Le 5 clausole del contratto di vendita internazionale che nessun esportatore può trascurare

contratti internazionali

Il contratto di vendita internazionale ha per oggetto il trasferimento della proprietà di un bene da parte del venditore, in un determinato Stato, in favore di un compratore che si trova in uno Stato differente, dietro pagamento di un prezzo.

Preliminarmente è bene ricordare che, con riguardo alla disciplina generale del contratto di vendita internazionale, occorre inevitabilmente fare riferimento alla Convenzione delle Nazioni Unite sui contratti di vendita internazionale di merci, siglata a Vienna l’11 aprile 1980, che è stata oggetto di ratifica da parte del legislatore italiano e che parimenti è stata ratificata da numerosi Stati europei ed extra-europei.

Ad oggi, hanno aderito alla Convenzione di Vienna CISG) oltre 91 Paesi nel mondo, tra i quali, a titolo esemplificativo, la maggior parte degli stati membri dell’Unione Europea (con la rilevante eccezione dell’Inghilterra), la Russia, la Svizzera, gli Stati Uniti, la Cina e il Canada.

Tale aspetto riveste un’importanza fondamentale nel momento in cui ci si appresta a negoziare un contratto di vendita internazionale, poiché laddove ad esempio un contratto di vendita internazionale di cosmetici sia stipulato tra un’impresa italiana ed una controparte estera avente la propria sede in Germania, entrambi Paesi contraente, la CISG sarà direttamente applicabile.

Ferma l’applicazione automatica della Convenzione nei casi sopra menzionati, le parti contraenti restano pur sempre libere di derogare al contenuto della Convenzione medesima, anche – e soprattutto – con riferimento a clausole del contratto che regolano parametri che rivestono un’importanza fondamentale per poter concludere affari in sicurezza.

In questo modo la Convenzione di Vienna integrerà automaticamente, laddove necessario, le disposizioni contrattuali pattuite specificamente tra il venditore ed il compratore.

Ma quali sono le clausole di un contratto di vendita internazionale che gli esportatori italiani non possono assolutamente trascurare in sede di trattative?

Trattandosi del contratto di gran lunga più diffuso nel commercio internazionale, esso può risultare in apparenza di agevole utilizzo da parte dell’operatore commerciale, posto che di norma l’attenzione viene posta principalmente sui tradizionali elementi di base del contratto, ovvero su aspetti commerciali come prezzo, pagamento e tempo di consegna della merce.

Tuttavia, è fondamentale porre la medesima – se non anche superiore – attenzione su alcuni punti critici del rapporto, quali:
1) i parametri di conformità della merce
2) la garanzia prestata
3) la consegna della merce ed il connesso passaggio del rischio
4) il rischio di mancato o ritardato pagamento
5) le modalità di risoluzione delle eventuali controversie.

Solo attraverso un corretto esame di questi aspetti del contratto di vendita internazionale gli esportatori italiani saranno in grado di negoziare con i propri partner commerciali esteri un testo chiaro, completo e sicuro, che consenta loro di ridurre al minimo i rischi dell’operazione.

Luca Davini
Avvocato in Milano e Torino

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Marcello

Buonasera, grazie per la sua richiesta. Per richiedere una consulenza deve inviare un'email con il suo quesito, allegando il contratto e ogni altro documento rilevante (ad esempio scambio di email) a [email protected] forniremo un preventivo una volta ottenuto il suo consenso al trattamento dei dati personali al fine dell'evasione della richiesta. cordiali saluti La segreteria

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Matteo

Salve, Ho depositato una SECONDA versione di un mio brano, insieme ad un'altra persona, che (nel deposito stesso, da parte mia su Soundreef, da parte sua su Siae) figura come arrangiatore. Io, sempre come autore e compositore. Nei rispettivi depositi le percentuali su DEM e DRM sono così suddivise: 60% io 40% lui. La persona che doveva figurare come arrangiatore, mi ha girato il "contratto di distribuzione" della MgM (in cui invece, inaspettatamente, figura come etichetta discografica). Fino a dove arrivo a capire in ambito legale, leggendo il contratto ci sono diverse cose che, a mio avviso, non tornano. Volevo sapere come fare per richiedere una consulenza da parte vostra. Grazie in anticipo. Matteo.

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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