Franchising internazionale: la Corte d’appello di Pechino interviene in materia di recesso unilaterale da parte del franchisee

La Corte d’appello di Pechino si è espressa con riguardo alla natura del contratto di franchising e, più nel dettaglio, alla possibilità di recesso unilaterale da parte del franchisee.

Il caso in esame riguarda una scuola internazionale di lingua inglese (“Thomas Education“) e una signora (“la signora Yang”), con la quale la scuola ha concluso nel 2018 un contratto che autorizzava la signora Yang a creare e gestire un istituto di formazione in lingua inglese utilizzando il metodo e il marchio della Thomas Education.

Dopo appena tre mesi dalla conclusione del contratto, tuttavia, la signora Yang ha inviato una email alla Thomas Education con la quale dichiarava la volontà di terminare il contratto, in quanto non aveva avuto la possibilità di ottenere la licenza locale per la gestione di una scuola di lingua, chiedendo inoltre il rimborso delle quote versate per la consulenza iniziale e per i materiali di formazione da questa acquistati.

La Thomas Education sottolineava tuttavia come l’accordo concluso con la signora Yang avesse la natura di contratto per la fornitura di servizi, di talché non costituirebbe un franchising e non garantirebbe in alcun modo alla signora Yang il diritto di recedere unilateralmente dall’accordo.

La Corte d’appello di Pechino ha chiarito che un’attività in franchising, per definirsi tale, deve disporre di risorse aziendali specifiche (inclusi marchi registrati, nomi commerciali, brevetti, etc), deve avere un modello operativo standardizzato (che riguarda gestione, marketing, controllo di qualità, progettazione e arredamento del negozio) e deve prevedere che i franchisee paghino una commissione di franchising per l’utilizzo di risorse aziendali fornite dal franchisor.

Con riguardo poi all’ipotesi specifica del recesso unilaterale, secondo l’articolo 12 del Regolamento cinese sul Franchising, il franchisee ha diritto di recedere dal contratto unilateralmente entro un certo periodo di tempo a seguito della stipula del contratto, tuttavia nulla si prevede con riguardo alla durata effettiva di tale periodo.

La corte, nel caso in esame, ha quindi ritenuto di far prevalere la tutela del franchisee, in quanto normalmente soggetto che si trova in una posizione svantaggiata, di talché, anche se il contratto di franchising non contiene una clausola specifica atta a garantire la possibilità di recesso unilaterale, il franchisee può comunque richiedere una risoluzione unilaterale entro un ragionevole periodo di tempo, a condizione che questo non abbia iniziato l’attività legata al franchising.

Alla luce di tale pronuncia, per le aziende che vogliano concludere accordi di franchising in cui trova applicazione la legge cinese, il suggerimento è quello di prevedere una clausola specifica riguardante il recesso unilaterale che stabilisca in maniera chiara un periodo di tempo limitato entro il quale sia possibile per il franchisee procedere all’eventuale recesso.

Luca Davini
Avvocato in Milano e Torino

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