Export con Marketplace: nuove sfide e opportunità per le PMI

Luca Davini
Avvocato in Milano e Torino

L’emergenza sanitaria, ha cambiato radicalmente molti aspetti della nostra vita, tra questi, anche il modo di fare export e di sviluppare modelli di business ha subito in un solo anno una totale rivoluzione, diventando sempre più digitale.

Nel contesto di una tanto rapida evoluzione tecnologica, particolare importanza riveste saper utilizzare strumenti quali i c.d. marketplace, ossia siti internet di intermediazione per la compravendita di beni o servizi, i quali radunano sotto uno stesso marchio le merci di diversi produttori (si pensi ad Amazon).

Tali sistemi si caratterizzano per il contributo che apportano nella crescita della presenza internazionale delle aziende (in particolare delle PMI) grazie ad una efficiente organizzazione, pur richiedendo costi molto bassi rispetto, ad esempio, ad un e-commerce proprietario.

Una volta presenti sul marketplace, sarà poi possibile per le aziende personalizzare il proprio business model in base alle strategie commerciali e di marketing, tenendo conto anche delle caratteristiche aziendali. Tale impostazione, unitamente ad una buona campagna di advertising, permette infatti di raggiungere potenziali livelli di vendita significativi.

Nel considerare quelli che sono i “pro” legati all’utilizzo dei marketplace, vanno tuttavia tenuti a mente anche gli aspetti – per così dire – “negativi”. Il marketplace, infatti, presenta un’offerta molto ampia, con la conseguenza che non viene lasciato molto spazio al produttore per “personalizzare” l’esposizione dei propri prodotti o per valorizzare un determinato prodotto del brand.

Inoltre, sui marketplace sono attive grandi aziende o imprese che possiedono già una buona presenza online. Una valida alternativa può quindi essere quella del c.d. dropshipping, ossia un sistema di vendita e-commerce, in base al quale un venditore (intermediario) sostiene un’attività di commercio elettronico mediante la rivendita di prodotti di un produttore/grossista, inoltrando l’ordine ad un fornitore (dropshipper) incaricato di spedire la merce.

A ben vedere, nel caso in cui la strategia di business o di marketing spinga verso l’utilizzo di un marketplace, è bene tenere a mente che dal 12 luglio 2020 nell’Unione europea è in vigore il Regolamento 2019/1150 adottato proprio in materia di gestione dei marketplace.

L’obiettivo di tale Regolamento è quello di rafforzare le tutele dell’utente “business”, obbligando le piattaforme online ad una maggiore trasparenza nella definizione dei termini e delle condizioni di fornitura dei servizi d’intermediazione.

In quest’ottica, i “contro” legati all’uso del marketplace vengono attenuati da previsioni di equità e trasparenza volte a tutelare l’utente commerciale al fine di garantire un ecosistema online competitivo.

A titolo di esempio, con l’adozione del Regolamento Ue, le piattaforme online sedi dei marketplace hanno il preciso obbligo di far conoscere agli utenti i parametri che determinano il posizionamento della loro merce sul marketplace (vista la sua incidenza sulla scelta del consumatore).

Inoltre, viene previsto l’obbligo di adottare un apposito sistema interno di gestione dei reclami, nonché la possibilità di risolvere in sede stragiudiziale eventuali controversie attraverso la mediazione, riconoscendo altresì il diritto di agire contro le violazioni del Regolamento anche ad organizzazioni ed associazioni rappresentative degli utenti business.

#ecommerce #marketplace #dirittoue #pmi #affariinternazionali #dirittonuovetecnologie #digitallaw #affarionline #venditeonline #fareaffariinsicurezza

Condividi su:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*