Il valore degli Incoterms® nei contratti internazionali ai fini della individuazione del giudice competente

IL VALORE DEGLI INCOTERMS® NEI CONTRATTI DI COMPRAVENDITA INTERNAZIONALE AI FINI DELLA INDIVIDUAZIONE DEL GIUDICE COMPETENTE A DECIDERE EVENTUALI CONTROVERSIE


Uno degli argomenti maggiormente dibattuti nell’ambito del commercio internazionale riguarda il valore da attribuire ai cd. Incoterms® ai fini dell’individuazione del giudice competente a decidere eventuali controversie.
Gli Iconterms®, abbreviazione di International Commercial Terms, sono quei termini di resa predefiniti, codificati e pubblicati dalla International Chamber of Commerce di Parigi (ICC), con lo scopo di regolare la ripartizione tra venditore e compratore delle responsabilità, dei costi e dei rischi legati alla consegna delle merci.
Oltre a svolgere la suddetta funzione, qualora un contratto di compravendita internazionale ne contenga un espresso richiamo, in seguito ad accordo tra le parti, essi possono incidere anche sul diverso ed assai rilevante problema della risoluzione di eventuali controversie future.
Gli Incoterms® 2010, la cui disciplina avremo modo di esaminare compiutamente in un prossimo articolo, sono l’ultimo set di regole emesse dalla ICC che aggiornano, completano e sostituiscono un elenco esaustivo di tutte le precedenti pubblicazioni: essi si dividono in termini utilizzabili per ogni modalità di trasporto (EXW, FCA, CPT, CIP, DAT, DAP, DDP) e termini adatti al solo trasporto marittimo (FAS, FOB, CFR, CIF). Gli Incoterms® 2010 possono poi essere ulteriormente suddivisi in gruppi secondo la lettera iniziale dell’acronimo, tenendo presente che i termini appartenenti al medesimo gruppo vantano caratteristiche simili.
Recentemente la Suprema Corte di Cassazione è tornata ad occuparsi del valore degli Incoterms®: in particolare la Cassazione a Sezioni Unite, con sentenza del 31/05/2016, n. 11381, ha statuito che “in tema di vendita internazionale a distanza di beni mobili, il giudice chiamato a decidere sulla propria giurisdizione  …  deve applicare il criterio del luogo di esecuzione della prestazione di consegna … con possibilità di far ricorso, ai fini dell’identificazione del luogo, ai termini e alle clausole generalmente riconosciute nel commercio internazionale, quali gli Incoterms®, purchè da essi risulti con chiarezza la determinazione contrattuale”.
La sentenza si occupa, per quanto qui di interesse, dell’interpretazione della norma che, nell’ambito del Reg. UE/1512/2012, istituisce un foro speciale per le controversie in materia di contratti, il cosiddetto foro contrattuale, confermando un principio ormai consolidato nella giurisprudenza nazionale e comunitaria circa il valore da attribuire agli Incoterms® ai fini dell’individuazione del giudice competente a decidere controversie nascenti da un contratto di compravendita internazionale.
Preliminarmente appare opportuno precisare che la regola generale di giurisdizione su cui si fonda il Regolamento UE/1512/2012 individua il foro generale nel domicilio del convenuto; in sostanza, ogniqualvolta un operatore economico italiano intenda citare in giudizio una controparte straniera, dovrà farlo, come regola generale, davanti ai giudici del Paese estero dove ha sede la controparte.
Tuttavia, il legislatore comunitario, ha inteso prevedere l’introduzione di fori alternativi al foro del convenuto, che trovano fondamento nella stretta connessione esistente tra il Giudice chiamato a decidere della controversia e la controversia medesima.
Sotto questo punto di vista, il foro alternativo più rilevante è senza dubbio il cosiddetto foro contrattuale, disciplinato dall’art. 7, lett. b), Reg. UE/1512/2012, relativo sia alla compravendita di beni sia alla prestazione di servizi.
Ai sensi dell’art. 7 n. 1, lett. a), del Reg. UE/1215/2012, infatti, la persona domiciliata nel territorio di uno Stato membro può essere convenuta in un altro Stato membro “davanti al giudice del luogo in cui l’obbligazione dedotta in giudizio è stata o deve essere eseguita”. Secondo la lett. b), in particolare, tale luogo coincide, “nel caso della compravendita di beni”, con quello “in cui i beni sono stati o avrebbero dovuto essere consegnati in base al  contratto”.
Detto criterio di individuazione del luogo di adempimento dell’obbligazione, coincidente con il luogo di consegna dei beni, non necessita di alcuna integrazione da parte delle norme di diritto internazionale privato applicabili nello Stato membro e comprende qualsivoglia controversia nascente dal contratto di compravendita, incluso sia il mancato pagamento del prezzo delle merci sia il caso di più obbligazioni dedotte nella medesima domanda.
Ne discende, da un punto di vista pratico, che il venditore che intenda citare il compratore per ottenere il pagamento del prezzo della merce venduta davanti ai Giudici della propria sede, dovrà dimostrare che i prodotti sono stati consegnati presso la propria sede e non presso la sede del compratore o presso luoghi diversi dalla propria sede.
Si noti che fin dalla prima pronuncia immediatamente successiva all’entrata in vigore del Reg. CE/44/2001, la Corte di giustizia europea ha fatto applicazione di detto criterio.


