ESPORTARE “LA DOLCE VITA”. Il rapporto economico Confindustria 2019 sulle potenzialità delle eccellenze italiane: i cd. beni BBF (“belli e ben fatti”)

La dolce vita ha sconvolto la nostra concezione della realtà, il mondo non sarebbe com’è se non fosse esistito Federico Fellini. (Woody Allen)

Confindustria e SACE SIMEST hanno appena realizzato il “Rapporto Esportare La Dolce Vita”, report completo aggiornato a novembre 2019 sulle potenzialità di crescita dell’export delle nostre eccellenze: i beni cd. BBF (“belli e ben fatti”)

I prodotti BBF rappresentano la massima espressione dell’eccellenza Made in Italy in termini di design, cura, qualità dei materiali e delle lavorazioni che ne giustificano i prezzi elevati.

L’elemento distintivo dell’altissima qualità italiana dei BBF gioca un ruolo fondamentale per combattere la durissima concorrenza sui prezzi messa in atto dai competitor mondiali (basti pensare alle esportazioni cinesi). Si posizionano tendenzialmente in ambiti in cui opera un numero ridotto di concorrenti e sono orientati ad un consumatore evoluto, attento alla qualità e al valore emozionale di un prodotto; sono distribuiti in tutti i comparti produttivi, ma in maniera più marcata nei settori delle c.d. “tre F” di Fashion, Food and Furniture.

Oggi il mercato BBF italiano vale 86 miliardi di euro (il 15,6 % delle esportazioni complessive). I tre quarti, corrispondenti a circa 70 miliardi di euro, vengono assorbiti dai mercati avanzati, mentre il restante quarto viene esportato verso i paesi emergenti che offrono margini di crescita relativamente maggiori, a fronte comunque di rischi più elevati.

In prospettiva il Rapporto stima un ulteriore potenziale di crescita di quasi 45 miliardi di euro.

Nei mercati avanzati a fare da volano alle esportazioni di BBF è la condivisione di gusti e standard culturali ed un reddito pro-capite più alto. I Paesi più importanti sono Stati Uniti (8,2 miliardi di euro), Germania (3,3 miliardi), Giappone (2,6 miliardi), Regno Unito (2.5 miliardi) e Francia (2,1 miliardi).

I mercati emergenti sono invece più dinamici, e l’Italia ha un potenziale di incremento dell’export maggiore (il loro grado di saturazione da parte degli esportatori italiani è minore rispetto ai competitors come Germania e Francia).

Tra le economie emergenti i mercati principali risultano essere Cina (3,3 miliardi di euro), Emirati Arabi Uniti (1,3 miliardi), Qatar (0,8 miliardi), Arabia Saudita (0,8) e Russia (0,6), oltre all’India (mercato nel quale l’Italia esporta relativamente poco), non tanto per l’ampiezza del margine di crescita delle esportazioni, quanto per il fatto che il mercato è in forte espansione (0,2 miliardi di export potenziale sfruttabile).

È pur vero che esportare nei Paesi emergenti comporta maggiori rischi rispetto all’export nei Paesi avanzati. In Cina e Russia ad esempio a fronte di una forte solidità a livello di bilancio pubblico, possono emergere criticità in alcuni settori corporate e in quello bancario ed anche in India si rilevano criticità nel sistema bancario.

Il Rapporto esamina altresì le difficoltà attuali delle nostre esportazioni BBF costituite dagli elevati dazi (fino al 25%) imposti dall’Amministrazione Trump (a cui l’Europa ha risposto stringendo patti commerciali a Oriente: Cina, Giappone, Asean e Singapore) e dal fenomeno dell’Italian Sounding cioè l’imitazione di un prodotto – specialmente nel settore agroalimentare – ottenuta attraverso un rimando, a livello di nome o di packaging, a una sua supposta italianità, che costituisce un danno ingente per le nostre imprese.

Infine, il Rapporto invita gli esportatori italiani a potenziare le vendite e-commerce essendo più indietro dei competitor mettendo in risalto i punti di distinzione rispetto a beni simili ma non eccellenti e, ancor peggio, a contraffazioni. Una sfida tanto grande quanto inevitabile.

Avv. Marcello Mantelli
Avv. Massimiliano Gardellin

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