizia Ue interviene in materia di trasporto su strada

Marcello Mantelli
Avvocato in Milano e Torino

Con sentenza 1° dicembre 2020 (causa C-815/18), la Corte di Giustizia dell’Unione europea è intervenuta in materia di distacco dei lavoratori, chiarendo la portata della direttiva 96/71/CE e ricomprendendo all’interno della stessa il caso dei trasporti su strada.

Il caso riguarda tre distinte società di trasporti aventi sede nei Paesi Bassi, in Germania ed Ungheria. Nello specifico, la società olandese stipulava diversi contratti di noleggio per il trasporto internazionale di merci su strada con le altre due società, mentre queste ultime si occupavano di ingaggiare i conducenti per l’esecuzione dei contratti.

La controversia è nata a seguito dell’intervento della Federazione dei sindacati dei Paesi Bassi (FNV), la quale lamentava una violazione da parte delle tre società della direttiva 96/71/CE in materia di distacco dei lavoratori.

Questo perché, secondo la FNV, i lavoratori provenienti da Germania e Ungheria esercitavano l’attività di conducenti nell’ambito di contratti di noleggio stipulati dalla società olandese, dove il noleggio di fatto iniziava e finiva nei Paesi Bassi, sebbene la maggior parte dei trasporti effettuati si svolgesse al di fuori del territorio olandese.

La società olandese, essendo membro dell’associazione dei Paesi Bassi per il trasporto su strada, rientrava nel contratto collettivo di lavoro (CCL) “trasporto di merci”, concluso tra la società e la FNV. In tal senso, la FNV sosteneva dunque che la società olandese, pur avvalendosi di autisti tedeschi ed ungheresi, avrebbe dovuto applicare le condizioni di lavoro previste dal CCL “trasporto merci”, considerando i lavoratori quali “lavoratori distaccati” ai sensi della direttiva 96/71/CE.

Giunta la questione alla Corte di Giustizia Ue (CGUE), il quesito posto riguarda la natura della direttiva 96/71/CE e l’applicabilità o meno di questa ai lavoratori che effettuano trasporto su strada.

Intervenuta sul caso, la CGUE ha dunque dapprima chiarito che la direttiva 96/71/CE si applica ad ogni prestazione di servizi transnazionale che determini un distacco di lavoratori, includendo in tal senso anche il caso del trasporto su strada.

Ad ogni modo, la Corte ha sottolineato che, perché si possa parlare di autisti aventi la qualità di lavoratori distaccati, è necessario che l’esecuzione del lavoro presenti un legame sufficiente con il territorio dello Stato membro diverso da quello di provenienza del lavoratore.

In tal senso, la CGUE ha ribadito che un autista, messo a disposizione da un’impresa stabilita in uno Stato membro a favore di un’impresa di un altro Stato membro, che riceve istruzioni e inizia e conclude il proprio lavoro all’interno dello Stato della seconda impresa, non si qualifica quale “lavoratore distaccato” se lo svolgimento del lavoro non presenta un legame sufficiente con il territorio della seconda impresa.

Qualora, viceversa, il trasporto venga effettuato interamente tra due punti di uno Stato membro da parte di un’impresa stabilita in un altro Stato membro, lo svolgimento del lavoro da parte dell’autista presenta un legame sufficiente per aversi il caso di “lavoratore distaccato”.

Solamente in questo caso, dunque, si avrà applicabilità della direttiva 96/71/CE e della conseguente disciplina in materia di lavoratori distaccati determinata dai contratti collettivi applicabili a quella determinata categoria professionale.

#distaccotransnazionaledilavoratori #dirittodellavoro #contenziosointernazionale #cortedigiustiziaue #trasportiinternazionali #trasportosustrada #commerciointernazionale #contrattiinternazionali #venditainternazionale #distribuzioneinternazionale

Condividi su:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

VAI AL COMMENTO
gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

VAI AL COMMENTO
Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

VAI AL COMMENTO
gabriele

Quindi, se io non accetto una dilazione dell'indennita' dovuta ed accettata , la legge inglese prevede che la mandante mi debba liquidare in un'unica soluzione?

VAI AL COMMENTO
Marcello

Buongiorno, in linea di principio il pagamento dell'indennità, se legalmente dovuta, dovrebbe essere effettuato in un' unica soluzione ma le parti possono concordare diversamente. cordiali saluti Marcello Mantelli

VAI AL COMMENTO

Seguici su