La sentenza Color Drack GmbH c. Lexx International Vertriebs GmbH, Corte di giustizia, 3 maggio 2007, C-386/05

La vicenda prende le mosse da una domanda di pronuncia pregiudiziale formulata alla Corte di giustizia europea nell’ambito di una controversia tra la società austriaca Color Drack GmbH e la società tedesca Lexx International Vertriebs GmbH, in merito all’esecuzione di un contratto di compravendita di beni mobili, in esecuzione del quale la Lexx consegnava suoi prodotti a diversi rivenditori della Color Drack in Austria, in particolare nel circondario in cui quest’ultima ha sede, e la Color Drack ne pagava il prezzo.
A causa dell’inadempimento dell’obbligo contrattuale della Lexx di riprendere le merci invendute e di rimborsarne il prezzo alla Color Drack, quest’ultima esperiva un’azione di pagamento contro la Lexx davanti al Pretore di St Johann im Pongau (Austria), nel cui mandamento aveva la propria sede.
In sintesi, la Corte di giustizia con la sentenza Color Drack, stabiliva che il giudice competente a conoscere di tutte le domande fondate sul contratto di compravendita di beni è quello nel cui circondario si trova il luogo della consegna principale, la quale dovrà essere determinata in ragione di criteri economici. In mancanza di elementi decisivi per stabilire il luogo della consegna principale, in presenza di luoghi di consegna molteplici, l’attore può citare convenuto dinanzi al giudice del luogo di consegna di sua scelta.


La sentenza Car Trim GmbH c. KeySafety Systems Srl, Corte di giustizia, 25 febbraio 2010, C-381/08

