Focus Portogallo: introduzione generale sul sistema di distribuzione diretta

Luca Davini
Avvocato in Milano e Torino

L’export di prodotti Made in Italy verso il Portogallo rappresenta un florido terreno per gli scambi commerciali tra un esportatore italiano e un acquirente con sede in Portogallo, soprattutto per quanto riguarda prodotti tessili, chimici, macchinari e apparecchiature.

Per distribuire i propri prodotti o servizi l’esportatore italiano può – da un lato – ricorrere a singoli contratti di vendita internazionale, oppure – dall’altro – avvalersi di un sistema di distribuzione diretta o di distribuzione indiretta (o ancora di un mix tra le due), a seconda del prodotto/servizio, del relativo piano marketing aziendale e del Paese nel quale si vuole operare.

Nel caso in cui si decida di instaurare un rapporto di compravendita, va tenuto a mente che – a partire dal 1° ottobre 2021 – in Portogallo entrerà in vigore la Convenzione di Vienna del 1980 sulla vendita internazionale di merci.

Ne consegue che, salvo che non ne venga espressamente esclusa l’applicazione, la Convenzione si applicherà ad esempio ai rapporti di compravendita tra imprese italiane e portoghesi, con la conseguente applicazione di tutte le regole sulla modalità di conclusione del contratto, sulle obbligazioni delle parti, sulla responsabilità in caso di inadempimento, nonché sui parametri di conformità della merce e i tempi di denuncia dei difetti da parte del compratore.

Nella diversa ipotesi in cui si opti per un sistema di distribuzione diretta, bisogna considerare che non vi sono intermediari che si inseriscono tra il produttore ed il mercato. In questo caso il produttore utilizza proprie filiali o dipendenti per distribuire e dispone di un ottimo controllo del mercato.

Per quanto riguarda il caso specifico del Portogallo e la possibilità di vendere prodotti Made in Italy tramite distribuzione diretta, va innanzitutto tenuto in considerazione che il contratto di distribuzione non viene disciplinato dal codice civile portoghese, essendo – come in Italia – frutto dell’autonomia contrattuale (ex art. 405 codice civile portoghese).

Di conseguenza, sarà necessario esaminare attentamente le singole situazioni di fatto sulla base di un’analisi case by case. Ad ogni modo, è possibile rinvenire alcune previsioni in materia all’interno del Codice civile portoghese e del Codice portoghese delle società commerciali.

In particolare, per quanto riguarda gli investimenti esteri, in Portogallo non sono previste restrizioni di alcun genere, non essendo ad esempio necessario avere un partner locale per poter commerciare attraverso un sistema di distribuzione diretta.

Inoltre, è previsto che un fornitore straniero può stabilire una propria impresa per importare e distribuire i propri prodotti in Portogallo senza essere soggetto a particolari restrizioni (ad eccezione di settori specifici, quali sicurezza e difesa).

Ciò significa, ad esempio, che il fornitore estero può essere proprietario di un’impresa locale, senza alcuna limitazione in merito a quote azionarie detenibili o eventuali requisiti riguardanti percentuali minime di capitale.

Per ulteriori approfondimenti e consigli pratici per la gestione di contratti di vendita, agenzia e distribuzione internazionale con partner portoghesi, si rimanda all’articolo precedentemente pubblicato su questo blog.

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Marcello

Buonasera, grazie per la sua richiesta. Per richiedere una consulenza deve inviare un'email con il suo quesito, allegando il contratto e ogni altro documento rilevante (ad esempio scambio di email) a [email protected] forniremo un preventivo una volta ottenuto il suo consenso al trattamento dei dati personali al fine dell'evasione della richiesta. cordiali saluti La segreteria

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Matteo

Salve, Ho depositato una SECONDA versione di un mio brano, insieme ad un'altra persona, che (nel deposito stesso, da parte mia su Soundreef, da parte sua su Siae) figura come arrangiatore. Io, sempre come autore e compositore. Nei rispettivi depositi le percentuali su DEM e DRM sono così suddivise: 60% io 40% lui. La persona che doveva figurare come arrangiatore, mi ha girato il "contratto di distribuzione" della MgM (in cui invece, inaspettatamente, figura come etichetta discografica). Fino a dove arrivo a capire in ambito legale, leggendo il contratto ci sono diverse cose che, a mio avviso, non tornano. Volevo sapere come fare per richiedere una consulenza da parte vostra. Grazie in anticipo. Matteo.

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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