Incoterms 2020 della ICC: e il giudice competente?

Marcello Mantelli
Avvocato in Milano e Torino

Le regole Incoterms costituiscono uno standard globale della vendita nazionale e internazionale di merci per ripartire tra venditore e compratore responsabilità, spese e rischi connessi alla consegna della merce in Italia e all’estero.

Altra potenziale funzione degli Incoterms era stata poi rinvenuta nella possibilità di individuare tramite la loro scelta nel contratto, a certe condizioni, il giudice competente a decidere le controversie derivanti da una vendita internazionale

Infatti – in materia di vendita internazionale – in deroga alla regola generale in base alla quale il giudice competente a risolvere le controversie nascenti tra venditore e compratore è quello del luogo dove ha sede il convenuto (ex art. 4 Reg. UE 1215/2012), la parte che intende agire in giudizio può rivolgersi, in alternativa, al giudice del luogo in cui i beni sono stati o avrebbero dovuto essere consegnati in base al contratto (ex art. 7, lett b), Reg. UE 1215/2012).

In tal senso – riprendendo anche le note sentenze della CGUE (Color Drack, Car Trim ed Electrosteel), nonché la recente sentenza della Corte di Cassazione italiana n. 17566/2019 – la giurisprudenza comunitaria e italiana ha chiarito che il giudice competente potrebbe essere individuato tenendo conto di tutti i termini e le clausole rilevanti del rapporto contrattuale, ivi compresi gli Incoterms, e purtuttavia vengono posti dei limiti molto stringenti a tale possibilità.

In altre parole, le clausole rilevanti e i termini Incoterms possono venire in rilievo nella determinazione della competenza giurisdizionale solamente nei casi in cui la loro previsione sia chiara, esplicita e condivisa da entrambe le parti (ad esempio, non rileva il termine Incoterms espresso unicamente all’interno della fattura del venditore).

Così, nel caso sottoposto alla Corte di Cassazione nel 2019 e riguardante l’accordo tra un venditore italiano e un acquirente francese sul luogo di consegna delle merci – tramite la clausola FCA Incoterms presso l’Aeroporto di Parigi – la Corte ha stabilito che la pattuizione della clausola di per sé non palesava la chiara ed univoca intenzione delle parti di stabilire il luogo di consegna della merce, essendo la clausola intesa essenzialmente a regolare il profilo del passaggio di rischi e costi e quindi non idonea ad implicare lo spostamento convenzionale del luogo di consegna, sebbene condivisa da entrambe le parti.

La Corte ha pertanto respinto il ricorso e dichiarato la giurisdizione del giudice italiano statuendo espressamente che “i termini di resa sono in concreto utilizzabili in funzione giurisdizionale solo allorquando si risolvano in una inequivocabile identificazione della giurisdizione competente”, con la conseguenza che la determinazione contrattuale del luogo di consegna, per prevalere sul criterio del luogo di esecuzione della prestazione di consegna, deve essere chiara ed esplicita.

Da quanto esaminato emerge quindi che il fatto di aver indicato un certo Incoterms in un documento – seppur condiviso da entrambe le parti – non è di per sé sufficiente a permettere di individuare il luogo di consegna della merce, né tantomeno a determinare la scelta del giudice competente.

Il consiglio pratico è quello di indicare espressamente  nel contratto di vendita il luogo di adempimento dell’obbligazione di consegna  in modo tale da individuare in maniera chiara ed inequivocabile il luogo di consegna delle merci, allo scopo o da poterlo utilizzare come eventuale foro, alternativo a quello del convenuto,  in caso di lite.

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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gabriele

Quindi, se io non accetto una dilazione dell'indennita' dovuta ed accettata , la legge inglese prevede che la mandante mi debba liquidare in un'unica soluzione?

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Marcello

Buongiorno, in linea di principio il pagamento dell'indennità, se legalmente dovuta, dovrebbe essere effettuato in un' unica soluzione ma le parti possono concordare diversamente. cordiali saluti Marcello Mantelli

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