Posto dunque che a decorrere dal Regolamento CE/44/2001 e nel vigore dell’attuale Regolamento UE/1215/2012, quale che sia l’obbligazione dedotta in giudizio, e quindi anche nel caso di pagamento del prezzo delle merci, occorre fare riferimento al luogo di consegna, il problema successivo consisterà nello stabilire cosa debba intendersi per luogo di consegna, in mancanza di accordo tra le parti espresso nel contratto di compravendita.
Infatti, con il termine consegna, si può intendere tanto l’atto con il quale il venditore adempie all’obbligo in questione conformemente alle norme nazionali ed internazionali che disciplinano il contratto di compravendita (consegna in senso giuridico) quanto  la consegna effettiva della merce al compratore nel luogo di destinazione (consegna materiale).
Nel caso di compravendita di beni da trasportare da un luogo all’altro, le due nozioni sopra richiamate possono non corrispondere, anzi è assai frequente nella compravendita internazionale di beni il caso in cui il venditore adempie il suo obbligo di “consegna giuridica” in un luogo differente da quello di “consegna materiale” rimettendo la merce al primo trasportatore presso la propria sede.
Si pensi, ad esempio, al venditore con sede a Milano che consegni la merce al primo vettore presso il proprio stabilimento (consegna in senso giuridico), affinché si occupi del trasporto fino alla sede del compratore, sita a Parigi (consegna in senso materiale).
La questione dell’interpretazione della nozione di consegna è stata affrontata dalla Corte di giustizia nella sentenza Car Trim.
Questi i fatti: la società di diritto italiano Key Safety acquistava, tramite una pluralità di contratti di fornitura, dalla società tedesca Car Trim alcuni componenti da impiegare nella fabbricazione di sistemi di airbag. Dopo un certo periodo la Key Safety recedeva dai contratti di fornitura e Car Trim agiva davanti al tribunale tedesco competente in base alla propria sede per ottenere il risarcimento dei danni.
Poiché il Tribunale tedesco si era ritenuto incompetente per difetto di giurisdizione internazionale, la Car Trim si rivolgeva alla Corte di Appello e successivamente alla Corte di Cassazione tedesca, la quale sottoponeva alla Corte di giustizia questione pregiudiziale con lo scopo di chiarire se, in base all’interpretazione dell’art. 5, punto 1, lett. b), primo trattino, del Regolamento CE/44/2001 (ora, ricordiamo, sostituito dall’art. 7, punto 1, lett. b), primo trattino, del Regolamento UE/1215/2012) il luogo di consegna dei beni debba essere determinato con riguardo alla consegna in senso giuridico ovvero in senso materiale dei medesimi.
La questione, come è facile constatare, era di non poco conto poiché l’adozione dell’una o dell’altra interpretazione della nozione di consegna, avrebbe condotto nel caso della consegna giuridica all’affermazione della competenza del Giudice tedesco e nel caso di consegna materiale alla devoluzione della competenza (anche per il pagamento dei danni) al Giudice italiano.
Ebbene, la Corte di giustizia, in risposta al suddetto quesito, statuiva che, nel caso di contratti di compravendita a distanza, il luogo in cui beni sono stati o avrebbero dovuto essere consegnati deve determinarsi sulla base degli accordi tra le parti e che, in mancanza di accordo, tale luogo dovrà intendersi quello della consegna materiale dei beni all’acquirente, e dunque il luogo di destinazione finale dell’operazione di vendita.
Dalla lettura della sentenza Car Trim emerge, nell’ambito di un’operazione di compravendita internazionale, la ragionevole possibilità per l’operatore economico di prevedere quale sarà il Giudice competente in materia contrattuale, in alternativa quindi al Giudice del domicilio del convenuto, a risolvere una potenziale controversia con la propria controparte, in assenza di accordo specifico nel contratto tra le parti.
Detto Giudice, in sostanza, coinciderà con il Giudice del luogo dove i beni costituenti l’oggetto del contratto di compravendita dovrebbero trovarsi dopo l’esecuzione dello stesso, essendo l’obiettivo fondamentale di un contratto di compravendita di beni “il trasferimento degli stessi dal venditore all’acquirente, operazione che si conclude solo nel momento in cui tali beni giungono alla loro destinazione finale”.
Gli accordi contrattuali sul luogo di consegna dei beni
