E-commerce: Amazon vs Alibaba sulla food tech industry in India, chi vincerà la sfida?

Continua la competizione tra i due giganti dell’elettronica per il ruolo di leader nel mercato globale. Dopo aver abbandonato l’e-commerce cinese per la troppa forza dei suoi leader locali (Alibaba e JD) il colosso americano rilancia la sfida al gigante cinese nel mercato digitale indiano.

L’obiettivo è assicurarsi quote di mercato della food tech industry indiana.

I motivi? Quasi superfluo elencarli. L’India infatti rappresenta il secondo più grande mercato digitale al mondo (dopo quello cinese) con 1,3 miliardi di abitanti, metà dei quali sotto i 25 anni, ed un pil in crescita del 6/7% annuo. Non solo. La food-tech industry indiana ha registrato una crescita del 140% del volume lordo delle merci e una crescita del 176% degli ordini e, stando alle stime, questo mercato raggiungerà il valore di 5,7 miliardi di dollari entro il 2022. Inevitabile che Jeff Bezos voglia conquistarne una fetta. Anche se il tavolo dei competitors è affollato e non riducibile ai due colossi cinesi Alibaba e Tencent.

Sembra che la strategia di Amazon sia quella di lanciare il proprio food delivery service in ottobre, durante il festival Diwali, attraverso Prime Now, la sua piattaforma di grocery deliver, che per la verità non sta riscuotendo molto successo al momento. Per questo, Amazon crede che aggiungere il servizio delle consegne a domicilio a Prime aiuterà il portale americano a costruire un ecosistema unico che aumenterebbe la sua base di clienti premium ed anche le transazioni attraverso high-frequency services come la consegna di alimenti a domicilio.

Tuttavia, Alibaba ad oggi sembra ancora in vantaggio. La società di Jack Ma sta replicando la strategia che gli ha consentito il successo in casa: approccio diversificato ed investimenti capillari. Si pensi che ha già investito 2 miliardi di dollari nella piattaforma e-commerce ma soprattutto in start up (ad esempio ha acquisito Paytm, app che detiene il monopolio delle transazioni online); inoltre le grocery services BigBasket e Zomato che supporta direttamente sono nettamente preferite dai consumatori rispetto alle grocery services di Amazon che invece faticano a decollare.

La sfida tra i giganti dell’e-commerce continua e per le imprese italiane del settore che intendono approfittare di questi nuovi canali distributivi l’occasione sembra di quelle da non sottovalutare.

Avv. Luca Davini
Avv. Massimiliano Gardellin

#Ecommerce   #Foodtechindustry   #businessindia  #blockchain   #smartcontracts

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Marcello

Buonasera, grazie per la sua richiesta. Per richiedere una consulenza deve inviare un'email con il suo quesito, allegando il contratto e ogni altro documento rilevante (ad esempio scambio di email) a [email protected] forniremo un preventivo una volta ottenuto il suo consenso al trattamento dei dati personali al fine dell'evasione della richiesta. cordiali saluti La segreteria

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Matteo

Salve, Ho depositato una SECONDA versione di un mio brano, insieme ad un'altra persona, che (nel deposito stesso, da parte mia su Soundreef, da parte sua su Siae) figura come arrangiatore. Io, sempre come autore e compositore. Nei rispettivi depositi le percentuali su DEM e DRM sono così suddivise: 60% io 40% lui. La persona che doveva figurare come arrangiatore, mi ha girato il "contratto di distribuzione" della MgM (in cui invece, inaspettatamente, figura come etichetta discografica). Fino a dove arrivo a capire in ambito legale, leggendo il contratto ci sono diverse cose che, a mio avviso, non tornano. Volevo sapere come fare per richiedere una consulenza da parte vostra. Grazie in anticipo. Matteo.

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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