Franchising in Uk: informativa e obblighi del franchisor

Marcello Mantelli
Avvocato in Milano e Torino

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Sebbene il franchising abbia ormai assunto una notevole importanza e diffusione a livello internazionale, l’ordinamento inglese non dispone di alcuna legge speciale che disciplini tale tipologia contrattuale. Conseguentemente, in assenza di regole specifiche sulla legge applicabile al contratto, occorrerà prestare particolare attenzione alle norme inglesi applicabili alla materia generale dei contratti.

A titolo di esempio, la legge del Regno Unito non prevede alcun obbligo di informativa precontrattuale. Tuttavia, se il franchisor fa parte della British Franchise Association (BFA), dovrà rispettarne il codice etico (o ugualmente se si intendono adottare buone pratiche in tal senso senza aderire alla BFA). La raccomanda una serie di c.d. best practices ai fini della corretta negoziazione pre-contrattuale del contratto di franchising.

Tra queste, nel dettaglio, viene previsto l’obbligo per i membri del BFA di divulgare determinate informazioni per iscritto ai potenziali franchisees entro un periodo ragionevole (non definito) prima della stipula del contratto. Queste informazioni includono in particolare:

– la situazione economica e finanziaria del franchisor;

– dettagli dell’attività in franchising;

– dettagli riguardanti la rete del franchising;

– eventuali proiezioni finanziarie o dati storici sulle prestazioni finanziarie.

In questi casi, viene quindi previsto un obbligo di disclosure, di informazioni rilevanti per la decisione del franchisee sull’adesione o meno al sistema di fonte pattizia con la tutela prevista ex lege nell’ipotesi in cui le informazioni fornite siano false (Misrepresentation Act del 1967).

In particolare, in base a tale legge esistono due tipi principali di dichiarazioni false: quella resa dal franchisor che sa di mentire (responsabile, quindi, di false dichiarazioni fraudolente); e quella resa dal franchisor che in realtà non si cura della reale situazione che ritiene essere veritiera (responsabile qui per falsa dichiarazione negligente).

In questi casi, se il franchisee può dimostrare che le false dichiarazioni lo hanno indotto a stipulare un contratto di franchising che altrimenti non avrebbe stipulato, questo avrà diritto a richiedere il risarcimento per il danno subito, oltre alla risoluzione del contratto.

Per ovviare a tali ipotesi di responsabilità, molti franchisor ricorrono alla c.d. clausola di “non reliance, mediante la quale il franchisee conviene che non gli è stata resa alcuna dichiarazione diversa da quelle contenute nel contratto scritto. In questo modo, il franchisor sarà tutelato da eventuali sue false dichiarazioni o informazioni rese con negligenza ma non anche da quelle da egli rese in modo fraudolento.

Gli operatori esteri che intendono avviare un franchise nel Regno Unito seguendo la best practice sulla disclosure pre-contrattuale o che aderiscono alla BFA applicandone il relativo codice etico devono quindi assicurarsi che tutte le informazioni da loro fornite nella fase precontrattuale al franchisee siano non solo fondate e veritiere ma anche fornite per iscritto e ben dettagliate.

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