La tutela del marchio: la Cassazione italiana decide il caso Burberry

Con decisione n. 16568/2020, la Corte di Cassazione, sezione Penale, è intervenuta nel contenzioso tra Burberry (nota azienda inglese attiva nel settore della moda) e una concorrente cinese per un caso di contraffazione del marchio e ricettazione.

A seguito dell’intervento della Guarda di Finanza presso la sede dell’azienda cinese venivano infatti sequestrati circa 4000 metri di tessuto lavorato secondo il famoso motivo “tartan Burberry”, i quali risultavano essere stati contraffatti e distribuiti in un più ampio sistema di commercializzazione.

In primo grado, tuttavia, il Tribunale di Roma rigettava il ricorso di Burberry, in quanto i prodotti dell’azienda cinese, seppur identici a quelli venduti dal Burberry, non presentavano alcun riferimento al marchio denominativo dell’azienda inglese.

In appello, la Corte invece riconosceva che, per aversi contraffazione del marchio, è sufficiente la mera riproduzione del pattern, non essendo quindi necessaria la riproduzione esplicita del nome del brand.

Tuttavia, anche in appello la Corte ha rigettato le richieste di Burberry, in quanto la combinazione del tessuto (a righe beige e rosse su sfondo bianco) non sarebbe attribuibile unicamente al marchio Burberry, trattandosi viceversa di un generico motivo appartenente al tipo cd “Tartan”.

Seguiva poi la decisione della Corte di Cassazione che ribaltava le decisioni del Tribunale e della Corte d’appello accogliendo il ricorso presentato da Burberry.

Il motivo principale per l’accoglimento del ricorso, secondo la Suprema Corte, risiederebbe nella circostanza per cui la Corte d’appello avrebbe commesso un errore nel ritenere che il motivo Burberry riprodotto dall’azienda cinese non sia attribuibile unicamente alla casa di moda inglese, in quanto tale analisi doveva essere svolta sulla base di un esame globale non soltanto del tessuto in sé, ma anche dell’impressione complessiva del destinatario finale.

Secondo tale analisi, infatti, risulta che il consumatore è portato nella maggior parte dei casi a ricollegare il motivo specifico riprodotto dall’azienda cinese al brand inglese e non ad un generico motivo Tartan, andando così a ledere quella che è la “fede pubblica” del destinatario che pensa di acquistare un prodotto Burberry, pur acquistando tuttavia un prodotto cinese oggetto di contraffazione.

Riconoscendo i motivi addotti da Burberry, la Corte di Cassazione permette dunque al brand inglese di consolidare la propria presenza sul mercato, in quanto si riconosce che “la combinazione di righe rosse e nere che si intersecano tra loro su un fondo base formando quadrilateri bianchi” non sarà più né scozzese, né tartan, ma unicamente Burberry.

Inoltre, in via generale, si garantisce una ulteriore tutela a protezione del marchio e della proprietà intellettuale, andando a chiarire i limiti entro i quali si integra il reato di contraffazione del marchio e andando a tutelare maggiormente la fashion industry, settore tanto in rapido sviluppo, quanto soggetto a violazioni di varia natura per quanto riguarda l’uso illecito dei marchi da parte di terzi.

Marcello Mantelli
Avvocato in Milano e Torino

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