Il principio di forza maggiore nella contrattualistica nazionale

Contrariamente a quanto accade nel contesto della contrattualistica internazionale, nell’ordinamento italiano non vi è una definizione univoca di forza maggiore.

A parere di dottrina e giurisprudenza, il concetto di “forza maggiore” ricomprenderebbe infatti eventi naturali o umani (es. terremoti o guerre) che, per la loro imprevedibilità e straordinarietà, non sono di fatto contrastabili in quanto eccedenti il controllo delle parti.

Con riferimento al codice civile, il concetto di forza maggiore viene generalmente ricondotto alla definizione contenuta nell’art. 1256, comma 1, laddove viene identificata come qualsiasi “causa non imputabile al debitore” che rende impossibile l’adempimento.

Al verificarsi di tale causa, qualora essa sia definitiva, consegue l’estinzione dell’obbligazione ovvero, qualora essa sia solo temporanea, consegue la mancata responsabilità per ritardo nell’adempimento a carico del soggetto – tenuto a fornire la prestazione – che ha subito l’evento di forza maggiore (art. 1256, comma 2, c.c.).

Un ulteriore richiamo al concetto di “forza maggiore” si trova poi nell’art. 1467 c.c., in tema di contratti con prestazioni corrispettive, il quale riconosce al debitore la facoltà di richiedere la risoluzione del contratto nel momento in cui la prestazione da lui dovuta sia diventata eccessivamente onerosa per il verificarsi di “avvenimenti straordinari ed imprevedibili”, estranei alla normale alea del contratto.

A tal proposito merita citare la sentenza n. 22396 della Cass. Civ. del 19.10.2006, che definisce i “fatti straordinari ed imprevedibili” di cui all’art. 1467 c.c., come due elementi aventi natura diversa:
– la straordinarietà ha natura oggettiva, qualificando un evento in base all’apprezzamento di elementi, quali la frequenza, le dimensioni, l’intensità, suscettibili di misurazioni;
– l’imprevedibilità ha natura soggettiva, facendo riferimento alla normale capacità e diligenza media della parte contraente, non considerando pertanto sufficiente l’astratta possibilità dell’accadimento.

Una sentenza che merita attenzione, poiché in qualche modo “avvicina” il concetto di forza maggiore italiano al concetto ampiamente conosciuto nel contesto della contrattualistica internazionale, è la n. 965 della Cass. Pen., sez. V, 28 febbraio 1997.

Nella citata sentenza viene infatti sancito il principio per cui può essere considerata come causa appartenente alla categoria di “forza maggiore” solo quella che, non solo impedisca la regolare esecuzione del contratto, ma che renda inoltre inefficace qualsiasi azione dell’obbligato diretta ad eliminarla, posto che l’evento non deve essere dipeso da azioni od omissioni riconducibili al debitore.

Questo ultimo principio costituisce una rappresentazione concreta della questione dell’imputabilità dell’inadempimento per mancata esecuzione del contratto, che ricomprende tutti quegli eventi che generano una responsabilità in capo al debitore.

In particolare, si tratta di tutte quelle situazioni inescusabili, legate al comportamento del debitore o comunque prevedibili fin dal momento della redazione del contratto.

Ricorrendo tali ipotesi non può mai configurarsi un caso di “forza maggiore”, a meno che il debitore non provi che “l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile” (art. 1218 c.c.).

In tale contesto, particolare rilievo assume la responsabilità per custodia, in quanto le norme speciali dettate in tema di trasporto di cose (artt. 1693 e 1694 c.c.), deposito (artt. 1785 e 1787 c.c.), comodato (art. 1805 c.c.) e servizio bancario delle cassette di sicurezza (art. 1839 c.c.) fanno riferimento, quale esimente da responsabilità, al sopravvenire di un caso fortuito o forza maggiore.

La giurisprudenza al riguardo si attiene all’impostazione secondo cui la prova del caso fortuito differisce da quella della causa non imputabile in quanto presuppone l’esatta identificazione del fatto che ha reso impossibile l’esecuzione della prestazione (Cass. Civ. n. 6892/1987), essendo insufficiente la dimostrazione della diligenza spiegata dal debitore (Cass. Civ. n. 7363/1997).

Alla luce di quanto sopra, sarà bene – anche in un contesto nazionale – redigere un contratto che contenga una clausola di forza maggiore chiara e completa e che contenga, in dettaglio, un elenco di eventi, di natura straordinaria ed imprevedibile, il cui verificarsi consenta di escludere la responsabilità del debitore in caso di inadempimento della prestazione.

Luca Davini
Avvocato in Milano e Torino

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Marcello

Buonasera, grazie per la sua richiesta. Per richiedere una consulenza deve inviare un'email con il suo quesito, allegando il contratto e ogni altro documento rilevante (ad esempio scambio di email) a [email protected] forniremo un preventivo una volta ottenuto il suo consenso al trattamento dei dati personali al fine dell'evasione della richiesta. cordiali saluti La segreteria

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Matteo

Salve, Ho depositato una SECONDA versione di un mio brano, insieme ad un'altra persona, che (nel deposito stesso, da parte mia su Soundreef, da parte sua su Siae) figura come arrangiatore. Io, sempre come autore e compositore. Nei rispettivi depositi le percentuali su DEM e DRM sono così suddivise: 60% io 40% lui. La persona che doveva figurare come arrangiatore, mi ha girato il "contratto di distribuzione" della MgM (in cui invece, inaspettatamente, figura come etichetta discografica). Fino a dove arrivo a capire in ambito legale, leggendo il contratto ci sono diverse cose che, a mio avviso, non tornano. Volevo sapere come fare per richiedere una consulenza da parte vostra. Grazie in anticipo. Matteo.

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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