La rinuncia all’azione di responsabilità prevista da patti parasociali in Spa e Srl

L’art. 2392 c.c. esprime chiaramente il principio della responsabilità degli amministratori verso la società per i danni derivanti dall’inosservanza dei doveri imposti dalla legge e dallo statuto. Di conseguenza, sarà la società stessa a detenere la titolarità del diritto a procedere nei confronti dell’amministratore attraverso l’azione di responsabilità e ad ottenere l’eventuale risarcimento del danno.

L’azione di responsabilità così individuata dovrebbe dunque essere proposta dagli organi sociali – come avviene peraltro nell’ordinamento inglese, dove i singoli soci possono intervenire solo qualora gli organi sociali si rifiutino di agire senza alcuna giustificazione – e purtuttavia nell’ordinamento italiano vige una disciplina diversa.

Con riguardo sia alla società per azioni (Spa) che alla società a responsabilità limitata (Srl), infatti, si ha il riconoscimento del diritto di esercitare l’azione di responsabilità nei confronti di un amministratore anche in capo ai singoli soci. In tal caso, mentre nella Srl non viene richiesto alcun requisito e pertanto ciascun socio può procedere nei confronti di un amministratore che abbia violato i doveri imposti da legge e statuto, nella Spa è richiesto invece il possesso di una determinata percentuale del capitale sociale per poter agire.

Ad ogni modo, in entrambi i casi, è necessario chiarire che i soci agiscono sempre per conto della società.

L’eventuale risarcimento del danno andrà dunque a favore del patrimonio societario, così come sarà pur sempre diritto degli organi sociali rinunciare all’esercizio dell’azione di responsabilità o accordarsi sulla misura del risarcimento (fermo restando in tal caso il necessario consenso di una maggioranza dei soci o comunque la non opposizione da parte di soci che rappresentino una certa percentuale del capitale sociale).

Con particolare riguardo alla rinuncia a procedere nei confronti di un amministratore, è da tempo oggetto di discussioni in dottrina e giurisprudenza soprattutto il caso dei patti parasociali stipulati tra socie e che prevedono espressamente la rinuncia all’azione di responsabilità.

L’orientamento consolidato in passato – e confermato anche attraverso varie pronunce della Corte di Cassazione – indirizza verso la totale nullità dei patti citati in quanto, prevedendo un accordo volto a non procedere in futuro nei confronti degli amministratori per violazioni dei loro obblighi, violerebbero l’interesse societario ad ottenere il risarcimento per il danno subito, anteponendo viceversa l’interesse soggettivo dei singoli soci.

Tale orientamento restrittivo è stato tuttavia in parte rivisitato recentemente dalle pronunce dei Tribunali di Roma e Milano, i quali hanno affermato un parziale riconoscimento dei patti parasociali contenenti un accordo di rinuncia all’azione di responsabilità, purché stipulati successivamente agli episodi di violazione che coinvolgano un amministratore, oppure – se stipulati anteriormente a tali eventuali episodi – purché  contengano in maniera specifica un elenco di “episodi di amministrazione integranti l’eventuale pretesa risarcitoria”.

In altre parole, sarebbero nulli i soli patti parasociali che contengano una rinuncia ad agire generale e relativa a qualsiasi condotta degli amministratori non ancora tenuta, senza riportare singole azioni/violazioni già accadute o che devono viceversa ancora accadere ma che devono essere previste espressamente e devono avere un contenuto specifico.

Il risultato finale è dunque quello di un parziale riconoscimento della validità dei patti parasociali contenenti una rinuncia all’azione di responsabilità, purché siano presenti azioni/violazioni già compiute o ancora da compiersi ma già specificamente individuate, in quanto in tal caso si tratterebbe di un legittimo compimento di atti nell’interesse societario e non nell’interesse soggettivo dei singoli soci.

Luca Davini
Avvocato in Milano e Torino

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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gabriele

Quindi, se io non accetto una dilazione dell'indennita' dovuta ed accettata , la legge inglese prevede che la mandante mi debba liquidare in un'unica soluzione?

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Marcello

Buongiorno, in linea di principio il pagamento dell'indennità, se legalmente dovuta, dovrebbe essere effettuato in un' unica soluzione ma le parti possono concordare diversamente. cordiali saluti Marcello Mantelli

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