Fashion industry e contraffazione: il Tribunale di Milano decide il caso Moon Boots c. Chiara Ferragni

Marcello Mantelli
Avvocato in Milano e Torino

Con sentenza n. 493 del 25 gennaio 2021, il Tribunale di Milano ha definito la controversia in materia di fashion industry sorta tra la Tecnica Group S.p.A. e le società licenziatarie del marchio dell’imprenditrice digitale Chiara Ferragni in favore della Tecnica S.p.A.

La questione riguardava i noti Moon Boots – iconiche calzature doposcì – i quali sarebbero stati oggetto di contraffazione e plagio ad opera delle società licenziatarie del brand di Chiara Ferragni, accusate di aver immesso in commercio una linea di “snow boots” del tutto simili ai celebri doposcì.

La Tecnica Group contestava in particolare la violazione degli articoli 4, 13, 17 e 18 della Legge sul diritto d’autore (L.633/1941), i quali prevedono il diritto esclusivo di riproduzione, elaborazione e distribuzione dell’opera.

Ulteriore profilo di contestazione era costituito dalla violazione di un accordo transattivo firmato nel 2017, in base al quale le società licenziatarie del marchio Ferragni si erano impegnate a cessare immediatamente la produzione e la commercializzazione dei modelli di snow boots in ragione della violazione del diritto d’autore riconosciuto in capo alla Tecnica Group per i Moon Boots.

Il Tribunale di Milano ha fondato la propria decisione in favore della Tecnica su tre aspetti:

1) Il design deve presentare la caratteristica di essere originale e dotato di valore artistico. Aspetto che è stato riconosciuto nel caso in esame.

Si evidenzia che per attribuire ad un’opera la qualità di opera di design – e dunque riconoscere l’applicabilità della legge sul diritto d’autore – è anche necessario che tale valore artistico – cfr. Cassazione n. 7477/2017 – sia ulteriormente confermato attraverso l’apprezzamento da parte di ambienti culturali e istituzionali del settore.

Nel caso di specie, non soltanto il Museo Louvre di Parigi ha annoverato i Moon Boots tra i 100 lavori di industrial design più iconici del XX secolo, ma gli stessi sono stati inoltre esposti alla Triennale Design Museum di Milano e, in maniera permanente, al MoMA di New York;

2) Analisi dei vari modelli

Le società convenute in giudizio hanno opposto in loro difesa che le particolari caratteristiche degli “snow boots” (colori sgargianti, glitter, paillettes e il marchio Ferragni sul retro dello stivale) rendevano i doposcì della fashion blogger innovativi e non riconducibili in alcun modo ai Moon Boots.

Il Tribunale, tuttavia, ha rilevato che le caratteristiche ornamentali, quali i colori e i materiali, non sono sufficienti a distinguere un prodotto da un altro, dovendosi piuttosto avere riguardo alla forma e alla fisionomia del prodotto stesso (nel caso di specie, la forma dei prodotti oggetto di contestazione era identica ai Moon Boots);

3) da ultimo, va considerata l’esistenza di un accordo transattivo in materia, nel quale veniva pattuita la salvaguardia del diritto d’autore della Tecnica Group e l’interruzione della produzione degli “snow boots” da parte delle licenziatarie del marchio “Chiara Ferragni”.

Il fatto che tale accordo non sia stato rispettato, unitamente agli altri motivi analizzati, ha dunque portato il Tribunale di Milano a condannare le società convenute al risarcimento dei danni in favore della Tecnica Group per plagio e contraffazione delle forme dei Moon Boots.

La pronuncia in esame si aggiunge così alle altre già analizzate in materia di fashion industry, gettando le basi per un maggiore riconoscimento degli articoli di moda quali opere di design industriale e disciplinando in maniera sempre più compiuta una materia variegata e per certi aspetti inesplorata.

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Marcello

Buonasera, grazie per la sua richiesta. Per richiedere una consulenza deve inviare un'email con il suo quesito, allegando il contratto e ogni altro documento rilevante (ad esempio scambio di email) a [email protected] forniremo un preventivo una volta ottenuto il suo consenso al trattamento dei dati personali al fine dell'evasione della richiesta. cordiali saluti La segreteria

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Matteo

Salve, Ho depositato una SECONDA versione di un mio brano, insieme ad un'altra persona, che (nel deposito stesso, da parte mia su Soundreef, da parte sua su Siae) figura come arrangiatore. Io, sempre come autore e compositore. Nei rispettivi depositi le percentuali su DEM e DRM sono così suddivise: 60% io 40% lui. La persona che doveva figurare come arrangiatore, mi ha girato il "contratto di distribuzione" della MgM (in cui invece, inaspettatamente, figura come etichetta discografica). Fino a dove arrivo a capire in ambito legale, leggendo il contratto ci sono diverse cose che, a mio avviso, non tornano. Volevo sapere come fare per richiedere una consulenza da parte vostra. Grazie in anticipo. Matteo.

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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