Posto che con la sentenza Car Trim, la Corte di giustizia aveva accolto la tesi della consegna materiale dei beni ai fini della determinazione della competenza ai sensi dell’art. 7, n. 1 del Regolamento UE/1215/2012, in mancanza di accordo tra le parti, essa non aveva tuttavia risolto il successivo problema, ovvero determinare in quali casi fosse possibile individuare, nel contratto di compravendita, un accordo tra le parti circa il luogo di consegna della merce.
Nella sentenza Car Trim la Corte evidenziava correttamente come il Giudice dovesse prestare la massima attenzione alla volontà espressa dalle parti nel contratto di compravendita di stabilire il luogo in cui i beni sono stati o avrebbero dovuto essere consegnati, escludendo però il ricorso al riferimento alla legge applicabile al contratto.
In questo modo, in assenza di criteri certi che potessero essere applicati dal Giudice per individuare la volontà delle parti circa il luogo di consegna dei beni, nasceva il rischio concreto di rendere solamente teorico l’obiettivo, più volte espresso dal legislatore comunitario, di consentire agli operatori commerciali di prevedere con un certo margine di certezza il foro del contratto.
Senza contare che l’assenza di criteri certi avrebbe attribuito ai giudici una enorme discrezionalità, potenzialmente tale da prevalere sulle singole normative nazionali e sovranazionali applicabili al contratto.
Il valore degli Incoterms® per la determinazione del luogo contrattuale di consegna dei beni
Alla luce delle considerazioni che precedono e dei principi espressi dalle sentenze Color Drack e Car Trim, se un venditore italiano fosse in grado di dimostrare che il contratto di compravendita stipulato con una controparte estera contiene degli accordi che determinano il luogo di consegna della merce presso la propria sede, egli potrà agire in giudizio davanti ai Giudici “locali” e, soprattutto, impedire che il compratore invochi la competenza dei Giudici del proprio Paese.
Tra i vari elementi da tenere in considerazione a questo scopo, vi è senza dubbio l’eventuale riferimento all’interno delle pattuizioni contrattuali agli Incoterms® della Camera di Commercio Internazionale, che, come visto in precedenza, determinano espressamente in un contratto di compravendita internazionale (ma è crescente la loro diffusione anche in ambito nazionale) il luogo di consegna della merce che è quasi sempre (ad eccezione dei termini “D” come DAP, DAT, DDP) vicino alla sede del venditore.
Infatti, qualora il contratto contenga un chiaro ed inequivocabile riferimento ad uno dei termini di resa Inconterms® della CCI, ad esempio “resa FCA Inconterms® 2010”, non dovrebbe sorgere alcuna contestazione circa la volontà delle parti di fissare il luogo di consegna della merce nel contratto.
Al contrario, in caso di generico riferimento ad un termine di resa quale ad esempio “CIF Napoli”, potrebbero insorgere dei dubbi circa l’effettiva volontà delle parti di determinare contrattualmente il luogo di consegna della merce ovvero di limitarsi a ripartire le spese di trasporto.
Da queste brevi considerazioni, emerge chiaramente come per lungo tempo il valore degli Incoterms®, ai fini della determinazione del foro contrattuale, sia stato controverso.
La maggior parte degli Autori e parte della giurisprudenza erano concordi nell’attribuire agli Incoterms® il valore di accordo tra le parti ai fini dell’individuazione del luogo di consegna della merce.
Vi era poi un’altra parte della giurisprudenza, inclusa quella italiana, che riteneva al contrario che l’unico valore degli ®Incoterms fosse quello di regolare i costi ed i rischi del trasporto, mentre gli arbitri internazionali hanno seguito per lungo tempo l’orientamento minoritario, interpretando i richiami ai termini di resa Incoterms® contenuti nei contratti, come usi accettati dal commercio internazionale ai fini della determinazione del luogo di consegna della merce.
Infine, un terzo filone sosteneva che il richiamo agli Incoterms®, contenuto in un contratto di compravendita, non fosse sufficiente per accertare la volontà delle parti di fissare il luogo  di consegna, ma che fossero necessari ulteriori elementi, primo fra tutti l’esame delle circostanze del caso concreto, come ad esempio le modalità di esecuzione del trasporto.
Sulla questione della rilevanza del richiamo agli Incoterms® all’interno di un contratto di compravendita, ha da ultimo fatto chiarezza la Corte di giustizia con la sentenza resa nel caso Electrosteel c. Edil Centro.


