Export food&beverage in Cina: 3 consigli pratici per esportare prodotti Made in Italy in Oriente

Il mercato cinese di prodotti alimentari e bevande europei ha dimostrato di avere un elevato potenziale di crescita, portando la Cina sul podio – al secondo posto dopo Gran Bretagna e in testa rispetto agli Stati Uniti – nella classifica dei Paesi di destinazione dei prodotti agroalimentari Ue.

Il trend positivo deve ad ogni modo essere accompagnato da determinati accorgimenti, in quanto le caratteristiche peculiari del mercato alimentare cinese richiedono particolari attenzioni anche alla luce del contesto culturale di riferimento.

Questi, dunque, gli accorgimenti che possono rivelarsi fondamentali per esportare efficacemente cibo e bevande in Cina:

1- e-commerce: la rapida crescita delle vendite online e lo sviluppo di numerose piattaforme volte anche alla vendita di prodotti agroalimentari è particolarmente visibile nel mercato cinese, che ha triplicato l’import di alimenti e bevande Ue e US nell’arco di soli cinque anni.

Sebbene vi siano dunque interessanti opportunità per le imprese italiane, va detto che l’utilizzo dell’e-commerce in Cina è strettamente collegato ai social networks e ai commenti che su questi vengono fatti dei prodotti acquistati online.

In tal senso, le imprese che vogliono sfruttare il potente veicolo di diffusione dato dalle nuove tecnologie, dovranno prestare particolare attenzione anche all’aspetto della comunicazione e dell’impressione che si vuole dare del prodotto ai consumatori cinesi;

2- distributori: proprio il contesto culturale particolare e diverso da quello italiano impone di effettuare, quale scelta prioritaria, quella di stabilire un distributore in loco che conosca il marketing e le strategie di comunicazione più adatte.

Comprendere la complessità della cultura cinese e indirizzare un prodotto Made in Italy secondo le preferenze dei consumatori locali è essenziale per vendere efficacemente. In tal senso, un vantaggio viene fornito anche dalle grandi realtà metropolitane esistenti in Cina (si pensi ad Hong Kong, la quale presenta il vantaggio della buona diffusione della lingua inglese e di una legislazione di stampo occidentale);

3- proprietà intellettuale: proteggere il marchio Made in Italy da prodotti contraffatti è fondamentale. È proprio in base a tale considerazione che il 14 settembre 2020 Ue e Cina hanno firmato un accordo al fine di tutelare 200 prodotti a indicazione geografica da qualsivoglia imitazione (di questi, ben 26 prodotti sono Made in Italy, rendendo l’Italia il Paese più rappresentato a livello europeo).

Il progetto prevede inoltre di ampliare la lista di prodotti tutelati nei prossimi quattro anni, in modo tale da includere ulteriori 175 prodotti.

Gli accorgimenti esposti – unitamente all’accordo Cina-Ue e al Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) firmato il 15 novembre 2020 – permetteranno così non soltanto di implementare gli scambi nel settore food&beverage, ma anche di consolidare con basi solide la relazione commerciale.

Luca Davini
Avvocato in Milano e Torino

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