Distribuzione o vendita? Risoluzione di rapporti continuativi con rivenditori

Marcello Mantelli
Avvocato in Milano e Torino



È prassi diffusa, soprattutto per le piccole – medie imprese italiane, intrattenere relazioni commerciali continuative di fatto, non regolate con contratto, con clienti e/o fornitori situati all’estero, molto spesso sottovalutando o ignorando i potenziali rischi e costi impliciti che ne possano derivare.

Non è, infatti, infrequente che nel corso di questi rapporti, nati come semplici compravendite di merce, si instauri nel tempo un ulteriore rapporto non scritto, un “contratto quadro”, con impegni aggiuntivi rispetto alla semplice consegna delle merci e quindi addizionali rispetto al nucleo tipico della vendita tradizionale (trasferimento della proprietà della merce verso il corrispettivo di un prezzo) e ciò senza che le parti se ne rendano perfettamente conto.

Così, ad esempio, è probabile che le parti concordino le condizioni dei futuri contratti di vendita (termini di consegna, applicabilità di condizioni generali di contratto, modalità di accettazione e/o revoca degli ordini) e, quando il rivenditore assume di fatto il ruolo di distributore, anche una serie di obblighi relativi alla commercializzazione dei prodotti (ad es., pubblicità, azioni promozionali, servizio post-vendita).

Come sempre le problematiche emergono nel momento in cui il rapporto commerciale entra in crisi, quale caso frequente in cui il fornitore decida di interrompere la relazione in atto, per esempio allo scopo di attuare una diversa e più fruttifera strategia commerciale.

Ora, non avendo provveduto a formalizzare tale rapporto di fatto attraverso la stipulazione di contratto di distribuzione/concessione di vendita o similare, le parti avranno perso l’occasione di regolare contrattualmente le modalità di cessazione del rapporto (preavviso, eventuale indennità di clientela) e di risoluzione di eventuali controversie. 

In passato su questo blog abbiamo esaminato dettagliatamente il caso Granarolo / Ambrosi (CGE C-196-15), in cui la Corte di Giustizia UE elenca i parametri per la corretta qualificazione di un rapporto continuativo, a cui si rimanda.

La corretta qualifica del rapporto quale vendita con un cliente abituale, fornitura o concessione di vendita, è difatti fondamentale in quanto rileva sul piano delle conseguenze in caso di cessazione della relazione commerciale.

Infatti, il fornitore che decida di interrompere il rapporto correrà il rischio che il rivenditore invochi l’esistenza di un rapporto continuativo di distribuzione/concessione di vendita reclamando l’obbligo di preavviso e il diritto al versamento di  un’ indennità di fine rapporto e perfino il risarcimento del danno a seconda della situazione di fatto ed alla legge applicabile al rapporto commerciale intercorso.

Il rischio, in concreto, è costituito dal fatto che le scelte strategiche dell’impresa su un certo mercato estero, dove opera un cliente con il quale è in atto da tempo una relazione commerciale di dubbia qualificazione giuridica possono comportare costi non preventivati per risarcimento danni per mancato preavviso ed eventuali indennità.

Appare quindi consigliabile esaminare le relazioni commerciali in corso non regolate da un contratto scritto e valutare la possibilità di regolarle con un contratto in linea con gli obiettivi commerciali dell’impresa.

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Marcello

Buonasera, grazie per la sua richiesta. Per richiedere una consulenza deve inviare un'email con il suo quesito, allegando il contratto e ogni altro documento rilevante (ad esempio scambio di email) a [email protected] forniremo un preventivo una volta ottenuto il suo consenso al trattamento dei dati personali al fine dell'evasione della richiesta. cordiali saluti La segreteria

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Matteo

Salve, Ho depositato una SECONDA versione di un mio brano, insieme ad un'altra persona, che (nel deposito stesso, da parte mia su Soundreef, da parte sua su Siae) figura come arrangiatore. Io, sempre come autore e compositore. Nei rispettivi depositi le percentuali su DEM e DRM sono così suddivise: 60% io 40% lui. La persona che doveva figurare come arrangiatore, mi ha girato il "contratto di distribuzione" della MgM (in cui invece, inaspettatamente, figura come etichetta discografica). Fino a dove arrivo a capire in ambito legale, leggendo il contratto ci sono diverse cose che, a mio avviso, non tornano. Volevo sapere come fare per richiedere una consulenza da parte vostra. Grazie in anticipo. Matteo.

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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