Franchising internazionale Cina: il riconoscimento e l’esecuzione della sentenza resa da un tribunale straniero

Luca Davini
Avvocato in Milano e Torino

Grazie ad una sentenza del Tribunale di Shanghai resa ad aprile 2020, per la prima volta le corti cinesi riconoscono ed eseguono una sentenza straniera in un caso di franchising sulla base del criterio della reciprocità.

Il caso di specie riguarda un rapporto di franchising internazionale tra una società avente sede a Seoul, Corea del Sud (franchisor) e una società costituita a Shanghai, in Cina (franchisee).

A seguito di una controversia sui termini contrattuali in merito all’utilizzo del marchio, il know-how e la proprietà intellettuale, il franchisor instaurava un giudizio innanzi al giudice di Seoul, il quale nel 2019 si esprimeva accogliendo il ricorso del franchisor e condannando il franchisee al risarcimento del danno, nonché al divieto di utilizzo del marchio del franchisor, con conseguente rimozione del logo da sito web, insegne e pubblicità del franchisee.

In un secondo momento, il ricorrente ha poi avviato un’azione innanzi alla Corte di Shanghai al fine di ottenere il riconoscimento e l’esecuzione della sentenza resa a Seoul.

Nella sua decisione, la Corte di Shanghai ha rilevato come, ai sensi dell’articolo 282 del codice di procedura civile cinese, la richiesta deve essere decisa sulla base del principio di reciprocità, data la mancanza di un trattato bilaterale o multilaterale tra la Cina e la Corea del Sud che possa fornire delle linee guida in materia.

Il tribunale ha inoltre confermato l’esistenza di un rapporto di reciprocità tra Cina e Corea del Sud sulla base di una sentenza della Corea del Sud emessa nel novembre 1999 con la quale la corte sudcoreana ha riconosciuto ed eseguito una sentenza cinese.

Nel fare ciò, vengono inoltre riconosciute sia le disposizioni del tribunale sudcoreano relative al risarcimento dei danni, sia quelle – per così dire – “non monetarie” volte a vietare l’utilizzo del marchio del franchisor e a rimuoverlo da sito web, insegne e pubblicità del franchisee.

Tale circostanza è tanto più singolare se si considera che il sistema cinese appartiene ad una tradizione che mescola civil e common law, e nello specifico le caratteristiche legate alle transazioni commerciali e internazionali riprendono molto il sistema di common law.

Tuttavia, ad esempio, nelle giurisdizioni di common law come il Canada, la legge prevede che solo le disposizioni c.d. “monetarie” emesse da tribunali stranieri sono riconoscibili e applicabili, mentre per quanto riguarda le disposizioni “non monetarie”, si rimanda ai tribunali esecutivi canadesi che dovranno valutare fattori aggiuntivi per decidere se riconoscere ed eseguire una sentenza “non monetaria”.

Ad ogni modo va detto che il criterio adottato dalla Cina per il riconoscimento e l’esecuzione della sentenza straniera non trova applicazione automaticamente ad ogni caso. Basti pensare che nel 2004 la stessa Corte di Shanghai ha rifiutato di riconoscere ed eseguire una sentenza del Regno Unito per mancanza di un trattato internazionale pertinente e di reciprocità tra il Regno Unito e la Cina.

Tuttavia, nel 2015 L’Alta Corte di giustizia del Regno Unito ha invece riconosciuto una sentenza cinese, con la conseguenza che, ad oggi, in teoria un caso simile a quello del 2004 potrebbe avere un risultato diverso, sebbene questo non possa essere garantito con assoluta certezza.

Se dunque, da un lato, appare significativa l’apertura effettuata dalla Cina nei confronti del riconoscimento e dell’esecuzione delle sentenze straniere, dall’altro lato è comunque consigliabile che i franchisor stranieri scelgano strategicamente la legge che governerà il contratto di franchising e il foro di risoluzione delle controversie, soprattutto in considerazione dei Paesi dove non esiste una normativa relativa al riconoscimento reciproco delle decisioni dei tribunali.

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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gabriele

Quindi, se io non accetto una dilazione dell'indennita' dovuta ed accettata , la legge inglese prevede che la mandante mi debba liquidare in un'unica soluzione?

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Marcello

Buongiorno, in linea di principio il pagamento dell'indennità, se legalmente dovuta, dovrebbe essere effettuato in un' unica soluzione ma le parti possono concordare diversamente. cordiali saluti Marcello Mantelli

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