Distribuzione internazionale: va riconosciuta un’indennità di fine rapporto nei confronti del distributore?

Marcello Mantelli
Avvocato in Milano e Torino

La scelta di attuare il piano marketing operando sui mercati esteri avvalendosi dell’agenzia o della distribuzione internazionale è molto diffusa tra le imprese italiane e si rivela spesso decisiva per l’acquisizione di nuova clientela estera, da fidelizzare e mantenere nel tempo grazie all’opera dell’agente o del distributore.

L’aspettativa dell’impresa – ad ogni modo – è quella di continuare a godere del pacchetto di clientela anche dopo la cessazione del rapporto con l’agente o distributore estero.

In tale ottica, è comunemente noto alle imprese che all’agente di commercio estero potrebbe spettare, all’atto della cessazione del rapporto, un’indennità, la quale va corrisposta – nel caso in cui il rapporto di agenzia sia regolato dalla legge di un paese membro dell’Unione europea – se si verificano le condizioni previste all’art.17 della direttiva CEE/86/653.

Spesso, tuttavia, le imprese ignorano che anche al distributore potrebbe spettare, secondo una specifica legge nazionale o secondo i criteri elaborati dalla giurisprudenza di alcuni paesi europei, un’indennità di cessazione del rapporto al termine della relazione contrattuale con il fornitore.

L’indennità di cui si tratta si può definire in prima battuta come una compensazione economica in favore del distributore per l’apporto di clientela e di fatturato che rimane a favore del fornitore a seguito della cessazione del rapporto commerciale, il cui ammontare viene determinato secondo le circostanze del caso concreto.

L’ammontare dell’indennità in questione potrebbe risultare estremamente gravoso per il fornitore, soprattutto se essa non è stata calcolata nel prezzo di vendita dei prodotti al distributore o perlomeno prevista come possibile esborso finanziario futuro.

In tal senso, è quindi fondamentale:

i- conoscere le linee guida per il sorgere o meno di un tale diritto in favore di un proprio distributore;

ii- verificare se nella prassi aziendale si possono configurare situazioni che possano dare luogo a richieste di indennità;

iii- prendere una decisione informata, predisponendo anticipatamente adeguate protezioni contrattuali, anche al fine di salvaguardare la buona relazione commerciale con il distributore.

Va inoltre considerato che i contraenti possono concordare liberamente la legge applicabile al contratto che regola la loro relazione commerciale e scegliere il giudice o arbitro competente a risolvere le controversie.

In mancanza di scelta della legge applicabile nel contratto, se il rapporto in concreto è qualificabile come distribuzione, si applicherà la legge del Paese in cui il distributore ha la propria residenza abituale.

La questione da affrontare è se la legge prevista nel contratto o la legge che risulta applicabile al contratto, in mancanza di scelta della legge applicabile ad opera delle parti, preveda o meno il diritto all’indennità in favore del distributore.

Nel caso della distribuzione non si è ancora giunti ad una regolamentazione unitaria, nemmeno in ambito europeo, con la conseguenza che:

i) in alcuni paesi (come Italia e Francia) non è prevista un’indennità di fine rapporto in favore del distributore, salvo che essa sia stata espressamente concordata nel contratto;

ii) in alcuni paesi l’indennità viene prevista per legge (si pensi al Belgio);

iii) in altri paesi ancora è stata introdotta e regolamentata dalla giurisprudenza applicando per analogia la normativa sull’agenzia o altri istituti giuridici (è questo il caso di Germania, Austria, Portogallo e Spagna).

In Italia, quindi, l’indennità di clientela non viene concessa in favore del distributore né dalla legge né dalla giurisprudenza. Pertanto, in caso di cessazione del contratto regolato dalla legge italiana, il distributore, salvo diverso accordo contrattuale, non avrà diritto a ricevere alcuna somma a titolo di indennità di clientela qualunque sia il volume d’affari generato o la clientela apportata.

Tuttavia, va considerato che questo è vero qualora il foro competente sia quello italiano. Infatti, in caso di foro competente all’estero e di legge regolatrice italiana applicabile al rapporto, il giudice estero potrebbe comunque applicare il diritto all’indennità come normativa di applicazione necessaria, se tale è per il proprio ordinamento giuridico.

In conclusione, nell’operare con distributori esteri, risulta sempre fondamentale regolare il rapporto commerciale attraverso un contratto completo e ben regolato che non soltanto individui legge applicabile e foro competente, ma che protegga inoltre l’impresa da inaspettate e cospicue richieste di indennità alla fine del rapporto da parte del distributore.

Dal punto di vista dell’esportatore italiano, al fine di evitare il pagamento dell’indennità di clientela, il contratto di distribuzione dovrà quindi essere regolato dalla legge italiana, prevedendo inoltre la risoluzione di eventuali controversie davanti ad un giudice italiano.

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Marcello

Buonasera, grazie per la sua richiesta. Per richiedere una consulenza deve inviare un'email con il suo quesito, allegando il contratto e ogni altro documento rilevante (ad esempio scambio di email) a [email protected] forniremo un preventivo una volta ottenuto il suo consenso al trattamento dei dati personali al fine dell'evasione della richiesta. cordiali saluti La segreteria

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Matteo

Salve, Ho depositato una SECONDA versione di un mio brano, insieme ad un'altra persona, che (nel deposito stesso, da parte mia su Soundreef, da parte sua su Siae) figura come arrangiatore. Io, sempre come autore e compositore. Nei rispettivi depositi le percentuali su DEM e DRM sono così suddivise: 60% io 40% lui. La persona che doveva figurare come arrangiatore, mi ha girato il "contratto di distribuzione" della MgM (in cui invece, inaspettatamente, figura come etichetta discografica). Fino a dove arrivo a capire in ambito legale, leggendo il contratto ci sono diverse cose che, a mio avviso, non tornano. Volevo sapere come fare per richiedere una consulenza da parte vostra. Grazie in anticipo. Matteo.

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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