Marchi storici di interesse nazionale: la disciplina del “Decreto Crescita” e le nuove regole del “Decreto Rilancio”

Per la prima volta, il c.d. Decreto Crescita (Misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi), emanato il 30 aprile 2019, prevede all’art. 31 l’introduzione di un apposito registro per i marchi storici di interesse nazionale.

Nello specifico, nel testo del decreto si stabilisce come, a partire da aprile 2020, “i titolari o licenziatari esclusivi di marchi d’impresa registrati da almeno cinquanta anni o per i quali sia possibile dimostrare l’uso continuativo da almeno cinquanta anni, utilizzati per la commercializzazione di prodotti o servizi realizzati in un’impresa produttiva nazionale di eccellenza storicamente collegata al territorio nazionale, possono ottenere l’iscrizione del marchio nel registro dei marchi storici di interesse nazionale di cui all’articolo 185-bis”.

La principale finalità di tale disposizione risiede evidentemente nella tutela della proprietà industriale delle aziende storiche italiane tramite la loro promozione in qualità di società che operano in Italia da più di 50 anni.

Inoltre, l’altro grande vantaggio derivante dall’iscrizione al registro dei marchi storici deriverebbe dalla possibilità di usufruire del Fondo per la tutela dei Marchi Storici (per il 2020 inizialmente fissato a 30 milioni di euro), istituito quale finanziamento per progetti di valorizzazione economica dei marchi storici da parte delle PMI proprietarie o licenziatarie del marchio.

A fronte dei vantaggi esposti, tuttavia, la normativa prevede diversi obblighi per le aziende iscritte. In particolare, qualora le società intendano chiudere “un sito produttivo di origine o comunque quello principale, per cessazione dell’attività svolta o per delocalizzazione della stessa al di fuori del territorio nazionale” queste devono notificare in tempi brevi le informazioni relative al progetto di chiusura/delocalizzazione al Ministero dello sviluppo economico, pena sanzioni amministrative dai 5mila ai 50mila euro.

Tali obblighi informativi – peraltro molto dettagliati – hanno sollevato diversi dubbi tra gli esperti, soprattutto a seguito delle modifiche introdotte con la legge di conversione n. 58 del 28 giugno 2019, la quale stabilisce come, una volta acquisita tutta l’informativa necessaria, il Ministero possa procedere con l’avvio della procedura atta a partecipare nel capitale di rischio dell’impresa (ossia nazionalizzare, in tutto o in parte, l’impresa).

È per questi motivi che, con il c.d. Decreto Rilancio del 19 maggio 2020, la disciplina in materia di marchi storici è stata modificata, introducendo quali principali novità:

i. la sostituzione del fondo per la tutela dei marchi storici di interesse nazionale con un fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e per la prosecuzione dell’attività di impresa, con una dotazione di 100 milioni di euro per il 2020;

ii. la possibilità di intervento nel capitale di rischio delle imprese, unitamente all’introduzione di misure di sostegno al mantenimento dei livelli occupazionali, solo su richiesta espressa delle imprese stesse (dunque le informative al Ministero non costituiscono più un obbligo, ma un onere eventuale per poter accedere a tali misure di sostegno).

Le novità introdotte – e valide non soltanto per le imprese titolari di marchi storici, ma anche per società di capitali con più di 250 dipendenti che si trovino in uno stato di difficoltà economico-finanziaria – forniscono in tal modo un quadro più chiaro della disciplina applicabile, contribuendo così a tutelare la proprietà industriale delle aziende storiche italiane.

Marcello Mantelli
Avvocato in Milano e Torino

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