La sentenza Electrosteel Europe SA c. Edil Centro Spa, Corte di giustizia, 9 giugno 2011, C-87/10


Nella decisione Electrosteel la Corte riconosce definitivamente l’idoneità degli Incoterms®, quali espressione dell’accordo tra le parti, ad identificare il luogo di consegna della merce.
Nel procedimento in esame, la venditrice Edil Centro S.p.A., con sede in Italia, aveva inteso affermare la competenza del giudice italiano, in relazione alla azione intentata nei confronti dell’acquirente Electrosteel Europe SA, con sede in Francia, sulla base della clausola “resa: franco ns. [nostra] sede” inserita nel contratto.
Secondo Edil Centro S.p.A., in particolare, tale clausola corrispondeva alla clausola EXW (Ex Works) degli Incoterms®, che individua il luogo di consegna della merce presso la sede del venditore.
La Corte ha quindi affrontato la questione relativa all’idoneità del suddetto termine di resa ad identificare il luogo di consegna in base al contratto, ai fini della competenza giurisdizionale, rilevando come tale regola non disciplina solo il trasferimento del rischio, laddove prevede che “il venditore deve consegnare la merce mettendola a disposizione del compratore nel punto concordato, se indicato, nel luogo di consegna convenuto, non caricata sul veicolo di prelevamento”.
Alla luce delle conclusioni cui è giunta, la Corte afferma che, al fine di determinare il luogo di consegna della merce “in base al contratto”, il giudice nazionale deve tener conto anche dei termini e delle clausole generalmente riconosciuti e sanciti dagli usi del commercio internazionale, quali gli Incoterms®, purché, si badi bene, idonei ad identificare chiaramente tale luogo.
La Corte precisa che, in presenza di tali termini o clausole, può essere necessario verificare se tali pattuizioni determinino solo la ripartizione dei rischi legati al trasporto dei beni o dei costi oppure anche il luogo di consegna dei beni.
In particolare, con riferimento ai fatti di causa, la Corte rileva che spetta al giudice del rinvio valutare se la clausola “resa: franco [nostra] sede” corrisponda alla regola EXW degli Incoterms® oppure ad un’altra clausola o ad un uso abitualmente impiegato nel commercio, idonea a identificare con chiarezza il luogo di consegna della merce ai fini della determinazione del foro contrattuale.
Per valutare quanto sopra, secondo la Corte di giustizia sarà opportuno esaminare le concrete modalità di incorporazione degli Incoterms® nei contratti.
Questa precisazione, contenuta nella sentenza Electrosteel, costituisce uno degli aspetti al quale gli operatori commerciali devono prestare maggiore attenzione, qualora essi decidano di pattuire all’interno di un contratto di compravendita un termine di resa che sia in grado non solo di richiamare validamente le regole dettate dagli Incoterms® della ICC, ma anche di determinare il luogo di consegna della merce.
Come correttamente dichiarato dalla ICC, e concordemente a quanto sostenuto dalla dottrina, “se si desidera che le regole Incoterms® 2010 si applichino al contratto in essere, si raccomanda di rendere esplicito tale intendimento nel contratto stesso, indicando la regola Incoterms® scelta, includendo il luogo convenuto, seguito da “Incoterms® 2010”.
In sostanza, l’incorporazione espressa degli Incoterms® costituisce conditio sine qua non per l’applicazione dei medesimi.
Sebbene alcune sentenze emesse sia dalla giurisprudenza arbitrale sia da quella ordinaria hanno, comunque, fatto applicazione di tali regole a termini commerciali che non le richiamavano espressamente, alla luce della raccomandazione dell’ICC in merito all’incorporazione degli Incoterms® per relationem, in conformità a quanto sopra indicato, appare esclusa la corrispondenza della clausola “resa: franco [nostra] sede” all’Incoterms® EXW. Essa non è quindi sufficiente a radicare la competenza del Giudice “locale”.
Analogamente, occorre tenere presente che la giurisprudenza nazionale ed internazionale, con riferimento all’idoneità dei termini come “resa: franco partenza”, “resa: franco cantiere” o anche “resa: franco sede [del venditore]” è divisa tra sentenze che attribuiscono a tali clausole il significato di mera ripartizione delle spese di trasporto e sentenze che richiedono, invece, l’esame di ulteriori elementi oggettivi, quali il complesso delle disposizioni contrattuali e le circostanze del caso concreto, per poter conferire a dette clausole il valore di accordo sul luogo di consegna.
Pertanto, in assenza di elementi idonei a manifestare inequivocabilmente un accordo tra le parti circa il luogo di consegna dei beni,  le clausole autonomamente predisposte dai contraenti non saranno ritenute idonee, nella maggior parte dei casi, ad essere equiparate agli Incoterms® né, di conseguenza, a rivestire un qualsivoglia ruolo in relazione alla individuazione del foro contrattuale.
Infine, sempre da un punto di vista operativo, la sentenza Electrosteel fornisce agli operatori ulteriori elementi, rispetto alla sentenza Car Trim, circa le modalità di manifestazione della volontà delle parti e i conseguenti criteri di individuazione dell’accordo.
Nella pronuncia in esame si afferma, infatti, che “al fine di verificare se il luogo di consegna sia determinato “in base al contratto” il giudice nazionale adito deve tenere conto di tutti i termini e di tutte le clausole rilevanti di tale contratto che siano idonei a identificare con chiarezza tale luogo”.
Emerge dal preciso riferimento ai termini ed alle clausole del contratto che la volontà delle parti debba necessariamente risultare da un documento scritto; ne discende che eventuali accordi conclusi oralmente o risultanti da comportamenti concludenti sembrerebbero, ad oggi, escludere ogni possibilità di incidere sulla determinazione del Giudice competente a decidere una eventuale controversia.
Un ulteriore aspetto che deve essere tenuto in considerazione, consiste nella necessità di inserire qualunque accordo circa il luogo di consegna della merce, espresso attraverso il richiamo agli Incoterms® all’interno del testo contrattuale (anche nella forma dello scambio di proposta ed accettazione) poiché sia le corti nazionali che quelle internazionali sono concordi nell’escludere un qualsivoglia valore alle clausole inserite in documenti unilateralmente predisposti da una delle parti, quali fatture e documenti di trasporto, che costituiscono peraltro documenti emessi in esecuzione del contratto e non documenti rientranti nella fase che precede la conclusione del medesimo.


