Distribuzione internazionale: Covid19 e impatto contrattuale

Marcello Mantelli
Avvocato in Milano e Torino

Come noto l’impatto della Pandemia da Coronavirus sui contratti internazionali ha iniziato a produrre i suoi effetti sulle transazioni commerciali dal primo trimestre dello scorso anno. Fin da allora le imprese hanno dovuto comprendere come risolvere le questioni relative alla causa di forza maggiore, all’hardship e al loro impatto sui contratti internazionali in corso e su quelli ancora da stipulare.

Dopo oltre un anno tali questioni sono tuttora attuali. Riteniamo quindi utile fornire nuovamente qualche spunto operativo nel contesto del nostro decalogo sulla distribuzione internazionale, al fine di gestire correttamente le relazioni commerciali già in corso o da avviare.

Il principio cardine di diritto romano sul valore delle pattuizioni contrattuali risiede nella regola “pacta sunt servanda” (i patti devono essere rispettati), recepito nel diritto italiano con la previsione contenuta all’art. 1372 del Codice civile secondo la quale il contratto ha forza di legge tra le parti e, ad esempio, nel diritto inglese con il principio della cd sanctity of contract.

In altre parole, i diritti e obblighi disciplinati dalle parti al momento del perfezionamento del contratto sono e rimangono vincolanti anche nel caso in cui nel corso della loro esecuzione avvenga un mutamento delle circostanze rispetto a quelle esistenti al tempo della sottoscrizione che non ne consenta l’esatta esecuzione.

Tuttavia, la regola sopporta eccezioni nel senso che a certe condizioni la parte colpita da un evento imprevedibile al tempo della stipula può invocare una scusante legale o contrattuale per essere esentata dalle responsabilità derivanti dal proprio inadempimento.

Un esempio ormai tristemente noto è quello della Pandemia e della correlata normativa di emergenza che ha impedito l’esecuzione di numerosi contratti perlomeno per un certo periodo di tempo. Diversa invece l’ipotesi costituita da un evento imprevisto ma superabile dalla parte colpita sopportando un maggior costo. Non è qui impossibile adempiere ma è molto più costoso (cd hardship già oggetto di approfondimento su questo blog).

In tali casi, se sussiste un impedimento all’esecuzione di un’obbligazione contrattuale che la parte non è in grado di superare, o se l’esecuzione richiede un onere economico eccessivamente gravoso, la parte può dunque essere temporaneamente o definitivamente “liberata” dall’obbligo contrattuale ma solo a certe condizioni. Vediamo quali.  

A fronte di una situazione di forza maggiore e nello specifico caso in cui il contratto tra le parti sia sintetico e non preveda né una clausola sulla legge applicabile né una clausola sulla forza maggiore, occorrerà verificare quale sia la legge applicabile al contratto in virtù delle norme di diritto internazionale privato.

Per evitare margini di incertezza, la soluzione più pratica e comprensibile per le imprese è quindi quella di prevedere, all’interno del contratto internazionale, specifiche clausole di forza maggiore/hardship al fine di poter disporre, già in sede di contratto, di soluzioni che permettano di fronteggiare flessibilmente eventuali situazioni di “crisi” delle prestazioni derivanti dalle sopra menzionate circostanze sopravvenute successivamente alla stipula.

È fondamentale poi che le clausole di forza maggiore/hardship in questione definiscano quali tipi di circostanze siano considerate “impedimenti alla prestazione” e quali tipi di effetti si dispieghino sugli originali obblighi delle parti (rinegoziazione, recesso, determinazione a cura di un terzo ecc..).

Pertanto, un contratto è sempre vincolante anche nel caso in cui vi sia un mutamento delle circostanze, ma al verificarsi di un impedimento imprevedibile occorre valutare caso per caso se sussistano le condizioni per essere sollevati temporaneamente – o definitivamente – dai propri impegni contrattuali in deroga al principio pacta sunt servanda.

In particolare, se si verificano eventi che rendono impossibile o eccessivamente onerosa la prestazione, è possibile invocare tali eventi quali motivo di forza maggiore/hardship che impediscono l’esecuzione sulla base del contratto o, in mancanza, della legge applicabile (o sulla base di entrambi nel caso di clausola “laconica”).

Pertanto, per far sì che il contratto si possa adeguare alle mutate circostanze occorre sempre prevedere fin dal tempo della stipula specifiche clausole che permettano un margine di flessibilità e adattamento alle nuove circostanze in modo da salvaguardare, per quanto ragionevolmente possibile, l’operazione economica.

Qualora ciò non sia stato fatto a suo tempo o lo si sia fatto in modo inadeguato con clausole non appropriate, è fortemente consigliabile rinegoziare i contratti in corso in modo da #fareaffariinsicurezza ed evitare liti tra le parti.

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Marcello

Buonasera, grazie per la sua richiesta. Per richiedere una consulenza deve inviare un'email con il suo quesito, allegando il contratto e ogni altro documento rilevante (ad esempio scambio di email) a [email protected] forniremo un preventivo una volta ottenuto il suo consenso al trattamento dei dati personali al fine dell'evasione della richiesta. cordiali saluti La segreteria

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Matteo

Salve, Ho depositato una SECONDA versione di un mio brano, insieme ad un'altra persona, che (nel deposito stesso, da parte mia su Soundreef, da parte sua su Siae) figura come arrangiatore. Io, sempre come autore e compositore. Nei rispettivi depositi le percentuali su DEM e DRM sono così suddivise: 60% io 40% lui. La persona che doveva figurare come arrangiatore, mi ha girato il "contratto di distribuzione" della MgM (in cui invece, inaspettatamente, figura come etichetta discografica). Fino a dove arrivo a capire in ambito legale, leggendo il contratto ci sono diverse cose che, a mio avviso, non tornano. Volevo sapere come fare per richiedere una consulenza da parte vostra. Grazie in anticipo. Matteo.

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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