Franchising e abuso di dipendenza economica: il caso Benetton

Luca Davini
Avvocato in Milano e Torino

Il 17 novembre 2020 è stata aperta un’istruttoria da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) nei confronti delle società di abbigliamento Benetton s.r.l. e Benetton Group s.r.l. relativamente ad un caso di abuso di dipendenza economica in un rapporto di franchising.

Il motivo di tale istruttoria riguardava le condotte tenute dalle società del gruppo Benetton in qualità di franchisor – lamentate dal franchisee, la società Miragreen s.r.l. – le quali assumerebbero rilevanza non soltanto per i vantaggi conseguiti alla luce del possibile configurarsi di fattispecie di dipendenza economica e di abuso di posizione dominante, ma anche nell’ottica di possibili violazioni delle norme poste a tutela della concorrenza in favore degli altri membri del franchise.

Nello specifico, le società franchisor avrebbero stipulato contratti di franchising includendo clausole che avrebbero “ostacolato, se non addirittura impedito, lo svolgimento dell’attività aziendale del franchisee fino a far cessare la stessa” in quanto clausole determinanti, per un verso, una vera e propria dipendenza economica del franchisee nei confronti del franchisor e, per altro verso, una situazione di abuso della posizione dominante del franchisor.

In Italia, l’abuso di dipendenza economica viene disciplinato dalla Legge 192/1998, la quale riconosce la sussistenza di tale fattispecie nel caso in cui vi sia una dipendenza economica tra due imprese tale da determinare un eccessivo squilibrio nel rapporto commerciale a favore di una delle due parti, a causa dell’imposizione di condizioni contrattuali gravose o discriminatorie.

In un simile caso, la legge sancisce la nullità della clausola contrattuale mediante la quale si sia instaurato l’abuso.

Da un primo esame della vicenda da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), tuttavia, è risultato che il franchisee versasse già in una posizione debitoria non imputabile ai contratti conclusi con Benetton, ma derivante da un inadempimento di precedenti obblighi di pagamento con la conseguenza che tale indebitamento – a ben vedere – non poteva essere utilizzato dalla società franchisee quale presupposto per far valere un abuso di dipendenza economica.

Inoltre, dalla ulteriore analisi della questione, è stato possibile rilevare come le clausole che sarebbero state indicate dal franchisee come causa della lamentata ipotesi di dipendenza economica, siano in realtà clausole standard comunemente utilizzate all’interno dei contratti di franchising.

Questa circostanza, seppure configuri una potenziale posizione di favore del franchisor, peraltro connaturale al contratto stesso di franchising, non vale di per sé a determinare una mancata tutela del franchisee, tenuto anche conto che la legge sul franchising n. 129/2004 impone espressamente al franchisor di consegnare al franchisee, almeno 30 giorni prima della firma del contratto, tutte le informazioni specifiche relative alla rete di franchising e al rapporto commerciale che si intende instaurare.

Era pertanto onere del franchisee esaminare con attenzione il contenuto dell’intero testo contrattuale messo a sua disposizione prima della stipula del contratto e muovere nel contesto di tale fase di due diligence tutte le osservazioni che ritenesse opportune. In mancanza, anche alla luce della veste di imprenditore professionale del franchisee, ogni successiva contestazione non può essere meritevole di tutela.

Pur non essendosi ancora conclusa l’istruttoria dell’AGCM, va quindi ribadito che la situazione di “sbilanciamento” tra franchisor e franchisee è di per sé fisiologica e, come tale, l’inserimento di clausole standard non è sufficiente a configurare una situazione di dipendenza economica e abuso di posizione dominante, che devono invece essere analizzate caso per caso in base agli stringenti criteri stabiliti dalla normativa in materia.

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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gabriele

Quindi, se io non accetto una dilazione dell'indennita' dovuta ed accettata , la legge inglese prevede che la mandante mi debba liquidare in un'unica soluzione?

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Marcello

Buongiorno, in linea di principio il pagamento dell'indennità, se legalmente dovuta, dovrebbe essere effettuato in un' unica soluzione ma le parti possono concordare diversamente. cordiali saluti Marcello Mantelli

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