Conclusioni operative


Il valore degli Incoterms® e delle clausole simili (quest’ultime, in presenza di determinati ulteriori presupposti) ad identificare il luogo convenzionale di consegna ex art. 7, n. 1, lett. b), primo trattino, Regolamento UE/1215/2012, nell’ambito in particolare dei contratti di compravendita internazionali, progressivamente avvalorata dalla Corte di giustizia nelle sentenze prese in esame e confermata dalla più recenti pronunce delle nostre corti nazionali costituisce senza dubbio un elemento che deve essere interpretato in modo favorevole dagli operatori economici.
La possibilità, attraverso un corretto utilizzo dei termini di resa Incoterms® all’interno dei contratti conclusi con le controparti estere, di derogare alla competenza generale dei tribunali del Paese del compratore, fissando la competenza alternativa dei propri giudici, costituisce un’opportunità eccezionale per scongiurare che il compratore possa evocare la competenza dei giudici del proprio Paese.
Non è infatti da trascurare la convenienza, dimostrando che il contratto contiene un accordo circa il luogo di consegna della merce, di poter agire in giudizio contro il compratore presso i giudici della propria sede, in tutti in quei casi in cui ad esempio non sia stato possibile ottenere da parte del compratore la sottoscrizione delle proprie condizioni generali di vendita, contenenti una clausola di scelta del foro.
Per poter beneficiare delle suddette soluzioni, l’esportatore italiano, da un punto di vista operativo dovrà quindi:
– verificare la propria conoscenza circa il contenuto e le regole espresse dagli Incoterms®, non solo con riferimento alle spese di trasporto, ma anche al luogo di consegna della merce;
– esaminare se nei testi contrattuali adottati in azienda, in mancanza di regole certe circa la scelta del modo di risoluzione delle controversie, vi siano norme relative al luogo di consegna della merce;
– verificare l’idoneità di tali norme a costituire accordi circa il luogo di consegna della merce, ai fini della individuazione del foro contrattuale, nel caso di insorgere di controversie;
– se del caso,  inserire l’Incoterms® prescelto all’interno del testo contrattuale e non solo, si badi bene, nelle fatture commerciali o nei documenti di trasporto;
– operare una corretta incorporazione nel testo contrattuale degli Incoterms® concordemente alle raccomandazioni espresse dalla ICC, secondo lo schema “termine di resa + luogo convenuto + Incoterms 2010” (ad es. EXW Milano Incoterms 2010”)
Torino-Milano 28 aprile 2017
Avv. Luca Davini
[email protected]

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