Franchising USA: contratto ed overview generale

Luca Davini
Avvocato in Milano e Torino

Come già visto in precedenza su questo blog con riferimento all’analisi condotta sui contratti di distribuzione internazionale con partners aventi sede negli Stati Uniti, è importante sottolineare in via preliminare come gli USA costituiscano una federazione di Stati dove i rapporti contrattuali sono regolati – a seconda dei casi – dalla legge federale o dalla legge dei singoli Stati, o talvolta da entrambe le leggi combinate tra loro.

Un esempio di come la legge federale si intersechi con la legge statale si ha con riguardo alla disciplina del contratto di franchising, considerato negli States una valida alternativa alla grande distribuzione (sebbene la differenza tra i due contratti negli USA non sia così netta e anzi sono frequenti i casi in cui Tribunali americani si sono espressi caratterizzando retroattivamente un contratto di distribuzione internazionale come contratto di franchising).

La Federal Trade Commission (FTC) ha adottato a tal proposito nel 1979 una normativa federale in materia di franchising (FTC Franchise Rule), finalizzata in particolare alla tutela del franchisee, considerato la parte debole della relazione contrattuale in esame.

A titolo di esempio, la FTC Franchise Rule impone una c.d. pre-contract disclosure in capo al franchisor, ovvero la compilazione di un format articolato in una serie di informazioni (si tratta di 23 articoli) che devono essere fornite al potenziale franchisee almeno 14 giorni prima che quest’ultimo firmi il contratto e/o paghi qualsiasi tipo di corrispettivo al franchisor.

Tra le varie informazioni, particolare rilevanza assumono quelle relative alla commissione di ingresso (cd. entrance fee) e agli investimenti iniziali richiesti, nonché all’analisi aziendale con particolare riguardo ad eventuali controversie, problematiche finanziarie e anni di operatività in forma di franchising.

In aggiunta a tale normativa, alcuni Stati (c.d. “Registration States”) hanno adottato un’ulteriore e più dettagliata regolamentazione applicabile all’interno dei propri confini, la quale risulta essere in parte uniforme, soprattutto per quanto riguarda una particolare modalità di utilizzo strategico di franchising negli USA (il c.d. Master Franchising).

Si tratta di un accordo tra due imprese in base al quale una (franchisor) concede all’altra (master franchisee), dietro corrispettivo, il diritto di sfruttare un sistema di franchising allo scopo di concludere accordi distributivi con terzi (sub-franchisee) all’interno del territorio assegnato.

In tal senso, l’accordo così concluso rappresenta per il franchisor un modo efficace per espandere il proprio business, mentre, per il master franchisee, costituisce una valida opportunità per iniziare una nuova attività commerciale usufruendo di una struttura operativa già avviata, con l’ulteriore possibilità di espansione all’interno del territorio affidato.

Adeguate tutele vengono ad ogni modo garantite anche nei confronti del franchisor, il quale ben potrebbe inserire, all’interno del contratto, previsioni specifiche a tutela del proprio business, quali ad esempio una clausola specifica di non concorrenza volta a limitare l’attività del franchisee durante e dopo la scadenza del contratto.

In tal caso, i Tribunali statali americani ne confermano la validità, a condizione che il patto di non concorrenza abbia una ragionevole durata ed estensione territoriale. Va detto, tuttavia, che alcuni Stati sono meno inclini di altri ad accettare clausole di non concorrenza, soprattutto con riferimento a quelle post-contrattuali (ad esempio la California, che entro certi limiti considera le clausole di non concorrenza post-contrattuali nulle).

Per tali motivi, occorre prestare particolare attenzione al quadro giuridico dello Stato americano in cui il business viene avviato, con particolare riferimento alla presenza di normative locali inderogabili anche rispetto alla legge applicabile eventualmente scelta dalle parti.

Va considerato infatti che la frammentazione della disciplina normativa tra i vari Stati USA determina un insieme di previsioni variabile, con la conseguenza che i contratti da stipulare con i partners locali dovranno essere tailor made ovvero redatti su misura in virtù della legge applicabile al rapporto scelta dalle parti, tenuto conto anche della disciplina statale e federale in materia di franchising.

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Marcello

Buonasera, grazie per la sua richiesta. Per richiedere una consulenza deve inviare un'email con il suo quesito, allegando il contratto e ogni altro documento rilevante (ad esempio scambio di email) a [email protected] forniremo un preventivo una volta ottenuto il suo consenso al trattamento dei dati personali al fine dell'evasione della richiesta. cordiali saluti La segreteria

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Matteo

Salve, Ho depositato una SECONDA versione di un mio brano, insieme ad un'altra persona, che (nel deposito stesso, da parte mia su Soundreef, da parte sua su Siae) figura come arrangiatore. Io, sempre come autore e compositore. Nei rispettivi depositi le percentuali su DEM e DRM sono così suddivise: 60% io 40% lui. La persona che doveva figurare come arrangiatore, mi ha girato il "contratto di distribuzione" della MgM (in cui invece, inaspettatamente, figura come etichetta discografica). Fino a dove arrivo a capire in ambito legale, leggendo il contratto ci sono diverse cose che, a mio avviso, non tornano. Volevo sapere come fare per richiedere una consulenza da parte vostra. Grazie in anticipo. Matteo.

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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