Il contratto di franchising in Norvegia: un’introduzione generale

Luca Davini
Avvocato in Milano e Torino

In Norvegia non esiste una legge specifica che disciplini il contratto di franchising. Di conseguenza, in base al tipo di rapporto in corso instaurato tra franchisor e franchisee, trovano applicazione leggi, regolamenti e linee guida di carattere generale (quali ad esempio le leggi norvegesi in materia di contratti, vendita di merci, concorrenza, ambiente di lavoro, tutela dei dati personali, etc.).

In conformità con la normativa nazionale e con il principio cardine della libertà contrattuale, franchisor e franchisee possono quindi inserire all’interno del contratto varie previsioni, nel rispetto dell’autonomia contrattuale delle parti.

A titolo di esempio, franchisor o franchisee ben potrebbero inserire una clausola relativa all’interruzione del rapporto, specificando i termini per il diritto di recesso con o senza motivo, così come la distinzione tra risoluzione immediata e risoluzione soggetta a un periodo di preavviso (solitamente tra sei e dodici mesi).

Se, viceversa, il contratto di franchising non include una clausola specifica relativa al diritto di recesso, una parte può ad ogni modo risolvere il contratto con effetto immediato in caso di violazione sostanziale del contratto dell’altra parte.

Le previsioni contrattuali inserite dalle parti sottostanno tuttavia ad un obbligo generale di buona fede. In virtù della disciplina norvegese in materia, inoltre, le parti dovranno rispettare tale obbligo non soltanto durante l’intero periodo del contratto di franchising, ma anche durante la fase delle trattative precontrattuali.

Altro tratto saliente riguarda la disciplina norvegese in materia di concorrenza. Come noto, La Norvegia fa parte dello Spazio economico europeo (SEE) grazie alla sua appartenenza all’EFTA. I regolamenti SEE – che rispecchiano quelli dell’UE – sono stati implementati nella legislazione norvegese attraverso leggi e regolamenti speciali. Di conseguenza, la legge norvegese sulla concorrenza è ad oggi armonizzata con le regole di concorrenza dell’UE, quindi in sostanza le regole materiali sono identiche a quelle UE.

Per quanto riguarda poi la risoluzione di eventuali controversie, va detto che i tribunali ordinari norvegesi promuovono fortemente il ricorso alla mediazione, sebbene questa non sia a tutti gli effetti obbligatoria per le questioni relative ai contratti di franchising.

Inoltre, le parti possono concordare di risolvere potenziali controversie mediante ricorso adarbitrato, i cui vantaggi risultano uguali sia per franchisor/franchisee stranieri che norvegesi (si pensi alla possibilità di concordare privacy e riservatezza, alla flessibilità per le parti coinvolte, all’influenza di queste sulla nomina dell’arbitro/i e l’efficienza del processo, etc.).

Inoltre, la Norvegia è parte della Convenzione delle Nazioni Unite sul riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni arbitrali straniere (New York, 1958). Ciò implica che le decisioni arbitrali straniere possono essere eseguite in Norvegia senza avviare procedimenti legali speciali nei tribunali norvegesi e viceversa.

Alla luce del vuoto normativo descritto, per l’esportatore italiano sarà possibile disciplinare il rapporto giuridico sulla base della legge italiana in materia di franchising (situazione questa piuttosto frequente nel commercio internazionale, dove la tendenza è quella di regolare il rapporto di franchising sulla base della normativa nazionale del franchisor) oppure redigere un contratto chiaro e completo, da cui si possa desumere con certezza la natura del rapporto, al fine di non confondere la fattispecie del franchising con altre tipologie di contratti di distribuzione.

#franchisingNorvegia #franchisinginternazionale #arbitratoNorvegia #mediazioneNorvegia #contrattiNorvegia #trattativeprecontrattualiNorvegia #contrattiinternazionali #commerciointernazionale #fareaffariinsicurezza #affariinternazionali

Condividi su:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*